I Vigneron e le Maison della Champagne si sono riuniti nelle scorse settimane a Épernay, in seno al Comité Champagne (Civc), per definire congiuntamente come di consueto le condizioni per la prossima raccolta. A fronte di una stagione vitivinicola che è stimata come piuttosto favorevole, la resa commerciabile per la vendemmia 2025 è stata fissata in 9.000 chili per ettaro, il 30% in meno rispetto ai 12.000 del 2022. La decisione, frutto di una intesa collettiva, si basa sul modello normativo unico della Champagne, che consente di adattare la produzione alle fluttuazioni del mercato, preservando al contempo la qualità e la sostenibilità della Denominazione. La decisione assunta in seno al Civc è parte di un graduale processo di riduzione delle scorte per riadattare le giacenze all’andamento del mercato e definire le strategie future.

L’instabilità geopolitica ed economica, unita alla crescente volatilità dei comportamenti dei consumatori, ha reso le previsioni più complesse: «In questo clima in continua evoluzione, le spedizioni di Champagne mostrano una relativa stabilità, segno di un mercato resiliente – sottolinea il Civc – ma l’attuale situazione spinge il settore a esercitare cautela e ad adattare le proprie decisioni a una realtà complessa, pur mantenendo una visione ambiziosa per il futuro».

C’è chi però contesta la strategia del Civc, con i Vignerons indépendants de Champagne (che contano quasi 400 viticoltori récoltants-manipulants che lavorano quasi 3.000 ettari di vigneti e vendono quasi 16 milioni di bottiglie l’anno) che domandano una resa di almeno 10.500 kg/ha. «I Vigneron hanno bisogno di visibilità per poter investire nei vari aspetti della loro attività (viticoltura, vinificazione, ambiente, vendite e marketing) e, pertanto, una resa stabile è essenziale per questi leader aziendali – è evidenziato in una nota firmata dai Vignerons indépendants de Champagne -. Inoltre, i flussi di cassa mostrano preoccupanti segnali di rallentamento. I Vigneron hanno dovuto affrontare due vendemmie complicate nel 2021 e nel 2024. A questi fattori si sono aggiunti l’aumento dei tassi di interesse, la minaccia della flavescenza dorata e le preoccupazioni per il riscaldamento globale. […] Questa resa grava enormemente sulle giovani generazioni che si stanno insediando o che stanno subentrando, con il rischio che non desiderino più diventare o restare récoltant-manipulant, una categoria essenziale per il mantenimento dell’equilibrio della Champagne».

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A venire contestata è l’entità di una resa commerciabile non ritenuta adeguata a far fronte alle esigenze delle piccole realtà, ma buona solo per smaltire le giacenze: «Al di sotto dei 9.500 kg/ha – lamenta Christine Sévillano, presidente dei Vignerons indépendants de Champagne – alcune delle nostre strutture faranno fatica a far fronte. Questa decisione si basa esclusivamente sul parametro dello stock di bottiglie. Non riflette alcuna strategia, nessun ottimismo, e certamente non riflette l’immagine collettiva della Champagne».