A nord del Circolo Polare, l’inverno si misura in sfumature di buio. Le giornate non scorrono in ore, ma in variazioni sottili di luce: un blu compatto sul mare, una linea rosata sull’orizzonte, un chiarore che dura pochi minuti prima di dissolversi. Nastri verdi, vortici fluo, luminescenze che ondeggiano, si distendono nel cielo stellato fino a distanze insondabili. Sono le aurore polari, visioni tra le più affascianti della natura. Hanno ispirato miti, poeti e fotografi e oggi appassionano gli scienziati che ne danno una chiara spiegazione astrofisica. Particelle cariche di energia elettrica, spinte dal vento solare verso la Terra a una super velocità incontrano il campo magnetico terrestre, vengono deviate verso le regioni polari dove interagiscono con gli strati superiori dell’atmosfera. Ogni undici anni il sole intensifica la sua attività con una violenza tale da rendere il vento solare più forte e impetuoso. Questo è appunto uno di quegli anni straordinari.

In particolare, nelle regioni comprese tra i 66° e i 70° Nord, dove latitudine e assenza di inquinamento luminoso rendono l’osservazione più probabile. I colori dipendono dagli elementi coinvolti: il verde dall’ossigeno a bassa quota, il rosso dall’ossigeno più in alto, le sfumature violette e rosa dall’azoto. La comparsa dell’aurora richiede tre condizioni non negoziabili: cielo pulito, buio autentico, latitudine adeguata. Tutto ciò che sta intorno, previsioni, app, indicatori di attività geomagnetica, orienta ma non determina.

Tromsø. La capitale dell’Artico
A Tromsø, punto di partenza delle prime spedizioni polari da Amundsen a Nobile e del turismo artico, il buio scende ai primi di novembre. Con i suoi 80.000 abitanti, Tromsø è un raro esempio di città artica vivace anche nel pieno dell’inverno. L’università, tra le più settentrionali d’Europa, ospita istituti che studiano l’ambiente polare e la meteorologia spaziale; il porto mantiene un via vai costante di imbarcazioni; il centro si sviluppa in modo compatto, tra caffè, librerie indipendenti e locali frequentati da studenti e ricercatori. Sorvegliata da montagne imbiancate, la città è bellissima con la sua Cattedrale Artica progettata da Jan Inge Hovig che si staglia come una scultura sul ghiaccio. Sul 69° parallelo a nord dell’Equatore è internazionale e multietnica. Qui religioni, idiomi e abitudini culturali s’intrecciano ospitando persone di oltre cento nazionalità differenti. Lo skyline è un costante divenire: architetture moderne e cubiche e vecchie case di pescatori che resistono al tempo si mescolano. Per meglio capire la sua identità culturale vale una visita il Perspektivet Museum (Storgata 95) con mostre dedicate alla diversità culturale, etnica, linguistica e religiosa della regione.

Vicino al porto si trova Polaria (Hjalmar Johansens gate 12), centro di divulgazione scientifica sull’Artico, e in una casa del 1830 il Museo Polare (Søndre Tollbodgt. 11) che racconta storie di mare ed esplorazioni. Nel centro storico, sopravvivono alcune delle abitazioni più antiche: la più vecchia risale al 1798 ed è proprio di fronte al museo. La cultura passa anche dalla tavola, meglio se di tradizione. Da Smak, pochi coperti e una reputazione consolidata nella White Guide Nordic, la cucina artica viene interpretata con tecniche contemporanee: dalla zuppa di pesce con astice al waffle di patate con panna acida e bottarga.

La caccia notturna
Per vedere l’aurora le uscite organizzate (www.bestarctic.com), partono al calare del buio. Non seguono la logica del luogo più panoramico, ma quella della condizione migliore. I mezzi sono attrezzati con sistemi di monitoraggio in tempo reale: modelli meteorologici, mappe della copertura nuvolosa e indicazioni sulla direzione del vento. Gli spostamenti sono frequenti: pochi chilometri possono significare un cielo completamente diverso. Le soste avvengono in radure, tratti costieri, alture con buona esposizione. L’aurora può presentarsi come archi sottili, bande diffuse o colonne verticali. La visibilità cambia in pochi minuti: è un fenomeno che si osserva restando mobili, adattando il percorso alle aperture improvvise. La componente romantica appartiene all’immaginario; sul campo prevalgono metodo, lettura del cielo e capacità di spostarsi con rapidità.

Info: www.visitnorway.it – www.visittromnso.no

Lo scatto perfetto
Per fotografare le aurore servono un treppiede per evitare che la fotocamera si muova sfocando l’immagine, batterie di ricambio (con il freddo possono scaricarsi velocemente) e la macchina fotografica sulla sensibilità ISO più alta possibile (senza spingere il sensore oltre i suoi limiti). Il diaframma deve essere più aperto possibile (di f/2.8 (ma anche di f/3.5 può andare bene), il tempo di scatto intorno ai 15 secondi e la messa a fuoco manuale, regolata sulla lunga distanza.