C’era una volta un castello sospeso sulle Langhe
C’era una volta, in cima a una collina del Roero, una fortezza che sembrava uscita da un racconto antico. Là dove oggi si aprono balconate che dominano più di sessanta chilometri di paesaggio Unesco, dalle colline di Asti fino a Barolo, passando per Barbaresco e spingendosi verso il Monferrato, un tempo correvano cavalli, carrozze e servitori. Era il sogno di Carlo Giacinto Roero, signore di Guarene, che volle creare una dimora capace di rappresentare la sua epoca. Progettò, fece costruire, disegnò i giardini e li riempì di opere. Voleva fare l’architetto e lo faceva per passione.




Quel castello, nato nel 1720, non ha mai smesso di custodire il suo respiro originario. Le sale sono rimaste intatte, con stanze che sembrano arrivare da un affresco. Oggi la dimora vive una seconda vita: è diventata un hotel Relais&Chateaux di altissima fascia con sole dodici camere, ognuna diversa, ognuna capace di mantenere quella continuità tra passato e presente che rende il soggiorno quasi sospeso nel tempo.
Chi arriva qui non trova solo camere sontuose e affacci scenografici. C’è un centro benessere raccolto e silenzioso, dove il terapista Jhon regala trattamenti che riequilibrano corpo e mente. E poi ci sono le visite guidate che permettono di scoprire le zone museali del castello, quelle che non fanno parte dell’albergo ma che conservano la parte più autentica della residenza storica. I giardini completano l’insieme: un intreccio di verde, geometrie e scorci che accompagnano ogni passo.


Dormire qui significa entrare per una notte in un’atmosfera che non appartiene alla vita quotidiana. Le camere, ognuna diversa, riprendono lo stile storico del castello con arredi d’epoca, letti importanti e piccoli salotti. L’effetto è quello di sentirsi parte della storia del luogo, come se il castello concedesse a ogni ospite un ruolo che un tempo era riservato ai nobili della casa.


Il ristorante Limonaia
Al Castello di Guarene la prima sorpresa arriva prima ancora di sedersi a tavola. Una struttura del 1720. Si respira la storia, le mura hanno il profumo dei tempi passati, dei grandi abiti, delle carrozze e dei cavalli.


Appena si varca l’ingresso del ristorante Limonaia della dimora Relais&Chateaux, il tartufo nell’aria ricorda in un attimo dove ci si trova: in Piemonte, a pochissimi chilometri di Alba, in uno dei loro momenti più intensi. La sala, ricavata dall’antica serra degli agrumi ha un’eleganza discreta, fatta di luci basse e dettagli curati. È un luogo che mette tranquillità e predispone all’ascolto: della cucina, del territorio e del lavoro di uno chef che qui sta trovando una sua voce precisa. Lorenzo Musso, originario proprio del Roero, pasticcere di formazione e cuoco per evoluzione, guida la Limonaia con una cucina che parte dalle radici piemontesi ma le porta un passo oltre.
Dopo anni all’estero, soprattutto in Australia e un passaggio a Firenze, è tornato a casa e qui ha assunto la guida della cucina, impostando un percorso legato al territorio ma senza rigidità.
Il menu che abbiamo provato racconta bene la sua mano. Si apre con un girello di vitella accompagnato da una salta tonnata, acciughe del Mar Cantabrico e cucunci. A seguire uno dei momenti più riusciti della cena: gli agnolotti del Plin al tovagliolo. Il ripieno è quello classico piemontese — vitello, maiale e coniglio — ma Musso aggiunge una mousse di fondo bruno che crea un doppio livello di consistenze: solido e liquido. I plin, bianchi e serviti nel tovagliolo, non hanno alcun condimento esterno, ma al morso rilasciano tutto il sapore del ragù. Molto centrato anche il secondo: guancia di vitella brasata, salsa bordolese, e una millefoglie di sedano rapa e tartufo nero. Si chiude con un Mont Blanc rivisitato che mantiene i punti fermi del dolce tradizionale. La base è un parfait alla crema di marron glacé, accompagnato da marron glacé, meringhe, chips di cacao e panna montata alla vaniglia. L’idea più interessante è l’inserimento dei semi di melograno, che portano acidità e una nota fresca che bilancia la dolcezza del dessert.
Nel menu altri menu degustazione come quello di mare e quello interamente dedicato al tartufo, durante la stagione.
In cucina la brigata è composta da sette persone, che all’interno del castello di occupa di preparare dalla colazione alla cena. Il contesto del castello completa l’esperienza senza sovrastarla. Nonostante la maestosità della struttura, l’atmosfera resta raccolta, quasi intima con un servizio preciso ma non ingessato, una carta dei vini ben strutturata sulle Langhe ma non chiusa al resto d’Italia e una cucina che lascia spazio alla stagionalità, soprattutto quando il tartufo entra in scena.
Un castello che continua a generare sogni
Il Castello di Guarene oggi è una parentesi fuori dal tempo, un rifugio che riesce a combinare arte, storia, accoglienza e benessere. Qui il passato non è mai decorazione: è una presenza viva, che accompagna ogni passo. Proprio come in una fiaba, dove il “c’era una volta” non è un inizio lontano, ma un invito a tornare.












