Pronti per un’altra birretta? Oggi andremo un po’ fuori dagli schemi.

Parleremo, infatti, di una categoria molto bistrattata, ma che ultimamente sta prendendo sempre più piede: la birra analcolica. Se già la birra piccola è vista come immorale, figuriamoci quella senza alcol. Nessuno avrebbe mai scommesso davvero su questo fenomeno. Per molti era poco più di una “birra finta”, con scarso fascino e un gusto che lasciava a desiderare. Eppure, le cose sono cambiate e il “boom birra analcolica” oggi è sotto gli occhi di tutti. I numeri lo confermano, il mercato delle birre analcoliche cresce senza sosta, spinto da nuove abitudini di consumo, tecniche sempre più avanzate e una maggiore attenzione al benessere. Così, sempre più birrifici stanno studiando e producendo prodotti analcolici, tanto da aver fatto cambiare la legge sulla pastorizzazione. 

Negli ultimi due anni le vendite di birre analcoliche hanno registrato incrementi a doppia cifra in moltissimi Paesi. In Europa, il segmento “0.0” ha conquistato una fetta sempre più importante del mercato, sostenuto da consumatori che desiderano ridurre l’alcol senza rinunciare al gusto. In Italia, secondo dati recenti, oltre il 20% dei giovani tra i 18 e i 30 anni dichiara di acquistare regolarmente birre analcoliche, spesso per motivi legati alla salute, allo sport o alla voglia di bere in leggerezza. Il motto “modera il bicchiere, non il piacere” sembra aver trovato terreno fertile. L’Annual Report di Assobirra conferma che le birre analcoliche sono amate dal 53% della generazione Z, mentre il consumo di birra tradizionale registra un calo del 4,5%. Un segnale chiaro che racconta bene il boom birra analcolica e la trasformazione delle abitudini di consumo: è infatti un prodotto che strizza l’occhio alle nuove generazioni, meno attratte dall’alcool rispetto a chi ha qualche anno in più

Parliamo di qualche vantaggio della birra analcolica: la birra analcolica idrata il nostro corpo, essendo meno diuretica delle birre classiche; puoi berne tantissima e guidare tranquillamente fino a casa, rendendo felici anche gli amici a cui farai da autista personale e contiene vitamina B, potassio e magnesio e antiossidanti ovvero sostanze nutritive molto migliori della semplice acqua.

Le birre analcoliche vengono principalmente prodotte da grandi aziende, che per lo più portano sul mercato delle birre chiare a basso contenuto alcolico (< 0.5%) o sempre più spesso a zero alcol.

Negli ultimi anni però sempre più birrifici artigianali hanno cominciato a presentare le loro proposte alcol free e lavorano di più sul mando IPA o Pale Ale, per poter sopperire alla mancanza di alcool con sapori più marcati tra luppolo e agrume. Ho avuto modo di provarne davvero molte e posso dire, con tutta sincerità, che l’amante delle trappiste belghe o ad alta gradazione, difficilmente rimarrà soddisfatto ma per tutto il resto dei clienti può essere un’alternativa valida a una birra classica, o ancora, meglio a una bevanda gassata, magari dopo aver fatto sport.

Il mercato ci dice che al momento siamo ancora su quote percentuali basse, ma diventerà presto una fascia da seguire e proporre sempre di più. La prossima volta parleremo delle birre con bassa gradazione alcolica (dai 2,5 ai 5 gradi) e vedremo come sta evolvendo il mercato.

E ora, come al solito, a forza di parlare di birra mi è venuta sete…Cheers!