Lorenzo Pasquini racconta Yquem
La leggerezza e la profondità di Marilyn Monroe; l’eleganza di Audrey Hepburn; il fascino aristocratico di Grace Kelly; la forza dirompente di Marlene Dietrich; la personalità di Greta Garbo; la versatilità di Cate Blanchett; la bellezza naturale di Charlize Theron. Yquem, nel calice, riassume tutto questo, e forse è anche per questo motivo che ancora oggi è un’icona senza tempo, uno dei vini più conosciuti e amati su scala globale.
La storia della Maison nasce nel 1593, quando Jacques de Sauvage costruisce lo Château. Nel 1785 entrano i Marchesi de Lur Saluces e nel 1811 le uve «ammuffite» danno un vino dolce eccezionale. Château d’Yquem è l’unico Premier Cru Supérieur: la classificazione fu realizzata nel 1855 quando, in occasione dell’Esposizione Universale di Parigi, su richiesta di Napoleone III, Yquem ottenne una categoria unica e superiore a testimonianza della sua eccellenza, un’eredità storica mai messa in discussione e che permane ancora oggi.
Da aprile 2025, a capo dell’azienda c’è un italiano: Lorenzo Pasquini, enologo classe 1989, primo connazionale in 400 anni di storia a ricoprire questa carica.



Pasquini, Yquem come ha fatto a diventare così iconico?
Sicuramente, ciò è dovuto a molti fattori. Anzitutto per la sua storia: Yque, esiste dal 1593 e si è sempre imposta come un’azienda di grandissima qualità, tanto che siamo gli unici Premier Cru Superiore. Questa storia di qualità è stata accompagnata anche da una capacità di preservare tanto il mito quanto la leggenda, è stato creato qualcosa di mistico attorno alla bottiglia di Yquem, il vino è diventato leggendario… La cosa bella, direi anche magica, di Yquem è che qui si congiungono tanti fattori: un microclima particolare, un fattore storico e una visione umana che ha saputo preservare la qualità e anche il prestigio. Yquem ha la capacità di emozionare sia il grande esperto sia il neofita. Il vino non deve essere fatto solo per gli esperti: non so se un neofita possa conoscere Yquem ma sono certo che se lo assaggia proverà un’emozione sincera.
I vini dolci, però, non sono più molto di moda…
Il vino in generale sta vivendo una fase di profondo mutamento ed è vero che per i vini dolci forse c’è stato un momento di incomprensione o di calo di attenzione. A Sauternes, però, le cose vanno sempre meglio, c’è sempre più interesse. Sono vini molto versatili, con una storia bella, molto autentica, molto vicino alla natura, che è quello che cerca la gente. Sicuramente, si berrà con sempre più attenzione, ma sono certo che si continuerà sempre a farlo: il vino esiste da 3000 anni, non saremo la generazione che assiste alla sua fine. È un mondo in mutamento: si farà sempre più attenzione all’autenticità delle storie, del gusto, alla cura verso l’ambiente, e nei confronti di vini che creino emozioni. Ciò rappresenta un’opportunità. Dobbiamo prendere atto del cambiamento di consumo: 50 anni fa si beveva in modo più quotidiano, forse con meno pretese; oggi il paradigma è invertito. Io continuo a pensare che una cena senza vino sia triste. Il vino non è un prodotto di abuso, bensì di condivisione, soprattutto nel caso di vini come Yquem. In tutto questo il servizio al bicchiere prenderà sempre più piede, o almeno lo spero, perché è una proposta interessante.


© Christophe Goussard

E cosa ci dice di Y?
È una storia bella, un vino secco nato nel 1959 con la volontà di esprimere diversamente questo posto. Inizialmente veniva fatto con le ultime uve che non venivano utilizzato per fare Yquem. Oggi viene fatto con le prime uve. Mi piace descriverlo come un vino che ha la luminosità di un vino bianco e l’ombra di Yquem. Ne produciamo circa 20mila bottiglie, mentre di Yquem la produzione varia tra le 60 e le 80mila. Yquem non lo produciamo tutti gli anni: quando il microclima non si manifesta, la nostra promessa è che il vino non si fa, non troviamo scorciatoie, non scendiamo ad alcun compromesso.
Quante volte è capitato che Yquem non sia stato prodotto?
Ci sono una decina di annate dal 1900 a oggi che non sono state prodotte.
Chi è il più grande fan di Yquem in termini di mercato?
Nel 2024 il nostro primo mercato sono stati gli Stati Uniti, poi la Francia, l’Inghilterra e la Svizzera e in quinta posizione l’Italia, dove investiamo tanto tempo ed energie perché vedo grandi possibilità di crescita. Lo stesso vale per i Paesi asiatici, dove ci stiamo impegnando molto perché con il loro tipo di cucina Yquem è davvero perfetto.
Quindi Yquem va accompagnato a cibi salati?
È nato con questo fine. È perfetto con il foie gras e con i formaggi erborinati, la tradizione locale lo vuole abbinato a piatto tipico della domenica che è il pollo arrosto. Personalmente, lo trovo straordinario con i tortellini in crema di Parmigiano di Bottura. Col dolce, privilegerei una preparazione non troppo zuccherata, abbinata a un’annata vecchia di Yquem. La muffa nobile dà origine a vini di grande potenza ma anche una dolcezza che non è mai stucchevole, lo zucchero non è mai un impedimento ma un supporto. I muffati hanno una grande freschezza, tanto che qui a Bordeaux storicamente l’aperitivo si fa con il Sauternes, non con lo Champagne.



Lei è originario di Roma, è laureato in Enologia a Pisa e a Bordeaux, ha fatto esperienze in Italia, Francia, California e Argentina. Ora dove vive?
Abito a Yquem, dentro la tenuta, con la mia famiglia. Mio figlio, che ha 9 mesi , sta crescendo in questo luogo meraviglioso. Bordeaux è relativamente piccola e io viaggio meno possibile perché il mio valore aggiunto è esser qui in azienda.
Un sogno per tutti i wine lover… Che vini beve se non beve Yquem?
Il bello del vino è la diversità e io, quando non bevo Yquem, cerco di acculturarmi più possibile. Credo che il vino sia un po’ come la musica: per ogni situazione , per ogni momento, ce n’è uno adatto. Se ti piace il vino ti piace anche la sua diversità. Qualche anno fa ero appassionatissimo della Mosella, ora mi piacioni i vini dell’Etna e anche di Bordeaux. Un paio di anni fa ho scoperto e iniziato una ricerca sui vini di Napa: è degli anni 70 che sono una chicca fantastica. Cinque anni fa ho scoperto i vini di Santorini… Insomma, in base al periodo mi appassioni a una regione vinicola. Comunque, se ne devo dire uno probabilmente è il Sassicaia del 1985, che ho avuto la fortuna di assaggiare quando ancora ero molto giovane. Poi ci sono altre bottiglie che mi hanno segnato, come Palmer 1928, Cheval Blanc 1990, il Diamond Creek 1978, le annate di Yquem molto antiche…
C’è qualche novità in vista per Yquem?
L’11 marzo usciremo con la nuova annata, la 2023, che andrà a comporre una trilogia molto unica assieme alla 2021 e alla 2022. Faremo qualcosa di speciale.












