Fondata a Reims nel 1981, la Maison Bruno Paillard rappresenta un’eccezione nel panorama delle grandi firme della Champagne. Nata senza il peso di secoli di storia, ma guidata da un approccio artigianale e contemporaneo, la cantina è cresciuta sotto il segno di una costante ricerca di precisione e identità. Una precisione che Alice Paillard ha raccontato con l’assaggio dell’atteso Blanc de Blancs 2015: un millesimo che si muove sul sottile crinale di una viticoltura capace di sfidare il tempo e il cambiamento climatico.

Per Bruno Paillard, lo Champagne è a tutti gli effetti un’opera di creazione. Dal 1983 ad oggi, ogni millesimato viene associato a un tema che ne riassume la personalità. «Sin dagli esordi – racconta Alice – mio papà ha avuto questa idea: amando molto l’arte, voleva far capire l’unicità di ogni millesimo proprio attraverso le opere. Con un solo colpo d’occhio potete cogliere la diversità di questi lavori, che esprimono una creatività e una diversità unica. Ognuna di loro, infatti, è stata creata in stretta relazione al vino; non si tratta di opere che abbiamo semplicemente trovato prima e poi comprato». Rigore e/o intuizione? «Il processo di unione tra arte e vino è rigoroso ma guidato sempre dall’intuizione. Prima si individua una parola-chiave capace di definire il carattere del vino, poi si cerca l’artista il cui universo visivo risuoni con essa. Per il 2015 la scelta è caduta su ‘Presenza’, un concetto che evoca la tangibile e immediata forza espressiva di questa annata».

Il tema è stato affidato al pittore californiano Jeff Kowatch, celebre per le sue composizioni. Nato a Los Angeles, in California, nel 1965, Kowatch ha vissuto e lavorato per circa un decennio a New York prima di stabilirsi definitivamente in Belgio nel 2002. Kowatch, utilizzando la complessa tecnica dell’oil stick su Dibond ereditata dalle antiche velature fiamminghe, ha dato vita a un’etichetta dai colori luminosi e stratificati. Un’opera accolta come un dono simbolico, senza selezioni o bozzetti alternativi, a suggellarne l’ingresso. «Il risultato per l’etichetta del Blanc de Blancs 2015 è una composizione radiosa, strutturata su forme e colori straordinariamente caldi e luminosi, sovrapposti in molteplici strati cromatici che fluttuano e catturano lo sguardo».

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Un elemento fondamentale del processo creativo che ci hai svelato Alice Paillard è che l’artista, spesso, lavora senza aver prima degustato il vino: «Questo – racconta – avviene per preservare intatto il suo universo creativo, evitando condizionamenti tecnici e lasciando che l’opera nasca come pura risonanza spirituale con la parola assegnata». La Maison, infine, accoglie il dipinto come un momento simbolico: si dà il nome e si riceve l’opera, in un perfetto spirito di fiducia reciproca. «Dal punto di vista della produzione la regola per i millesimati è sempre la stessa, alcuni punti sono e restano fondamentali: l’uso solo della prima spremitura, affinamenti lunghi sui lieviti, dosaggi extra brut, lunghi riposi in cantina dopo sboccatura. Il millesimo 2015 si è rivelato un banco di prova decisamente complesso».

Dopo un inverno fresco e piovoso, la Champagne ha vissuto dieci settimane di quasi totale siccità e calore estremo da fine maggio a inizio agosto. «A causa di questo stress, molte zone del vigneto hanno subìto un blocco della maturazione – spiega la Pailalrd -. Quando la vite è sotto stress entra in una modalità di pura sopravvivenza, concentrandosi sulla propria vita e non sullo sviluppo del frutto. A fine agosto, l’arrivo della pioggia ha sbloccato la maturazione in modo repentino. Si tratta di un fenomeno che ormai conosciamo bene, ovvero la rapidità di maturazione post-stress. La vendemmia è stata rapidissima e in condizioni sanitarie perfette. Di fronte al rischio di un vino che potesse ‘cadere’ precocemente, la firma del territorio ha fatto la differenza.» Una fitta trama gessosa e una sorprendente struttura tannica sostengono il sorso, donando volume senza perdere verticalità. Per bilanciare questa esuberanza solare, la Maison ha scelto di prolungare i tempi di attesa: oltre sette anni di affinamento sui lieviti e ben 24 mesi di riposo post-sboccatura, con un dosaggio extra-brut ridotto al minimo di 3 g/l.

L’annata 2015 ha dimostrato grande resilienza, spiega Alice: «La resilienza dell’annata 2015 affonda, letteralmente, le radici nelle pratiche agronomiche. È un dato di fatto che la nostra ricerca si concentri proprio sui terreni in cui sappiamo di poter raggiungere lo strato profondo di gesso, ed è esattamente in questo modo che lavoriamo. Per questo motivo pratichiamo costantemente la lavorazione del terreno; non necessariamente a pieno campo in mezzo ai filari, ma localizzata ai piedi delle piante. Questo serve a inviare alla vite un leggero segnale di stress, che però la forza a spingere le sue radici più in profondità. E i risultati si vedono: ogni anno effettuiamo degli scavi pedologici in diverse parcelle, ed è davvero soddisfacente osservare la profondità raggiunta dalle radici. Naturalmente dobbiamo prestare la massima attenzione, perché il rischio è quello di causare un compattamento del terreno, una conseguenza che vogliamo assolutamente evitare». Conclude la Paillard: «In generale, nell’annata 2015 resta impressa quella che io definisco una “cicatrice”, una traccia profonda, un po’ come è accaduto nel 2012 o nel 2008. Per me questi sono segni d’identità affascinanti; che siano positivi o meno dipende sempre dall’equilibrio finale di ogni singolo vino. E, nel caso specifico, trovo che questo vino sia davvero straordinario».

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