Marchesi Antinori Gran Selezione annata 2021
Piero Antinori in persona ha condotto la presentazione nella storica Villa del Cigliano, cuore pulsante della famiglia e del Chianti Classico, un vino che oggi rappresenta il fulcro della strategia aziendale. «Il Gallo Nero è ormai al massimo livello del vino italiano – sottolinea – e i nostri investimenti maggiori, a partire dalla cantina del Bargino, sono stati fatti proprio qui».
Per un’azienda delle dimensioni di Antinori, la sfida è dimostrare di saper lavorare anche in piccolo, valorizzando i singoli vigneti e le UGA (Unità Geografiche Aggiuntive). Il progetto Gran Selezione aiuta enormemente in questo percorso.
Renzo Cotarella ricorda come negli anni ’80 e ’90, all’epoca di Solaia e Tignanello, sembrava che il Chianti Classico fosse stato dimenticato: «Le divergenze con il Consorzio erano troppo grandi, il messaggio di distanza era inequivocabile, ma anche il riavvicinamento». Tuttavia, già nel 1987 e nel 1995 gli investimenti moderni erano tornati nel Chianti Classico.
«La Villa Antinori Chianti Classico esiste dal 1928, ma negli anni ’90 non riuscivamo a fare vino di qualità, mentre poi ci siamo riusciti. Quindi è stata più distanza come idea che distanza reale».
La svolta arriva con le acquisizioni: San Sano nel 2014, Buiano nel 2017 e nel 2020 il riacquisto di Cigliano, che era sempre stata di famiglia. «Da allora c’è stata una scossa grande nel Gallo Nero», ammette Cotarella.
Territorio e diversità
La ricerca della tipicità ha portato alla scoperta di descrittori di zona molto precisi. «Ci sono quasi tre settimane di differenza tra la più precoce (Cigliano) e la più tardiva (San Sano) – sottolinea Cotarella –. Le UGA non sono così precise per stile, clima e suolo. Cigliano è nella stessa UGA di Tignanello, ma suoli, clima e comportamento delle vigne sono completamente diversi».
Il Gallo Nero per Antinori è denominazione “moderna”: non solo carattere, ma l’unione di intensità e finezza, energia e polpa. «Vino più rosso che nero, lamponi, viola, ciliegie, invece che prugne, mirtillo, more. Si beve più acido e nervoso, con vini più vibranti perché si mangia più leggero».
L’annata 2021
Tutti i vini presentati sono della vendemmia 2021, post-Covid, segnata dalla gelata primaverile del 7 aprile che ha condizionato tutta la stagione vegetativa, allungandola rispetto agli ultimi anni. «La maturazione è avvenuta in tempi normali e soprattutto in condizioni non stressanti. Il tannino è più maturo anche se nervoso, come spesso accade nel Chianti Classico, e questo ha permesso che i vini siano ancora più diversi tra loro», precisa Cotarella.
I quattro territori
Badia a Passignano e Buiano rappresentano le zone più classiche. Badia beneficia della frescura del fiume Pesa, mentre Buiano ha foreste con dossi che mitigano le temperature notturne. Cigliano è l’esasperazione del caldo, quindi più intenso e scuro. San Sano è decisamente freddo con note fresche ed eteree, quasi da Pinot Nero: siamo a 450 metri, tanto calcare, mora con ancora qualche pallino rosso. Dalla potenza di Cigliano alla raffinatezza di San Sano, passando per l’equilibrio di Badia e Buiano.
Vinificazione differenziata
La vinificazione rispecchia le caratteristiche territoriali: legno più piccolo per i vini più potenti, più grande per quelli più esili, ma tostature molto più leggere rispetto al passato. Cigliano usa barrique, San Sano botti da 12 hl, Badia 3 hl e Buiano 5 hl.
«All’inizio si pensava di differenziarle usando altri vitigni: Merlot nel Cigliano o Pinot Nero nel San Sano. Non è stato fatto perché oggi il Sangiovese non ha bisogno di imbastardirsi per esprimere differenze».
Le degustazioni
Badia a Passignano (93/100): ribes rosso e nero, glicine, lavanda, viola, ciliegie amarene. Levigato e polposo, legno classico, tannino di slancio e piccantezza. Vino perfettamente contemporaneo: frutto, fiori, buona beva, non pesante né impegnativo.


Buiano (94/100): frutto scuro, more, mirtilli, gelso nero, sensazioni nordiche. Palato di finezza e fragranza, trama tannica di spessore e agilità, rivoli di menta e pepe tra le tostature leggere. Gusto moderno e fragrante, risultato quasi acerbo, linfatico e austero, vino cerebrale.


Cigliano (95/100): polpa, energia, potenza fragrante puramente sancascianese. Un nord che sa di sud in termini di polpa scura e sorso importante. Viole candite, timo e rabarbaro, ginepro. Il tannino ha potenza e sontuoso ingresso, occupando il palato in maniera irruente e importante, pienissimo di forza ed energia. Meno grazia di altri prodotti Antinori, ma qui ci sta benissimo.


San Sano (96/100): visciole, resina, balsamico, timo e mentuccia. Esile ma non senza forza, verbena, tamarindo, ribes rosso. Sorso snello, agile, piccante con tannino fresco. Vino moderno con ricca eleganza mai sfacciata, finale agrumato che disseta e stimola. pH da vino bianco, materico ma che si esprime in raffinatezza.


«Sono vini figli del global warming. Le vigne vecchie ci mettono un bel po’ a reagire e rispondere, quelle giovani si stressano prima ma rispondono prima ai nuovi stimoli. Piano piano vanno messi i vigneti nella situazione di poterlo affrontare: questo significa anche reimpianti e gestioni differenziate molto precise», conclude Cotarella.
Con 640 anni di storia, Antinori ha un vantaggio importante ma anche una responsabilità: «Tutto quello che ci siamo inventati deve comunque cambiare ed evolvere».












