L’Oltrepò rilancia: Vistarino e il suo primo Wine Club
L’occasione della presentazione del Wine Club Les Amis di Conte Vistarino, collegata alla release de La Réserve des Amis di Ottavia Vistarino, tre lussuosi ‘scrigni’ contenenti le verticali di Bertone, Tavernetto e una orizzontale dei tre cru di casa (quindi con l’aggiunta del Pernice) dell’annata 2017, realizzate in un limitatissimo numero di esemplari, è un imperdibile momento di approfondimento su un distretto, l’Oltrepò Pavese, che nonostante la superficie vitata imponente (oltre i 13.000 ettari) e la vocazione marcata su rossi e bollicine, che siano a base Pinot Nero (che da solo ‘cuba’ quasi 3000 ettari, prima area per estensione in Italia e quarta in Europa) o Croatina, ha sempre faticato, inutile negarlo, a compattarsi come movimento unitario, ossia qualificarsi come marchio-territorio.



Peraltro, nelle stesse parole dei due ospiti, la Contessa Ottavia Giorgi di Vistarino, ora più che mai ‘in charge’ nell’azienda creata dal Conte Augusto Giorgi di Vistarino – che di fatto, con l’importazione e la coltivazione delle barbatelle dalla Francia mise le basi per la commercializzazione della prima bottiglia di vino spumante italiano, grazie alla collaborazione dei fratelli Gancia – e Lino Scaravonati, direttore della cantina, il motore del Wine Club è proprio quella di creare un’idea tutta nuova di condivisione, mettendo al centro una narrazione ‘tangibile’, offerta in prima persona, da chi il vino lo fa tutti i giorni. Visite in cantina, quindi, e assaggi, insieme a occasioni tematiche extra-ordinarie, non limitate alla (peraltro spettacolare) Tenuta di Rocca de’ Giorgi ma estese a un circuito di produttori storici, tra cui spiccano Anselmo Guerrieri Gonzaga di Tenuta San Leonardo e Priscilla Incisa della Rocchetta di Sassicaia.
Per chiunque volesse approfondire il funzionamento del Club, esiste la sezione specifica dedicata nel sito aziendale su www.contevistarino.it/lesamis



Anche alla luce degli assaggi effettuati, tuttavia, è necessario spostare l’attenzione del cronista sul potente lavoro di riorganizzazione voluto da Ottavia, che include importanti investimenti infrastrutturali, uno su tutti la recente ultimazione della (splendida) nuova cantina, strumento non esclusivamente di rappresentanza, anzi, diapason tecnico su cui si accorda una produzione che ora punta in maniera ancora più decisa sulla qualità. Ecco allora il focus su due soli vitigni, ossia Pinot Nero e Riesling, l’importante percorso di zonizzazione, determinante in una tenuta che, ricordo, totalizza 826 ettari, di cui 144 vitati (e 300 di boschi naturali), di fatto occupando integralmente il territorio comunale, in un’alternanza eterogenea di suoli, esposizioni e pendenze. Accostato al percorso dei cru, che nella verticale (nell’evento di mia competenza incentrata sul Tavernetto, proposto nelle annate 2013, 2015 e 2019) manifesta la progressiva e produttiva messa a fuoco stilistica, ci sono anche le grosse novità in arrivo per gli spumantizzati, tuttora asset di casa, con un restyling completo della linea (con tanto di nuovo Metodo Classico di ‘alta gamma’) previsto tra il 2027 e il 2029.
La speranza, insomma, è che, anche grazie a iniziative partecipative come quella di Conti Vistarino, a questo straordinario triangolo di territorio incastonato fra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna venga finalmente restituito, impugnando le armi dell’ambizione e della rivendicazione di identità e qualità – spesso, troppo spesso, sacrificate alla quantità – quello che la storia vitivinicola indubbiamente gli deve.












