Oggi andremo un po’ in giro per fiere, perché – come sempre – nella prima metà dell’anno si svolgono i primi appuntamenti importanti nel settore birra e cibo. E il Barba, da qualche anno, si diverte a spillare, assaggiare nuove proposte e rivedere gli amici: questi eventi, infatti, sono sempre anche un momento di ritrovo e aggregazione.

Di persona sono stato a Hospitality a Riva del Garda, in Trentino, e al Beer&Food Attraction a Rimini. Ho spillato un bel po’ di birra allo stand di QBA, con un bellissimo battaglione di 48 spine a Riva del Garda e ben 53 spine a Rimini, dove era possibile assaggiare dalla classica Pils tedesca al più ricercato Lambic. Che dire… è stato molto, molto divertente!
Nei momenti più tranquilli e prima di aprire gli stand, non sono mancate le visite agli amici e colleghi negli altri padiglioni, e non sono mancati assaggi di vecchie conoscenze e di nuove proposte. Vi lascio qui di seguito e in ordine sparso i miei assaggi preferiti, e la prossima volta che li troverete al pub, non lasciateveli scappare!

Jever: sicurezza, una classica Pils con un amaro accentuato, ma che si dimostra sempre in splendida forma e non delude mai.

Boon Framboise: un Lambic da bere a qualsiasi ora del giorno, forte, del moderato tenore alcolico e dalla frutta che chiama il prossimo sorso. Ho avuto il grande piacere di conoscere il titolare Karel e di assaggiare delle bottiglie più ricercate (tra cui una Oude Geuze con avena calda, davvero da brividi).

Trappistes Rochefort: da qualche tempo è possibile trovare in spina questa meraviglia, 7.6% abv, che ti fa capire una volta di più che le birre in Belgio le sanno fare davvero!

O’Connell Chocolate Stout: una novità conosciuta tramite il grande amico Matteo Lento (Teo Chef della Birra). Una Stout dal moderato tenore alcolico (4.2% abv), con sentori molto presenti di cioccolato, ma che nel corso della bevuta vanno ad affievolirsi, rendendo questa birra davvero molto piacevole e beverina.

Baladin: Ha presentato le nuove linee di Open Hub (cotte di birra in collaborazione con alcuni dei migliori birrifici italiani): mi è piaciuta molto la birra prodotta in collaborazione con Ritual Lab Brewery.

Mastio: nasce dall’idea di due fratelli home brewer che dal 2013 coltivano il loro orzo biologico e che dal 2019 hanno aperto un nuovo stabilimento: lo stile belga e anglo-americano è il loro core business, ma non disdegnano delle divagazioni e già da qualche anno si cimentano nello stile IGA. Della loro produzione, mi ha stupito la loro Gose, stile di birra salato, ma che nella loro proposta diventa una birra che abbraccia più stili. È infatti Gluten free, IGA e salata. Nasce da un blend di mosto d’uva Montepulciano con aggiunta di batteri lattici, e dopo qualche giorno viene aggiunta al classico mosto di birra, e a fine fermentazione viene aggiunto sale rosa himalayano. Insomma, una birra che va bevuta almeno una volta nella vita!

Nel corso delle fiere non sono mancate le visite agli stand di Paulaner (attenzione alla nuova Hoepfner Pils, chiara, amara, e dalla bevuta spettacolare), da Forst a trovare gli amici @tapstermax e @tonydaval, da Monshof per una birra a caduta, da Enterprise per una freschissima Jupiter spillata come si deve, per terminare con tanti passaggi allo stand di Partesa, dove c’era il mio carissimo amico Riccardo Giovannelli (Campione del mondo di spillatura), che non mi ha mai fatto mancare una Brand spillata a regola d’arte.
Insomma, tra una birra artigianale e una industriale, qualche delusione e tantissime buone proposte (sia da una parte che dall’altra), e tantissime birre spillate in prima persona, ci siamo stancati e divertiti tantissimo!
Nei prossimi mesi non mancheranno visite a birrifici e qualche serata tra locali e ristoranti, per raccontarvi un po’ cosa succede dietro le quinte. Nel frattempo, e come al solito, a forza di parlare e scrivere di birra, mi è venuta una gran sete. Cheers!

La Guida alle birre d’Italia 2027 di Slow Food Editore racconta 522 realtà, tra produttori di birra e di sidro (54) e recensisce 2.825 etichette. Dalla sua prima edizione, nel 2007, mette in evidenza il valore del birrificio sul territorio e la qualità delle birre che produce, con un trend che vede la birra artigianale italiana ritagliarsi un ruolo sempre più importante negli ultimi trent’anni, imponendosi con due stili oggi sono riconosciuti e fonte di ispirazione ovunque: Italian grape ale e Italian pils. Nella guida si trovano anche 866 locali selezionati dove comprare e bere birra e 51 Chiocciole: i migliori birrifici d’Italia per la qualità e la costanza dei loro prodotti che in più esprimono forte identità produttiva, oltre ad avere un ruolo importante nella valorizzazione del loro segmento di mercato.

22 euro, in tutte le librerie