Cosa fare un weekend a Lione?
Dopo Parigi e Marsiglia, Lione è la città più popolosa della Francia. Situata nella zona sudorientale del Paese, a pochi chilometri dal confine con Piemonte, Valle d’Aosta e Svizzera, vanta dal 1935 la nomea di “Capitale della gastronomia”.
I motivi sono molteplici: nella regione Alvernia-Rodano-Alpi (in francese Auvergne-Rhône-Alpes) di cui ne è capoluogo e nelle immediate vicinanze, nascono tante delle eccellenze enogastronomiche nazionali: il pollo di Bresse, i vini di Borgogna, Beaujolais e Rodano, i formaggi di Savoia e del Delfinato (Beaufort, Reblochon, Saint-Marcellin), la carne di razza bovina Charolaise, e la frutta e verdura della Valle del Rodano.



La città ha una grandissima tradizione culinaria, sia popolare (ancora oggi apprezzabile nei bouchon, le trattorie) sia di alta cucina, come testimoniato dalla carriera di Paul Bocuse, chef che detenne le tre Stelle Michelin per 55 anni, ma anche da quella di Eugénie Brazier, Fernand Point, Daniel Boulud e la famiglia Troisgros, chef originari di Lione che hanno fatto la storia della cucina francese.
Lione, però, non è solo enogastronomia, ma ha anche tanto altro da raccontare. Ecco i nostri consigli per un weekend a Lione.
Pranzo in una brasserie francese tra i due fiumi
Che arriviate a Part Dieu, Gerland o al Saint Exupéry, quindi rispettivamente in treno, bus o aereo, il consiglio è quello di dirigersi subito nella “penisola” di Lione, quella romantica lingua di terra incastonata tra il Rodano e la Saona, dove ad aprile 2025 ha inaugurato la Brasserie des Deux Rives. Ultimo capitolo del gruppo Nouvelle Garde (nuova guardia) che, partendo da Parigi, ha ammodernato il concetto di brasserie in tutta la Francia, con le aperture di Lille, Marsiglia, Bordeaux, e anche Londra. L’atmosfera del locale intreccia la ricca cultura di Lione e la grande tradizione tessile dei canut, gli storici lavoratori della seta, con il calore dei bouchon, le trattorie tipiche lionesi frequentate dalla classe operaia. Nel menu c’è spazio per alcuni grandi capisaldi della gastronomia locale. Da provare il saucisson brioché, una salsiccia avvolta all’interno di una burrosa pasta brioche, il cervelle de canut, una crema di formaggio fresco, con erbe, scalogno e aceto, e l’andouillette, un insaccato locale a base di intestino di maiale, marinato e cotto. Al termine, lasciatevi uno spazio per il leggendario Paris-Brest, dessert nato nel 1910 per ricordare la corsa ciclistica Paris-Brest-Parigi – da cui la forma a ruota – in cui la pasta choux veicola il sapore della nocciola, in mousseline (crema pasticcera e burro), salsa e tostata. Senza tempo.





Visita del Parc de la Tête d’Or
Il pomeriggio non potete che dedicarlo alla visita del Parc de la Tête d’Or, un grande parco che meriterebbe almeno due, se non tre ore di tour. Perché non si tratta solo della più grande area verde urbana di tutta la Francia, con i suoi 105 ettari e 8800 alberi, ma anche di un contesto ideale in cui praticare ogni tipo di attività fisica. Dal ciclismo, anche nel velodromo, alla corsa, fino alle bocce, al golf, alla canoa o pedalò, da noleggiare per “immergersi” nel lago centrale. All’interno del parco, sono presenti anche il secondo zoo più antico della Francia – accessibile gratuitamente, senza confini con il resto del parco – con 800 animali tra giraffe, zebre, scimmie, serpenti, tartarughe di terra, fenicotteri rosa e pellicani, e il giardino botanico più grande del Paese: 8 ettari in cui sono presenti, tra gli altri, 350 varietà diverse di rose. Il parco è nato nel 1862, su volontà dell’allora sindaco Vaisse secondo cui era importante donare “una campagna a chi non poteva averla”, ovvero i cittadini di Lione.
Cena alla Croix-Rousse
Nel pomeriggio inoltrato, il nostro consiglio è quello di “affacciarsi” alla Croix-Rousse, lo storico quartiere dei lavoratori della seta lionesi (canuts) – a cui è stato dedicato il murale trompe l’oeil Mur des Canuts – e di fare una passeggiata perdendosi tra le vie dall’atmosfera bohémien, ma anche nelle tante piazze alberate. Proprio in questo sobborgo lionese si trova L’Atelier des Augustins, un ristorante aperto nel 2014 e stellato dall’edizione 2024 della Guida Michelin. Lo chef patron Nicolas Guilloton ha lavorato in passato con lo chef Emile Jung, al George V e all’ambasciata di Londra, esperienza da cui ha preso il volo verso Etiopia e Mali, esperienze oggi richiamate nelle pareti con tipiche maschere africane. La caratteristica più unica che rara della sua filosofia è la cucina, che attinge al seppur ricco, ma limitato bacino di ingredienti provenienti, entro un raggio di 200 km dal ristorante. A cena, il menu è una montagna russa che accompagna l’ospite in un percorso di sei portate interamente a sorpresa. Tra lattughe che sembrano una millefoglie, e abbinamenti creativi (vedi asparagi-geranio o pesce-grasso di prosciutto) ci si dimentica, almeno per due ore, di assaggiare solo ingredienti del territorio. La carta vini, considerata tra le 100 migliori di Francia da Terre de Vins, conta oltre 400 etichette, con un focus sulla vicina Borgogna.



Nel cocktail bar in stile Breaking Bad
A 20 a minuti a piedi dal ristorante, quasi sulla riva della Saona, uno dei due fiumi della città assieme al Rodano – a proposito visitate l’area della Confluence, dove i due si uniscono – si trova il cocktail bar più in voga di Lione. Si chiama Abstract e nasce da un’idea: rendere protagonisti, al posto di whisky, vodka, gin o vermouth, gli ingredienti che ci regala la natura. Con lamponi, cacao, osmanto, olive nere, peperoni gialli, cetriolo, burro, limone e anice stellato, il team guidato dal bar manager e socio Faustine Simorre prepara i Monochromes, distillati a base di un solo ingrediente (anche take-away, nel formato da 500 ml), qui miscelati nei cocktail insieme a ingredienti insoliti, vedi yogurt greco, wasabi, rafano, salsa ponzu, succo di pomodoro, acqua di cocco o sciroppo di riso. La ricerca, che ha valso l’inserimento nella prestigiosa selezione internazionale 50 Best Discovery, che raccoglie alcuni tra i migliori ristoranti e cocktail bar nel mondo, dà vita a rivisitazioni di classici, come Milano-Torino, Margarita, Old Fashioned, o a drink di chiara impronta francese. Come nel caso del Galopin, realizzato con il Picon, un bitter famoso nella Francia settentrionale e orientale. Il locale è un piacere anche per gli occhi, perché in grado di mixare le vibes di un bistrot del secolo scorso con quelle di un laboratorio in stile Breaking Bad. Dal menu gastronomico, realizzato attualmente in collaborazione con la paninoteca artigianale lionese Gus&Gas, si possono ordinare elaborati panini con impasti non comuni – come il bun di patate o il pane a lievitazione naturale – con ripieni calibrati nel minimo dettaglio.




Tour della città
Il mattino del secondo giorno, consigliamo un tour di Lione – noi abbiamo prenotato quello di Civitatis – per cogliere tutta la bellezza di una città che va raccontata. Nel nostro caso, siamo partiti da Place des Terreaux, dove alloggia la Fontaine Bartholdi, dell’omonimo scultore che realizzò la Statua della Libertà, e abbiamo proseguito verso la Montée de la Grand-Côte, una delle strade probabilmente più iconiche della città, perché sede di tante installazioni artistiche contemporanee anche piuttosto originali. Non solo murales, quindi, ma scatole di latta che diventano personaggi giocosi, le tre scimmie sagge, o stencil dedicati ad Antoine de Saint-Exupéry, autore lionese de Il Piccolo Principe. Quindi, spazio al meraviglioso Fresque des Lyonnais, un murale trompe l’oeil che raffigura volti noti della storia e più contemporanei legati alla città, come i fratelli del cinema Auguste e Louis Lumiere, il fisico André Marie Ampère, lo stesso de Saint-Exupéry, la martire Saint Blandine o lo chef Paul Bocuse. L’Anfiteatro delle Tre Gallie, che ricorda i fasti di Lugdunum (precedente nome di Lione) e fu costruito durante dai romani, precede la visita alla Vieux Lyon, la vecchia Lione, il quartiere più antico della città oggi prettamente abitato da universitari, e nel quale si trovano i caratteristici traboules. Passaggi pedonali segreti che uniscono le vie della città, attraverso affascinanti corti private, in passato usati nella rivolta dei Canuts e dai partigiani della Resistenza francese, durante l’occupazione tedesca nella Seconda Guerra Mondiale. Al termine del tour, approfittatene per comprare uno scenografico cookie dall’artigiano cioccolatiere Bruno Saladino, alla cui vetrina sarà impossibile resistere, o una conserva di sardine, tonno o sgombro da La Conserverie la belle-iloise, azienda a gestione familiare nata nel 1932, che lavora ancora i prodotti a mano, abbinandoli a materie prime di qualità, come i limoni di Mentone o il pepe della Guinea.
Brunch da Mama Shelter
A pochi passi dalla fermata metro Jean Macé, nell’omonimo quartiere, viene servito uno dei brunch più in voga della città. È quello di Mama Shelter, concept di ospitalità accogliente nato nel 2008 a Parigi e sbarcato in tutte le principali città francesi, così come all’estero. L’atmosfera è decisamente vivace – come voluto dai soci Serge, Jérémie, Benjamin Trigano e dall’archistar Philippe Starck – in particolare nella sala ristorante, vero e proprio fulcro delle attività qui ospitate. Tra queste, spicca il brunch domenicale, molto frequentato anche dai clienti esterni. La formula, servita al prezzo di 42€ (21€ per i bambini), è a buffet e offre ogni tipo di scelta dolce e salata. Pane e pan brioche da accompagnare a confetture e miele, croissant e pain au chocolat torte e dolci di ogni genere e tipo – dall’eccezionale tarte au citron al Paris-Brest – cookie, waffle, cervelle de canut, salumi e formaggi, estratti fai-da-te, insalate di verdura, pasta e legumi, meze – da provare il babaganoush con la pita – yogurt con frutta fresca e secca, fino a quiche, alette di pollo e legumi speziati.




Visita del mercato gastronomico coperto
A 30 minuti a piedi da Mama Shelter, si trova un vero e proprio santuario della gastronomia lionese: il mercato coperto Les Halles de Lyon Paul Bocuse. Nato nel 1971 e rinnovato negli anni 2000, il luogo è un vero e proprio parco giochi per gli amanti dell’enogastronomia. Ogni giorno, 56 commercianti (tra casari, fornai, cioccolatieri, pasticceri, fruttivendoli, salumi, macellai, pescivendoli, ristoratori, sommelier) mettono in mostra i propri prodotti di una qualità fuori dal comune: paté, terrine e andouillettes, pregiati formaggi da abbinare ad altrettanto ricercate confetture, torte e monoporzioni millimetriche, prosciutti spagnoli, funghi e tartufi, pollo di Bresse, frutta e verdura del territorio, macaron, ostriche, pane di boulangerie, cioccolato, e vino. Il mercato dà la possibilità di fermarsi anche nei momenti del pranzo e della cena, per vivere un pasto fuori dall’ordinario.
Cena in un bistrot anni ’50
Nuovamente nel quartiere La Croix-Rousse, si trova uno dei locali più interessanti nel panorama della bistronomie cittadina. Nato a fine 2017, dallo chef Fréderic d’Ambrosio (già noto in città per il Balthaz’art) e la socia, compagna e responsabile di sala Anaïs Fourignon, Les Boulistes è un bistrot che rende omaggio negli arredi agli anni ’50 e nel nome ai giocatori di bocce di Place Tabareau (che ospita il ristorante e il suo romantico dehors). Qui, il menu varia settimanalmente nella proposta del pranzo e ogni mese e mezzo a cena, momento della giornata in cui è consigliato ordinare il menu Entrée + Piatto + Formaggio o Dessert. I piatti signature da provare, che resistono ancora in carta dal giorno dell’apertura, sono la Terrina di Boulistes con fegatini di pollame, pancetta affumicata e nocciole, cetriolini sottaceto e cipolle fritte – piatto imperdibile, perché racconto molto della gastronomia locale – la Tartare di manzo tagliata al coltello, un classico della cucina francese, con capperi, tuorlo d’uovo, cetriolini sottaceto, prezzemolo, scalogno, due tipi di senape e salsa Tabasco verde, purè di patate, e il Moelleux al cioccolato, con burro salato, panna montata e salsa al caramello. Se siete in due, fate ordinare all’altra persona il Saint Marcellin, un formaggio cremosissimo e locale, a pasta molle e crosta fiorita, ottimo per chiudere una cena. Un plauso anche alla carta vini, che nella selezione alla mescita mette in mostra esclusivamente referenze locali, quali il Côtes du Rhone blanc o il Saint Pourçain.















