Una volta al mese, dalle 19 alle 21, il Rumore di Portrait Milano è diventato  questa primavera il posto dove bere Krug in abbinamenti raffinati ascoltando musica dal vivo. Il format si chiama Note d’Aperitivo X Krug e ha accompagnato tutta la stagione fino all’estate con un appuntamento mensile costruito attorno alla Grande Cuvée e alla musica suonata sul posto. Ho fatto un giro a una delle prime serate e ovviamente la combinazione funziona eccome e fate in tempo a provarla almeno una volta il prossimo 15 giugno… anche se ovviamente Krug rimane in carta e al bicchiere per tutta l’estate e oltre! 

Ph.MattiaAquila

L’American Cocktail Bar firmato Beefbar dentro Portrait Milano è piccolo, intimo, luci dosate, suono mai sopra le righe anche se suonato con vigore dai musicisti che si alternano sul palco. In due si sta benissimo, in piccoli gruppi pure, oltre comincia a perdersi la conversazione al tavolo ma  è giusto così. Il format chiede ascolto, non chiacchiericcio da open bar, e l’ambiente lo asseconda.

Krug in questo contesto ci sta alla grande anche se gli appassionati della degustazione potrebbero lamentarsi che sia difficile concentrarsi sul vino. La Maison di Reims, fondata nel 1843, lavora da tempo sul legame tra musica e degustazione, con una piattaforma sul sito ufficiale dove ogni edizione della Grande Cuvée trova abbinamenti firmati da artisti come Max Richter, Ryuichi Sakamoto, Dardust. La metafora orchestrale è il loro DNA narrativo: la Chef de Caves Julie Cavil lavora come direttore d’orchestra che ogni anno mette insieme circa 250 vini dell’annata e 150 vini di riserva da oltre dieci annate precedenti, e da quella biblioteca compone una nuova Édition. La sinfonia di Joseph Krug, riproposta vendemmia dopo vendemmia, indipendentemente dal clima.  In bottiglia adesso c’è la 173ème, ultima uscita e disponibile al calice a 50 euro durante la serate al Rumore. Una cifra che a Milano paga un cocktail nei posti più ricercati, qui paga un assemblaggio di 150 vini. 

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I numeri: 44% pinot noir, 34% chardonnay, 22% meunier. Il 69% viene dalla 2017, il 31% dai vins de réserve, il più vecchio del 2001. Hanno pesato in particolare 2014 e 2011 per lo chardonnay, i pinot nero 2001 di Verzy, Verzenay e Aube, i meunier 2016. Dosaggio 4 g/l, sette anni sui lieviti.  Al naso esordisce su mirtillo, arancio, pompelmo rosa, una nota floreale squillante di rosa thea e gelsomino, poi confetto, vaniglia, mandorla. Con qualche grado in più si aprono brioche, verbena, rum, pesca melba, pinoli. Il frutto scuro e gli agrumi viaggiano su due binari anche in bocca, dove la lama citrina pulsa e fa da contraltare alle note di colazione francese. Finale tra piccantezza e mentolato. Percezione complessiva grandiosa, qualche cedimento al centro bocca, tratti austeri giovanili ma anche di altra natura, eleganza sorprendente per il millesimo, un pelo sotto al consueto Krug. Armonia e bevibilità ottime, slancio profondo, bottiglia da bere adesso che comunque guadagnerà con qualche anno in più…  Al calice si abbina lo street food di Beefbar in due formule. Quesadillas a 60 euro complessivi con contrasto pulito tra grasso confortevole e affilatura citrina della 173. Oppure Panettone salato con prosciutto di manzo Kobe a 80€, ed è la combinazione che mi ha convinto di più: il dolce-salato del panettone e la sapidità del Kobe trovano la verticalità della Grande Cuvée senza schiacciarne la finezza. Per chi vuole completare con qualcosa di più verde, c’è il guacamole al coriandolo con chips, milanese-messicano che funziona meglio di quanto sembri sulla carta.  Come detto, fate ancora in tempo per l’ultimo appuntamento, quello del 15 giugno, io mi affretterei a prenotarlo…