La seconda edizione del Premio Scultura Ca’ del Bosco incorona Binta Diaw: l’artista visiva italo-senegalese, classe 1995, si è aggiudicata il primo premio con l’opera Fundamenta, imponendosi in uno dei più interessanti concorsi italiani dedicati alla scultura contemporanea da esterni riservato agli artisti under 40.

Nato nel 2023 per iniziativa di Ca’ del Bosco, storica realtà della Franciacorta, il premio conferma la volontà della cantina di rafforzare il dialogo tra arte contemporanea, paesaggio e territorio, sostenendo al tempo stesso le nuove generazioni artistiche attraverso un concreto progetto di mecenatismo culturale.

Con la vittoria, Binta Diaw riceverà un riconoscimento economico personale e un contributo destinato alla realizzazione dell’opera, che entrerà a far parte del parco sculture di Ca’ del Bosco e della collezione d’arte permanente della cantina.

Binta Diaw e la sua opera Fundamenta

Binta Diaw è una delle artiste emergenti più rilevanti della scena contemporanea internazionale. Attraverso installazioni, sculture, video e performance, il suo lavoro affronta temi come migrazione, identità diasporica, appartenenza e genere, con uno sguardo afro-diasporico e femminista. Le sue opere sono state esposte in importanti istituzioni e biennali internazionali, tra cui MAXXI, Castello di Rivoli, Liverpool Biennial e Gwangju Biennale

Per il Ca’ del Bosco Sculpture Award ha realizzato Fundamenta, una scultura monumentale site-specific (di altezza compresa tra i 4,50 e i 5 metri e un diametro installativo di 4,5 metri) che riflette sulla relazione come base della memoria, della comunità e della trasmissione culturale. Ispirata alla mangrovia, simbolo di resilienza e interdipendenza, l’opera si sviluppa attraverso radici metalliche intrecciate che richiamano la forma della treccia, metafora di unione, continuità e crescita condivisa. In relazione a Ca’ del Bosco, Fundamenta rappresenta l’identità dell’azienda come rete di legami tra passato e futuro, tradizione e innovazione.
La treccia strutturale, con un diametro di 21 cm, definisce una trama plastica solida e continua, in cui lʼintreccio si traduce in architettura portante. La realizzazione è prevista in tubi di ferro verniciati di nero, intrecciati tra loro e trattati con finitura impermeabile.
La scelta del metallo non risponde soltanto a esigenze di durabilità e resistenza ma trasforma il gesto dell’intreccio in una struttura permanente, rendendo visibile e duraturo ciò che normalmente è invisibile: la trama di relazioni che sostiene ogni crescita. Lʼopera è progettata come spazio attraversabile: il pubblico potrà passare al di sotto dellʼopera, entrando fisicamente nel campo di relazioni generato dalla struttura. La fruizione implica un coinvolgimento diretto, coerente con la dimensione concettuale del lavoro, in cui la relazione non è rappresentata ma esperita.

Un podio tutto al femminile
A completare il podio della seconda edizione del Premio Scultura Ca’ del Bosco sono state le artiste Apollinaria Broche con Attraverso l’Intreccio e Monia Ben Hamouda con Aniconism as Figuration Urgency (Semantics of What Lies Beneath). Un risultato che conferma una significativa presenza femminile nella scena artistica contemporanea italiana e internazionale, già protagonista anche della prima edizione del concorso.
Tra i dieci finalisti figuravano inoltre Jacopo Belloni, Bea Bonafini, Ambra Castagnetti, Antonio Della Guardia, Victor Fotso, Lulù Nuti e Shafei Xia.
I bozzetti selezionati sono stati esposti il 13 maggio presso Salotto Retori, spazio polifunzionale situato in via della Spiga a Milano e fondato nel 2024 dalla direttrice creativa Salma Rachid come luogo di incontro tra artisti, creativi, collezionisti e pensatori.

Il legame tra Ca’ del Bosco e l’arte contemporanea
Il Premio Scultura nasce con un duplice obiettivo: consolidare il rapporto storico tra Ca’ del Bosco e il mondo dell’arte e offrire nuove opportunità ai giovani artisti contemporanei.

«Ca’ del Bosco significa innanzitutto ascoltare la natura e dare alle sue variabili forme la possibilità di esprimersi attraverso l’aiuto dell’uomo che si fa custode di un territorio straordinario coltivandolo, ma non consumandolo – ha dichiarato Maurizio Zanella, presidente di Ca’ del Bosco –. Binta Diaw ha saputo interpretare i valori di Ca’ del Bosco, fornendo una visione molto moderna e inedita delle radici».

Determinante anche il contributo di Fondazione Venetian Heritage, partner del progetto. Toto Bergamo Rossi, direttore della fondazione, ha sottolineato l’importanza di sostenere i giovani talenti contemporanei accanto alla tutela del patrimonio artistico storico: «Questa partnership con Ca’ del Bosco è atta a promuovere i giovani talenti dando loro visibilità e riconoscendo il loro operato».

Una cantina trasformata in galleria d’arte diffusa
Il rapporto tra Ca’ del Bosco e l’arte affonda le radici negli anni Settanta, quando Maurizio Zanella intuì il legame profondo tra creazione artistica e cultura del vino. Simbolo di questa visione è il celebre Cancello Solare di Arnaldo Pomodoro, installato all’ingresso della tenuta: una monumentale struttura in bronzo che introduce a un percorso artistico diffuso tra vigneti, cantina e spazi esterni.
Nel tempo, Ca’ del Bosco ha accolto opere di artisti come Igor Mitoraj, Rabarama, Stefano Bombardieri, Cracking Art, Zheng Lu, Mimmo Paladino e Tsuyoshi Tane, trasformando la cantina in uno dei più originali esempi italiani di dialogo tra arte contemporanea, paesaggio e produzione enologica.