Dodici nuovi episodi per raccontare il vino attraverso le voci dei produttori, tra storie, territori e visioni. Un viaggio che attraversa l’Italia e, per la prima volta, si apre anche all’estero. Torna a partire dal primo luglio “Pellegrini del vino”, il podcast ideato da uno dei distributori più importanti d’Italia e curato dalla giornalista Laura Donadoni.

Con un linguaggio che unisce rigore e sensibilità narrativa, la nuova stagione amplia l’orizzonte del viaggio, affiancando ai territori italiani anche una tappa internazionale, in Slovenia, per sottolineare quanto il vino sia, da sempre, cultura in movimento. Un mosaico di voci e storie che rivelano il carattere profondo di ciascuna etichetta, restituendo la ricchezza di sfumature che compongono il mondo enologico.

«Con oltre 80.000 download complessivi e una media di 6.500 ascolti per episodio, abbiamo la conferma che c’è grande interesse per un racconto del vino capace di andare oltre la tecnica, mettendo al centro persone, territori e visioni. Dopo l’ottimo riscontro della prima stagione, abbiamo dato vita al secondo capitolo del podcast “Pellegrini del Vino”, sempre con la voce di Laura Donadoni. Questa volta risaliamo l’Italia da sud a nord, incontrando realtà produttive che, attraverso sensibilità e approcci diversi, interpretano con originalità il volto attuale del vino italiano. Il nostro obiettivo resta lo stesso: creare connessioni tra chi il vino lo fa e chi lo vive. Il podcast è uno degli strumenti con cui Pellegrini Spa continua a valorizzare storie, luoghi e idee che rendono il vino qualcosa di vivo e in continua evoluzione. E non escludiamo, in futuro, di raccontare ancora più produttori internazionali del nostro catalogo, per offrire uno sguardo sempre più ampio e consapevole», afferma Elisabetta Pellegrini, Store Manager di Pellegrini Private Stock e Communication Manager per Pellegrini Spa.

Elisabetta, perché un podcast per raccontare il vino? Come è andata la prima edizione e cosa cambia con la seconda?

«Il podcast ci è sembrato da subito il mezzo ideale per raccontare il vino in modo autentico, umano e coinvolgente. “Pellegrini del Vino” nasce dall’esigenza di superare le schede tecniche e le descrizioni formali, per dare voce ai produttori e ai territori attraverso un linguaggio più intimo e narrativo. La prima stagione ha confermato la forza di questo formato: oltre 80.000 download complessivi e migliaia di ascolti a puntata ci hanno dimostrato che il pubblico cerca contenuti di valore, capaci di emozionare e informare. Con la seconda stagione abbiamo voluto proseguire su questa strada, ampliando lo sguardo. Restiamo fedeli alla struttura che ha funzionato — un episodio, un produttore — ma con una maggiore varietà di territori, sensibilità e storie. Per la prima volta includiamo anche una tappa internazionale, in Slovenia, proprio per sottolineare la natura “senza confini” della cultura del vino».

Il podcast è cultura. Quanto è importante, secondo voi, fare divulgazione nel settore vino?

«Siamo convinti che il vino sia prima di tutto cultura, e come ogni espressione culturale meriti di essere raccontato con autenticità, passione e rispetto. Fare divulgazione in questo ambito significa creare ponti: tra chi il vino lo produce con dedizione e chi lo sceglie, lo beve, lo vive. In un panorama spesso affollato da tecnicismi o comunicazioni troppo patinate, proporre contenuti che uniscano informazione e ispirazione è non solo una grande opportunità, ma anche una responsabilità. Con il podcast vogliamo raggiungere un pubblico ampio e trasversale: dagli operatori del settore agli appassionati, fino a chi si avvicina per la prima volta a questo mondo. L’obiettivo non è semplificare, ma rendere accessibile. Raccontare le storie dietro ogni etichetta vuol dire contribuire alla crescita culturale del settore e restituire valore al lavoro quotidiano nei vigneti, in cantina, nei territori. E poi — parliamoci chiaro — il mondo corre veloce. Per chi, come me, è cresciuto tra nuove tecnologie ed esperienze internazionali, innovarsi è una necessità. Il podcast è uno strumento perfetto per stare al passo: è diretto, coinvolgente, flessibile. E soprattutto ti permette di imparare qualcosa di nuovo… senza troppi sforzi, magari mentre sei in auto, fai la spesa o carichi la lavastoviglie (sì, parlo per esperienza personale!). Se riusciamo a far appassionare qualcuno al vino tra una story su Instagram e un reminder del calendario, allora vuol dire che siamo sulla strada giusta».

Avete altri progetti nel cassetto?

«Assolutamente sì. “Pellegrini del Vino” è solo una delle tante strade attraverso cui vogliamo raccontare ciò che sta dietro al nostro catalogo, che è prima di tutto una rete di persone, luoghi e idee. Stiamo valutando la possibilità di arricchire il format con contenuti extra — video o magari eventi live — e non escludiamo future collaborazioni con nuovi partner, anche internazionali. Ogni progetto nasce dal desiderio di alimentare un dialogo autentico con chi il vino lo vive, e il podcast rappresenta un primo passo in questa direzione. La risposta positiva del pubblico ci incoraggia a continuare e sperimentare».

Appuntamento, quindi, da oggi primo luglio su tutte le principali piattaforme di streaming con la nuova stagione di Pellegrini del Vino, dodici nuovi episodi, un viaggio enologico tra storie, persone e territori.

Nella prima puntata si abndrà alla scoperta di Masseria del Feudo: azienda di contrada Grottarossa, Caltanissetta, incastonata tra i gioielli di Piazza Armerina e Agrigento e guidata da Carolina Cucurullo. Potete ascoltara la loro storia qui:

Salute e buon ascolto! 🍷