Tradizionalmente centro commerciale tra il Mar Adriatico, la Baviera e il cantone svizzero Grigioni, Bolzano è il capoluogo del Trentino Alto-Adige e la seconda città della regione per numero di abitanti, dopo Trento. Annessa all’Italia dopo la Prima Guerra Mondiale, conserva ancora oggi fortemente le radici tedesche: nelle indicazioni, nella lingua, così come nella cultura gastronomica. Questa doppia anima è il punto distintivo di una città che negli ultimi anni si è affermata nelle rotte turistiche italiane, grazie alla sua poliedricità, e alla vicinanza con le montagne, oggi meta sempre più ambita con il cambiamento climatico.

Pranzo: Da Vögele, nell’unico Bib Gourmand della Guida Michelin
Il primo consiglio in città è quello di ricaricare subito le pile dopo il viaggio. Poco distante dalla centrale Piazza delle Erbe, si trova Vögele. Un locale che affonda le sue radici nel 1277: anno di costruzione dell’edificio, passato poi quasi sei secoli dopo nelle mani di Alois Kamaun, la cui famiglia sarà proprietaria dell’insegna fino al subentro nel 1993 dei coniugi Alber, tuttora alla guida. Per capire la storicità di Vögele, basti pensare che quando nacque l’attività, la via aveva un nome diverso: Domenicani. Solo nel 1901 diventerà via Goethe, in omaggio al viaggio del poeta, ritratto un anno dopo davanti a un bicchiere di vino in un quadro (ancora oggi presente nel locale) di Albert Stolz. Un tempo frequentati da avvocati, mercanti, professori e politici, i tavoli dell’Aquila Rossa – rinominata Vögele (uccellino), dopo il ritiro della licenza commerciale per volere dei fascisti nel 1939 – sono ancora oggi animati da una clientela eterogenea, che apprezza, su tutti, una cucina genuina regionale riconosciuta dalla Michelin nel 2017 con la menzione Bib Gourmand (per l’ottimo rapporto qualità/prezzo), l’unica della città. I punti salienti? I classicissimi canederli asciutti e in brodo, gli Erdäpfelblattln, specialità tirolese a base di una pasta di patate cotta nel burro chiarificato e servita con crauti, l’imponente Wiener Schnitzel (cotoletta) di vitello, i canederli dolci all’albicocca e il kaiserschmarren (frittata dolce altoatesina). E poi, che dire della carta vini, che attinge a piene mani dal territorio del Südtirol, e dell’atmosfera di festa, che pervade il locale nel party di beneficenza natalizio in cui si servono würstel bianchi, nella festa di Capodanno e in quella di Carnevale. Inimitabile.

Alla Gelateria Portogallo
Se dici Portogallo a Bolzano stai parlando di… gelato. Già, perché Alberto Portogallo è il nome del maestro gelatiere che porta avanti una tradizione di famiglia, nata a Padova, con un punto vendita premiato Due Coni dalla Guida Gelaterie d’Italia Gambero Rosso, e poi replicata a Bolzano, nella centrale Via Museo. Lo studio maniacale delle selezionate materie prime è il segreto di un gelato molto cremoso, conservato nelle carapine e che vale la fila. Da provare la Crema Portogallo, con vaniglia del Madagascar, una miscela di rum e miele di acacia biologico, la Crema Buontalenti, un omaggio a una ricetta fiorentina, con passito, miele di acacia biologico e oli essenziali di buccia di limone e arancio, il Fior di Zafferano, con pistilli di zafferano, pistacchi e acqua di rose iraniani, e la Noce di Macadamia, una rarità in gelateria. Per i puristi, è invece consigliato l’assaggio del gelato al caffè, realizzato con una materia prima colombiana amara e aromatica, del pistacchio, di Bronte, della liquirizia, con la liquirizia DOP della fabbrica Amarelli, e della nocciola, con il frutto IGP dell’Alta Langa.

Tour della città
Per apprezzare tutti i segreti della città, vi consigliamo di prenotare una visita guidata, con il professionale supporto dell’Azienda di Soggiorno e Turismo di Bolzano (www.bolzano-bozen.it/it ). Durante il nostro tour, partito da Piazza Walther, abbiamo potuto osservare da vicino l’affascinante Chiesa dei Domenicani, esempio di architettura gotica del XIII secolo che conserva ancora oggi in una piccola cappella funeraria gli affreschi resistiti ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e commissionati dalla ricca famiglia fiorentina di banchieri De Rossi. Camminando lungo il centro, si scopre come in via dei Portici (la principale di Bolzano) ci sia un’altra traccia dell’influenza fiorentina. Si tratta di un edificio settecentesco voluto da Claudia de’ Medici – fondatrice del Magistrato mercantile (1635), chiamato a gestire le controversie tra i mercanti durante le fiere internazionali di Bolzano – che oggi custodisce il Museo Mercantile. Se la sopracitata Piazza delle Erbe è la storica sede del mercato (tutt’ora attivo) di frutta, verdura e carne, stupisce scoprire che il mercato del pesce di acqua dolce, dove si commercializzavano in primis trote e carpe, si trovava negli attuali spazi del bar Fischbänke in via Streiter, che nel dehors conserva ancora i tradizionali banchi del pesce (questo è il significato dell’insegna). Come un carillon, Bolzano nasconde ancora tanti altri aneddoti. Nelle attuali poste di Piazza della Parrocchia, fino al XIX secolo si trovava l’Ospedale di Santo Spirito, di cui oggi è rimasta la cantina, bene architettonico tutelato dal 2005. Poco più in là, sul lato ovest di Piazza Walther, si trova un grazioso cortile che ospita un Ginkgo Biloba, donato secondo la leggenda dall’Imperatrice Elisabeth d’Austria, meglio conosciuta come Principessa Sissi. Il fortunato destinatario? Heinrich, uno degli otto figli dell’Arciduca Giuseppe Ranieri d’Asburgo e di Elisabetta di Savoia-Carignano, che abitarono nel palazzo durante la seconda metà del XIX secolo. In passato, lo stesso appezzamento di terreno appartenne alla famiglia fiorentina De Rossi, una delle più influenti della città, la stessa che commissionò gli affreschi della Chiesa dei Domenicani.

Aperitivo a bordo piscina a Le Meridiane
Bisogna spostarsi di qualche minuto verso l’ammaliante verde delle montagne per raggiungere l’hotel cinque stelle Castel Hörtenberg. All’interno, si trova l’insegna gastronomica “Le Meridiane”, in cui la parola gusto va a braccetto con salute. La cucina saporita, e allo stesso tempo equilibrata, viene servita in una rilassante sala interna o a bordo di una instagrammabile piscina. Al momento dell’aperitivo sono protagonisti gli amuse bouche in arrivo dalla cucina, da abbinare ai signature cocktail del bartender Ryan Di Bella. Un esempio? Il Negroni boschivo, con gin locale “Dol Gin Zu Plun” , vermouth rosso, bitter, riduzione di barbabietola affumicata, indian tonic. La volontà è quella di raccontare le eccellenze locali nei cocktail, che indossano molto spesso l’abito di classici che hanno fatto la storia della miscelazione.

Cena nel ristorante Le Segrete
Sempre all’interno dell’hotel, si trova un ristorante che ha preso letteralmente vita durante il restauro dell’albergo. Già, perché il fine dining Le Segrete è ambientato nelle cantine (fino a quel momento ignote, da cui il nome) di Castel Hörtenberg. Scendendo le scale che portano alla sala, ci si sente parte di quella magia tutt’ora spiazzante, che vede in un soffitto a volte in pietra il perfetto contenitore di una cucina piuttosto moderna, estetica e allo stesso tempo territoriale, visto l’utilizzo di materie prime quali rafano, aglio orsino, germano, trota e cetriolini in conserva. La firma è dello chef Vivien Aglioni, ivoriano naturalizzato bergamasco, che ha calcato le cucine di strutture alberghiere toscane, piemontesi e venete, e ha lavorato insieme a chef del calibro di Davide Scabin, Claudio Sadler e Federico Gallo. Quattro sono i piatti per portata, che si sommano a un menu degustazione di cinque passaggi, consigliato per chi vuole andare a fondo nella sua idea di cucina. Dalla cantina, al piano – 2, si attinge nuovamente al territorio altoatesino, con i bianchi Kerner, Sylvaner, Riesling, Gewürtztraminer, ma anche i rossi Lagrein (vinificato anche rosato) e Schiava. Per un’esperienza ancora più memorabile, chiedete di riservare il tavolo privato a metà scala. Non ve ne dimenticherete facilmente.

Colazione itinerante, con gli schüttelbrot di Hurtig
Se la scelta più consueta per la colazione potrebbe ricadere su un bar/pasticceria d’eccellenza, noi vi consigliamo, almeno per un giorno, di lasciare da parte il comfort, per gustare una specialità locale, che racconta tanto della cultura altoatesina. Si tratta dello schüttelbrot, un pane croccante, già citato nell’ordinamento tirolese dei fornai (1610), preparato con farina di segale, acqua, lievito, sale e spezie (cumino dei prati, semi di finocchio, fieno greco blu o trigonella e, all’occorrenza, anche anice e coriandolo). È un pane che spiega al meglio le abitudini di un tempo, quando gli inverni intensi, rigidi e secchi stimolavano la creatività delle persone, per conservare gli alimenti. Da qui la scelta dell’affumicatura dello speck, dell’acidificazione del cavolo per la produzione dei crauti, ma anche dell’essiccazione di frutta e pane. Proprio quest’ultimo veniva cotto poche volte all’anno nei forni a legna, ed era importante che si conservasse il più possibile. Per questo motivo si stendeva sottilmente l’impasto e lo si scuoteva (da qui il nome Schüttel), fino a fargli perdere il più possibile l’umidità contenuta. Dopo la cottura, il pane veniva riposto ad essiccare nei tipici scaffali “Brot-Hurte”, prima di essere gustato insieme a salumi, come l’affumicato salamino kaminwurz o il più noto speck, e formaggi di malga o montagna durante la marende altoatesina. Proprio questo tipo di scaffale dà il nome a Hurtig, un locale nella centrale via Streiter (e presente anche a Monaco di Baviera) nato a metà 2024 grazie all’idea di Valentin von Kelbelsberg, che ha pensato di declinare il pane croccante di segale in una ventina di varianti, anche stagionali: dalla tradizionale, a quelle aromatizzate al rosmarino, alla pizza e all’arrabbiata, fino all’integrale, a quelle arricchite con noci, olive o sesamo, e alle dolci mela e cannella e cioccolato. Il consiglio è quello di spaziare anche con gli abbinamenti: oltre al naturale, provatelo anche con insalate o creme spalmabili. Tornando alla colazione, provate uno dei mix di schüttelbrot già assemblati, per respirare, almeno per un momento, una cultura così affascinante, che resiste ancora oggi.

Mattinata a Soprabolzano
Non distante dalla stazione ferroviaria di Bolzano, si trova la fermata da cui parte la Funivia del Renon, inaugurata nel 2009, che in soli 12 minuti porta residenti e turisti dalla città a Soprabolzano. Se il tragitto vale già di per sé il biglietto (acquistabile alla stessa fermata), per i verdi panorami che si stagliano intorno a voi e in cui sembra, a un certo punto, quasi di farne parte, arrivati a destinazione scoprirete un’atmosfera piacevolmente molto distante dalla seppur contenuta frenesia cittadina. Soprabolzano è il paradiso per escursionisti, così come per chi vuole staccare la spina. Una volta giunti in cima, il suggerimento è quello di salire sul trenino che vi porterà – facendovi ammirare un paesaggio fiabesco – a Collalbo, località da cui inizia la Freudpromenade, un percorso di 5 chilometri e di 2 ore di cammino che vi riporterà a Soprabolzano. Il percorso, come si può intendere, è stato dedicato allo psicoanalista, neurologo e filosofo austriaco Sigmund Freud, il quale aveva trascorso l’estate del 1911 all’Hotel Bemelmans-Post a Collalbo, con la moglie Martha, i sei figli e la cognata Minna. Sul vostro percorso roverete 13 panchine, che arricchiranno la camminata con alcuni aforismi del padre della psicanalisi.

Pizza con lo speck, con vista su Piazza Walther
Nel punto di riferimento di Bolzano, Piazza Walther, si trova lo Stadt Hotel Città, un albergo 4 stelle inaugurato nel lontano 1913, che ha attraversato più di un secolo per arrivare a oggi in una veste quanto mai contemporanea. L’offerta enogastronomica è apprezzata dalla colazione fino alla cena, con un unico fil rouge comune: un servizio cordiale e preparato, che porta in tavola una proposta internazionale, con un’attenzione per le eccellenze e le tradizioni del territorio. Come a pranzo, momento della giornata in cui si può ordinare la pizza. L’impasto, lievitato 28 ore, si contraddistingue per una morbidezza e una digeribilità ottimali. Il topping consigliato è lo speck, tradizionale salume altoatesino riconosciuto IGP dal 1996, qui abbinato con passata di pomodoro e mozzarella fior di latte, per un risultato equilibrato nei sapori e nella presentazione. La clientela del Città (come viene abbreviato dai bolzanini) torna anche per la colazione, per la ricca formula del brunch e per l’aperitivo. Che sia nel dehors sulla piazza o nei moderni interni, tra cui spicca la sala ellittica con sedute a raggiera, una sosta qui è sempre gradita.

Visita al museo con la mummia Ötzi
Passare da Bolzano senza aver visitato il Museo Archeologico dell’Alto-Adige è (quasi) come visitare Firenze senza aver fatto un giro agli Uffizi. Già, perché in questi spazi si trova Ötzi, una mummia che risale all’Età del rame (la fase finale del Neolitico, dal 3300 al 3100 a.C.) e che è stata scoperta grazie a due alpinisti – Erika ed Helmut Simon – nel settembre 1991 durante un percorso fuori sentiero. La particolarità della scoperta, che a settembre 2026 compie 35 anni, sono le perfette condizioni di conservazione del corpo, che presenta ancora gli indumenti tipici e gli equipaggiamenti di allora, tra cui un’ascia di rame. Nel luogo del ritrovamento, Ötzi stava attraversando il Giogo di Tisa, un valico alpino situato a 3.210 metri nelle Alpi Venoste, quando venne ucciso da una freccia alla schiena. Dal 1998 il corpo dell’”Uomo venuto dal ghiaccio” è visitabile nell’attuale museo, in cui viene conservato in una cella frigorifera ad hoc e idratato ogni due mesi grazie ad acqua distillata spray che, congelandosi, conserva al meglio il corpo. Da un’analisi al microscopio condotta dal microbiologo Frank Maixner nel 2011, si è ricostruito il penultimo pasto dell’uomo, a base di carne di stambecco, cereali e bacche, mentre l’ultimo pasto fu a base di speck di stambecco. Da una mappatura genetica, la mummia avrebbe parentele con le attuali popolazioni corse e sarde, mentre alcuni esperti di foniatria sono riusciti nell’impresa di ricostruire la sua voce. Curiosità più unica che rara, la mummia è anche la prima persona tatuata documentata nella storia, con ben 61 tatuaggi, praticati con incisioni ricoperte con carbone vegetale, e non con la tecnica attuale degli aghi.

Ötzi, Iceman, Museo Archeologico dell’Alto Adige, Südtirol Archäologie Museum, South Tyrol Museum of Archaeology

Aperitivo Da Brigitta, la titolare (finlandese) di Banco 11
A Bolzano, tra le tante bancarelle del Mercato di Piazza delle Erbe, spicca Banco 11, un’enoteca con l’accento di Helsinki. A guidarla, è l’ostessa finlandese Birgitta Puustinen, uno spiazzante mix di calore e ironia, che si muove tra i tavoli con una padronanza che sembra quasi innata. Dopo essersi trasferita in Alto-Adige nel 1987 per amore e dopo un’esperienza ventennale nella Tenuta Alois Lageder, nel 2008 ha avviato un locale di successo, oggi un vero e proprio place-to-be per i bolzanini. Nel grazioso dehors sulla via o nei conviviali spazi interni, recentemente ampliati con l’annessione del locale adiacente, si gustano i calici autoctoni o, perché no, anche di centro e sud Italia consigliati da Birgitta. In abbinamento, le ostriche (grande specialità di Banco 11) e piccoli ma curati piattini, come speck, cetriolini, rafano. Il rapporto qualità-prezzo è ottimo – difficilmente si superano i 4-5 € a calice – e, cosa più importante di tutte, Birgitta è una di quelle poche ostesse capace di metterti di buonumore, anche in una giornata grigia. Se volete portarvi un ricordo di Banco 11 anche a casa, date un’occhiata all’angolo bottega, dove le eccellenze parlano altoatesino, così come tutti gli altri dialetti italiani.