Iniziamo dalla fine? Non è la canzone di Emma e neppure un suggerimento a sbirciare l’ultima pagina di un libro prima ancora di incominciare a leggerlo, ma un vero e proprio invito a una cena al contrario, originale, curiosa e straniante come potrebbe esserlo cadere nella tana del coniglio bianco di Alice nel Paese delle Meraviglie e vedere il mondo capovolto. D’altronde, chi ha avuto modo di cenare da Contraste e di provare i suoi menu a sorpresa, non si stupirebbe troppo se trovasse in sala carrolliane bottiglie con scritto “Bevimi” o un biscotto con l’etichetta “mangiami”, o se si imbattesse nel Cappellaio Matto o nella Lepre marzolina intenti a prendere il tè.

Lo stupore, dunque. E la meraviglia, l’inaspettato e il giocare senza regole prestabilite fanno parte da sempre delle mise en scène che i tre soci Matias Perdomo, Simon Press e Thomas Piras allestiscono ogni giorno, fin da quando 10 anni fa aprirono per la prima volta il portone di ferro battuto della villa in via Giuseppe Meda 2 a Milano, e iniziarono a offrire ai propri clienti un’esperienza davvero diversa da tutte le altre, talmente apprezzata da avere ben presto lunghe liste d’attesa e un tale gradimento da conquistare, nel 2018, una stella Michelin.

Per festeggiare questo compleanno speciale lo chef Matias Perdomo e il suo team hanno pensato di dare vita a Contraste/Contrario, un calendario di cene evento tra ottobre e dicembre (le prossime il 28 ottobre, il 10 novembre e il primo dicembre) che permettono di partecipare a un banchetto molto conviviale allestito come una sorta di pièce teatrale solo per 24 commensali-spettatori, che hanno l’occasione di fare rewind e iniziare l’esperienza dalla fine, e più precisamente dallo scontrino e da un «arrivederci e grazie».

È’ così, infatti, che si viene accolti all’ingresso, trasformato eccezionalmente in un foyer: con uno scontrino e da un cameriere che chiede «amaro o grappa?».

Solo quando gli invitati sono tutti presenti si apre letteralmente il sipario rosso e inizia lo spettacolo: un’unica lunga tavola apparecchiata, ma che a un primo sguardo sembra invece pronta per essere sparecchiata, con candele  consumate, fiori un po’ fané, centrotavola decadenti, alzatine floreali con amuse-bouche nascosti, calici dove il vino è stato già servito (o avanzato?), bellissimi piattini mezzi pieni o mezzi vuoti, tovaglioli in apparenza spiegazzatati e abbandonati da commensali che potrebbero aver appena trascorso un’allegra serata al quel tavolo.

Tra i piatti già serviti c’è Quel che resta del dessert, una delle portate che in realtà danno il via alla cena al contrario: sembra un dolce assaggiato e poi avanzato; e poi ci sono arachidi dal sapore di nocciola, ciliegie di lardo e popcorn, un sigaro spento in un posacenere che però, vinta ogni ritrosia, si mangia intingendolo nella cenere, una tazzina riempita con il Fondo di caffè, in realtà brodo di patate americane con sakè e caffè alla liquirizia. Perché, sorpresa nella sorpresa, a questa tavola niente è come sembra, neppure una grande candela tonda che poi si rivelerà essere una rapa rossa da tagliare e servire agli ospiti. E oltre alla vista, anche il gusto si confonde, pure la percezione del dolce, del salato, dell’amaro sono inattesi ma si incontrano sempre piacevolmente, fino all’aperitivo conclusivo, un cocktail di gamberi con Negroni.

 In questo spettacolo gastronomico dove la costante è stupire, non solo la tavola è protagonista ma lo sono anche la musica, con la voce ricorrente che ricorda «La fine è nell’inizio, l’inizio è nella fine», il personale di sala che recita battute per sottolineare il percorso a ritroso, e poi i commensali, che rispondono improvvisando, avendo compreso che l’unica regola del gioco è stare al gioco.

Un’esperienza davvero unica, dedicata non solo agli ospiti, ma anche al team stesso (32 persone), che ama divertirsi seguendo la fantasia senza limiti di Perdomo, che alla fine della pièce saluta, insieme ai soci e alla sua brigata, e si prende il meritato applauso. Ma lo fa solo perché è un’occasione speciale, una cena di compleanno dove festeggiare tutti insieme: stranamente, in un’epoca di chef star, il suo desiderio di apparire è inversamente proporzionale alla sua creatività e al suo desiderio di divertirsi e di divertire. Sempre rigorosamente chiuso nella sua cucina.