Tra i tanti lati positivi, il bello di viaggiare arriva soprattutto quando il paesaggio non è più soltanto qualcosa da osservare, ma diventa una presenza che accompagna e coinvolge chi lo attraversa. Lo stesso accade quando a essere protagonista è quella lingua di Maremma tra Livorno e Grosseto, dove il territorio di Scarlino incontra il mare in un continuo equilibrio, fatto di richiami e influenze reciproche. Ed è così che il viaggio non è più solo uno spostamento verso una destinazione, ma un’esperienza che coinvolge i sensi. La luce, il vento, la salsedine e la vegetazione contribuiscono a creare un’atmosfera particolare, che invita a rallentare e a osservare il paesaggio con maggiore attenzione.


Dentro questo equilibrio complesso e affascinante si inserisce Torre Civette, realtà agricola e vitivinicola nata nel 2015 nel cuore della Maremma costiera, all’interno dell’area naturalistica delle Bandite di Scarlino. Il progetto prende forma attorno a un paesaggio che non è semplice cornice produttiva, ma matrice identitaria: un anfiteatro naturale sospeso tra macchia mediterranea e mare, dove i vigneti impiantati nel 2017 si estendono per circa 23 ettari a pochi metri dalla costa.

La struttura aziendale si fonda su una produzione necessariamente limitata e dalla forte impronta “qualitativa”, circa 15.000 bottiglie annue tutte a denominazione IGT Toscana, con un’impostazione orientata alla fascia premium e a una lettura contemporanea del territorio. La consulenza enologica è affidata alla visione dell’enologo di fama mondiale Riccardo Cotarella, che accompagna l’evoluzione stilistica dei vini senza interrompere la centralità del luogo.

La gamma produttiva si articola in pochi vini che leggono la Maremma attraverso declinazioni diverse: il Cabernet Franc in purezza del “Torre Civette” come espressione più identitaria della tenuta, il blend Syrah e Cabernet Sauvignon del “Civetta Brava” in una chiave più dinamica e gastronomica, fino al rosato da Syrah del “Civetta in rosa” che restituisce il lato più luminoso e minerale di questo angolo di mediterraneo. Accanto al vino, la produzione di olio extravergine d’oliva completa un sistema agricolo che lavora la terra certamente per coerenza più che per estensione.

La degustazione

In questo contesto, la degustazione guidata da Riccardo Cotarella in persona non assume il ruolo di spiegazione, ma di ulteriore compenetrazione in questo microcosmo. I cinque vini assaggiati non hanno rappresentato una progressione lineare, ma una serie di deviazioni sullo stesso tema: quanto territorio può restare nel vino senza diventare racconto semplificato.

Si parte dal “Civetta in Rosa” 2025, che sorprende prima ancora che nel sorso per il suo colore: non il rosa tipico del Syrah, ma una tonalità più elegante, vivida, che sembra riflettere in modo diretto la luce della costa. Al naso si apre su una trama ampia di frutta a polpa rosa e agrumi, con il pompelmo che emerge con decisione, mentre in bocca la chiusura sapida ne allunga la beva e lo rende un vino trasversale, quasi un passaggio continuo tra aperitivo e tavola.

Poi arriva il “Civetta Brava” 2024, dove il registro cambia senza perdere leggerezza. Il Syrah incontra il Cabernet Sauvignon in una forma immediata, diretta, che gioca sulla freschezza del frutto e su una succosità quasi istintuale. È un vino che non cerca profondità dichiarata, ma fluidità: scorre, convince, si lascia bere con naturalezza, restituendo una versione più quotidiana ma non banale della costa toscana.

Il percorso si chiude con Torre Civette, declinato nelle diverse annate, dove il tempo entra finalmente nella degustazione. La 2022 appare più pronta, rotonda, dal frutto polposo e già compiuta nella sua immediatezza espressiva. La 2020 invece si mostra più chiusa, ancora raccolta su sé stessa, come se non avesse ancora deciso del tutto la propria direzione. La 2021 è il punto di equilibrio più interessante: già complessa, con una freschezza evidente e un tannino integrato ma vivace, che lascia intravedere una prospettiva evolutiva ancora ampia, non conclusa.

In una tale sequenza degustativa, il vino procede non necessariamente per intensità crescente, ma soprattutto per variazioni di sguardo: cambia il modo in cui il territorio si lascia attraversare, come se ogni bottiglia fosse una diversa possibilità offerta dal territorio maremmano.

Ed è in questo contesto che anche il logo dell’azienda acquista un significato particolare: una torre accompagnata dal volo di una civetta. Più che un semplice simbolo, rappresenta uno sguardo attento sul territorio e la sua identità. Una presenza discreta che richiama la capacità di osservare e comprendere ciò che la natura esprime, nei suoi equilibri e nei suoi continui cambiamenti.
Anche la storia della torre racconta un’evoluzione interessante. Costruita nel 1568 come presidio costiero, oggi è diventata un elegante luogo di accoglienza. Una trasformazione che valorizza il passato senza cancellarlo, mantenendo vivo il legame con le proprie origini.
Al termine della visita, ciò che rimane più impresso non è soltanto la bellezza dei filari di vite a pochi metri dal mare o il ricordo dei vini degustati, ma l’esperienza complessiva vissuta in questo angolo di Maremma. Un territorio che si rivela poco alla volta, attraverso il paesaggio, i profumi, la storia e il lavoro dell’uomo.

Forse è proprio questo il significato più profondo della civetta: ricordare che comprendere un luogo significa osservarlo con attenzione, lasciandosi guidare dalle sue trasformazioni e dalle emozioni che sa trasmettere.

di Filippo Lazzerini, miglior sommelier Toscana 2025