Prima il paesaggio, poi l’idea, infine il vino. Nel Sarcidano, cuore appartato della Sardegna centro-meridionale, l’ordine delle cose continua a seguire il ritmo della natura e non quello del mercato. Tra altipiani modellati dal vento, sugherete secolari, pascoli e campi, prende forma una interpretazione coerente e personale del vino di oggi. Tenuta Olianas non nasce per produrre bottiglie di qualità, quello è ormai banale e scontato, ma prende vita per dimostrare che il rispetto del territorio può trasformarsi in linguaggio, che la biodiversità può diventare valore e che ogni calice può custodire la memoria di una terra senza tradirne l’identità.

Vino e territorio

A Gergei, nel 2000, l’incontro tra Stefano Casadei e la famiglia Olianas ha dato origine a un progetto che oggi rappresenta un riferimento dell’agricoltura rigenerativa italiana. Trentacinque ettari coltivati esclusivamente con vitigni autoctoni raccontano una Sardegna diversa da quella “sterotipata”. Una Sardegna agricola, pastorale, silenziosa, nella quale il vigneto continua a essere parte integrante del paesaggio e della cultura. Il principio che guida ogni scelta prende il nome di BioIntegrale, filosofia che Stefano Casadei applica ben oltre la semplice certificazione biologica. Biologico, biodinamico, tutela energetica, responsabilità sociale, salvaguardia della biodiversità e ricerca scientifica convivono all’interno di un modello agricolo che considera il vigneto un organismo vivente. Non somma di filari, ma ecosistema nel quale terreno, insetti, alberi, animali e uomo collaborano per raggiungere un equilibrio naturale. Le varietà autoctone dominano la scena senza compromessi. Cannonau, Vermentino, Bovale e Carignano rappresentano una scelta produttiva che si fa strumento culturale per difendere il patrimonio viticolo dell’isola in un’epoca in cui l’omologazione rischia spesso di cancellare le identità locali. Anche la cantina segue la stessa filosofia. L’intervento dell’uomo rimane discreto, quasi invisibile. Fermentazioni spontanee, assenza di lieviti selezionati, lavorazioni rispettose della materia prima e una continua ricerca della massima espressione del terroir trasformano ogni vino in una fotografia dell’annata, senza filtri né artifici. È proprio qui che il progetto Olianas supera la semplice sostenibilità. Il vino non più solo come prodotto ma racconto. Un romanzo liquido nel quale ogni etichetta rappresenta un capitolo diverso della stessa storia.

Il racconto si fa sorso

Ad aprire la narrazione è il Vermentino di Sardegna DOC 2025, vino che restituisce tutta la luminosità del Mediterraneo. Le uve provengono principalmente dai vigneti Murvonis e Porruddu, caratterizzati da suoli differenti che contribuiscono a costruire un profilo ricco di sfumature. L’olfatto richiama immediatamente pompelmo rosa, limone e leggere note speziate, accompagnate da delicati richiami di crosta di pane. In bocca prevalgono freschezza, equilibrio e una piacevole rotondità che rendono il sorso dinamico e territoriale. Un Vermentino capace di raccontare la Sardegna attraverso eleganza e naturale immediatezza.

Più complessa e profonda appare invece l’interpretazione del Vermentino di Gallura DOCG Superiore 2024, piccola produzione che nasce da vecchie vigne radicate nei terreni granitici della Gallura. Il bouquet alterna pesca gialla, pompelmo, fiori bianchi, erbe aromatiche della macchia mediterranea e delicate sfumature di miele. La componente minerale accompagna un sorso morbido ma vibrante, sostenuto da una sapidità persistente che prolunga il finale. Un bianco destinato anche all’evoluzione nel tempo, capace di raccontare con precisione il carattere della Gallura.

La ricerca sulla purezza espressiva raggiunge probabilmente la sua forma più radicale con Migiu Isola dei Nuraghi IGT, appartenente al progetto Le Anfore di Elena Casadei. Qui la terracotta sostituisce qualsiasi protagonista tecnologico. La lunga macerazione sulle bucce e la fermentazione spontanea regalano un vino dal colore ambrato intenso e da una personalità fuori dagli schemi. Mirto, ginepro, pepe bianco, miele di eucalipto, tè verde, menta limoncina e richiami iodati costruiscono un profilo aromatico che sembra condensare l’intera macchia mediterranea. Il tannino, insolito per un bianco, conferisce struttura e profondità, trasformando ogni sorso in un’esperienza di sorprendente complessità.

L’anima più autentica del Bovale emerge invece nel Perdixi Isola dei Nuraghi IGT 2023, dove l’incontro con una piccola percentuale di Carignano restituisce un rosso di grande personalità. La fermentazione naturale in anfore interrate e il lungo affinamento in legno accompagnano un vino ricco di frutti neri maturi, liquirizia, vaniglia e note balsamiche. La trama tannica rimane compatta ma raffinata, sostenuta da una viva acidità che ne prolunga l’eleganza. È il volto più profondo della Sardegna interna, quello che unisce forza, equilibrio e straordinaria capacità di invecchiamento.

Con il Cannonau di Sardegna DOC 2024 del progetto Le Anfore di Elena Casadei, la terracotta continua a essere il filo conduttore di una vinificazione essenziale. Il frutto conserva una freschezza sorprendente, esprimendo mirtillo, lampone e ciliegia accompagnati da viole, rosa, mirto, pepe di Sichuan e liquirizia. Il sorso appare succoso, fragrante e vibrante, lontano dagli stereotipi di un Cannonau esclusivamente potente. Una lettura contemporanea che valorizza finezza, energia e precisione aromatica.

Chiude il percorso il Cannonau di Sardegna DOC Riserva 2022, forse la sintesi più completa della filosofia Olianas. Proveniente dal vigneto Ruina Figu, fermenta in grandi anfore interrate secondo il metodo BioIntegrale e affina successivamente in botti di grandi dimensioni. Il risultato è un vino intenso, dove bacche rosse mature, mirto, cacao e leggere sensazioni balsamiche introducono un palato pieno, caldo e avvolgente. I tannini risultano spessi ma perfettamente integrati, sostenuti da una piacevole vena sapida che accompagna un finale lunghissimo. Un rosso che possiede la forza del Mediterraneo e la compostezza dei grandi vini da evoluzione.

La Sardegna autentica

Ogni etichetta racconta una sfumatura diversa della Sardegna, ma tutte condividono la stessa grammatica. Nessuna rincorre modelli precostituiti. Nessuna ricerca la perfezione. Tutte scelgono la strada del lasciare parlare il territorio. In questo senso Tenuta Olianas si caratterizza come laboratorio eno-culturale nel quale la promozione dell’autoctono assume un significato concreto. Difendere le varietà storiche porta con sé anche la capacità di assecondare biodiversità, paesaggio, economia rurale e memoria collettiva. Significa offrire al consumatore un’esperienza autentica, irripetibile, vera. Il Sarcidano, grazie a questo progetto, ritrova una centralità che supera la dimensione geografica. Da territorio marginale diventa luogo simbolico di una viticoltura che guarda avanti attraverso le proprie radici. Una lezione che Stefano Casadei ha costruito con pazienza, trasformando il rispetto della natura in metodo produttivo e la sostenibilità in un gesto quotidiano. Alla fine rimane una certezza. Il vino, quando nasce da un pensiero coerente, racconta, ovviamente, un’annata ma soprattutto una civiltà agricola, il carattere di un’isola e la voce di una terra che continua a parlare attraverso le sue uve. Ogni bottiglia di Olianas è pagina di un romanzo liquido scritto dal vento, dalla pietra, dal sole e dall’attesa. Un racconto autentico, profondamente sardo, destinato a lasciare il segno ben oltre il tempo di un sorso.