Monsieur Martis: verticale 5 annate
Quante volte abbiamo imboccato la Brennero, costeggiato l’Adige e goduto alla vista delle vigne a fondovalle? Abbiamo attraversato terre con un clima freddo d’inverno e caldo d’estate. Qui queste escursioni rendono possibile la produzione della bolla trentina all’interno del consorzio del Trento DOC che nell’ultimo weekend di settembre festeggia il suo festival.
Protagonisti indiscussi sono gli Stelzer, che però in realtà hanno la loro tenuta di 12 ettari a Martignano, località a due passi dal capoluogo. Dieci minuti’ d’auto, alcuni tornanti e sei in paradiso. Perché proprio lì ti sembra di essere ed è proprio lì che trova la sua casa uno dei migliori Trento DOC dell’intera regione.
Maso Martis si trova a 450 metri s.l.m. e si affaccia sulla sponda est del fiume che dà il nome alla valle e domina dalla sua posizione rialzata dalla quale sembra di poter toccare con un dito le Dolomiti del Brenta che si ergono di fronte allo spettatore. Anche in una giornata fredda, uggiosa, ma soprattutto nuvolosa, è possibile scorgere le vette dalla stupenda sala eventi che papà Antonio, mamma Roberta e le due figlie Maddalena e Alessandra hanno realizzato per gli ospiti.



Vetrate a 360 gradi riempiono di luce e di bellezza l’ambiente. Dietro la tenuta che appoggia su una piana ci sono parte dei vigneti scoscesi e che fanno presagire l’impegno e la fatica per raccogliere dello Chardonnay e del Pinot Nero. Oltre il vigneto, il bosco che si erge irto e dal quale ti aspetti possano uscire da un momento all’altro cervi e caprioli scesi dal monte Calisio (detto Argentario) che protegge la tenuta.
Sono 120mila le bottiglie, frutto dell’amore di Antonio e Roberta e delle due figlie che ormai gestiscono l’azienda a pieno titolo. La prima bottiglia di Maso Martis riporta la data 1992 e fu uno Chardonnay fermo. Nel tempo a Martignano si sono fatti diversi esperimenti, ma già dal 1993, anno di nascita della DOC, le idee erano ben chiare, tanto che oggi tutta la produzione è bolla, a parte lo Chardonnay che viene vinificato ancor oggi come icona della storia dell’azienda.

Antonio e Roberta furono tra i primi ad aderire al disciplinare che oggi conta 60 appartenenti. Ma la storia di oggi è un’altra ed è quella del Pinot Meunier di cui il Monsieur Martis è interprete dal 2020.
Dal 1990 la famiglia fa vino e sperimenta la vinificazione di questo uvaggio tipico della valle della Marne in Champagne. Una scelta controcorrente che porta all’idea di un rosé unico nel suo genere. Il compito di dare il meglio è affidato all’enologo della cantina Matteo Ferrari che si avvale dell’aiuto di chi in vigna fa sì che l’uva sia al massimo della sua espressione grazie a un allevamento in biologico sotto la pergola trentina e più di recente a filari. I vigneti sono quelli più vicini alla cantina anche perché il Meunier ha un ciclo vegetativo corto e ha bisogno di cura: germoglia dopo gli altri due uvaggi tipici delle bolle trentine, ma viene raccolto prima. Il vigneto necessita di frequenti visite per valutare la salute e la maturazione dei grappoli che con la loro compattezza potrebbero soffrire di infezioni più di altri.
Come nelle migliori tradizioni le rese sono molto basse (60/70 q/h) e la pressatura dell’uva intera viene frazionata di modo da scegliere, per il Monsieur, il miglior mosto della vendemmia. I lieviti scelti dai tecnici sono selezioni, tra cui ceppi di saccaromiceti, ma non solo.
Le basi passano del tempo aggiuntivo sulle fecce fini per dare ricchezza al prodotto che affronta poi la conversione malo lattica che ingentilisce l’acidità e dona al vino le sue note caratteristiche. Questi toni si ritrovano nelle basi se si ha la fortuna di assaggiare. Dopo la seconda fermentazione si attendono almeno 4 anni e mezzo perché i lieviti, con la loro autolisi, possano regalare la complessità e i sentori che rimangono nota comune a tutte le annate.
Non è univoco e caratteristico il colore, perché Maso Martis vuole che ogni anno il suo Monsieur sia anche espressione di tutti gli eventi che caratterizzano le annate. Gelate e climi freddi, acquazzoni e caldi estivi non fanno paura agli Stelzer, ma anzi, rendono unica tutti gli anni la loro bottiglia.


Per chi ha la fortuna di “vivere” una verticale o di scegliere un Monsieur per il proprio pasto o perché no… fuori pasto, si deve aspettare nelle note comuni un fil rouge che racconta di un vino che non fa legno, dove il naso si riempie di sentori che ricordano le piccole bacche di bosco e sottobosco, ma anche la mela, l’albicocca, il miele, i funghi. La maturazione fa poi emergere la pietra focaia e una leggera speziatura. In bocca Monsieur è verticale, la spalla acida è importante, ma si percepisce anche una tannicità finissima e una cremosità crescente con l’evoluzione. Il finale fresco è agrumato e ricorda il pompelmo con chiusura ammandorlata che amplifica la secchezza. Lo stile è quello di un brut, gli zuccheri residui si aggirano sui 6 gr/l, ma la sensazione complessiva è di secchezza. Il perlage è vivo ed esuberante nelle annate giovani, impreziosito dal tempo nelle annate più vecchie.


Annata 2020
L’inverno asciutto e mite, la primavera fresca e piovosa richiede una vendemmia quasi anticipata che si traduce in una freschezza marcata. Il colore è brillante, il perlage ci dà una corona persistente. Al naso si ritrovano piccoli frutti rossi con accenni agrumati, dove il pompelmo prevale e persiste. Già pronta da bere questa annata lascia intendere grandi emozioni future.
Il Trentodoc Rosé Monsieur Martis 2020 è inoltre stato da pochissimo inserito nella prestigiosa lista dei 50 Vini Rari d’Italia, un riconoscimento importante dato dalla Guida Vini d’Italia 2026 del Gambero Rosso e che annovera il Monsieur nei 50 vini da collezionare in cantina.
Annata 2019
L’annata che non c’è stata per via di un clima inclemente. Monsieur esce allo scoperto solo nelle annate che lo permettono.
Annata 2018
Una tarda primavera molto piovosa e un’estate asciutta anche grazie ai venti gardesani hanno portato a salubrità e maturazione delle uve ottimali. La clemenza del clima si ritrova in questa bollicina vivace dal colore rosa, ma con toni meno accesi rispetto alle altre annate. Il naso ricorda la mela matura, ma anche l’albicocca. Una lieve speziatura si fa sentire ed anche tratti fumé/minerali. In bocca la 2018 è fresca e agrumata. Possiamo solo immaginare un’evoluzione di soddisfazione.
Annata 2017
L’inverno molto freddo ha portato strascichi verso la primavera con gelate tardive a fine aprile. Ma la maturazione estiva è stata perfetta. L’annata è un poco più povera di antociani delle altre e quindi il colore è un po’ più tendente al giallo piuttosto che rosa. Al naso rimane riconoscibile la mela, ma si percepiscono anche le bacche e la mandorla. In bocca si ritrova la coerenza con il naso e la verticalità spiccata.
Annata 2016
L’inverno piovoso schiude a una primavera inizialmente calda e successivamente fredda. Non sono mancate le gelate e la forte escursione termica dell’annata ha favorito lo sviluppo di terpeni e profili aromatici diversi. Un perlage ancora molto vivace lascia spazio a un naso evoluto verso il sottobosco e la pietra focaia. La bocca è ancora una volta coerente, cremosa e avvolgente. Annata solida, ma anche dai tratti morbidi, con un finale agrumato. La persistenza è sostenuta dalla fine tannicità.
Annata 2015
Il perlage meno tumultuoso, ma presente. Il naso racconta una mineralità spiccata. La bocca è persistente.
In sintesi, tutte le annate hanno questa coerenza con il progetto con un’incredibile unicità. La scelta della cantina è di non utilizzare vino di riserva e quindi i millesimi sono vere espressioni della loro annata.
Ed ora possiamo solo aspettare di degustare un’altra novità: la ‘Riserva 35 Brut Millesimato’ che rappresenta la celebrazione della dedizione e dell’amore della famiglia Stelzer-Giuriali per la natura trentina e i migliori prodotti che questa terra può regalare.
Ad maiora.














