WAR, la birra agricola
Se è vero che l’abito non fa il monaco, è vero anche che quando qualcuno o qualcosa ha una marcia in più lo vedi al primo colpo d’occhio. Accade anche guardando le lattine di WAR, birrificio agricolo che sta per “We are rising”: le osservi, guardi i dettagli del packaging e capisci che c’è personalità, c’è qualcuno che ha voglia di dire qualcosa.
La filosofia di WAR poggia su un dogma tanto semplice quanto radicale: la birra è, prima di tutto, un prodotto agricolo. Una visione che qui si traduce in una gestione quasi maniacale della filiera, con gran parte dei cereali coltivati direttamente nei campi di proprietà (circa 17 ettari) e una tracciabilità costante che lega indissolubilmente il bicchiere alla terra.
Il timone di questa avventura iniziata nel 2017 appartiene a Francesco Radaelli, fondatore e anima del birrificio. Ingegnere di formazione e musicista nell’anima, Radaelli ha scelto di raccogliere l’eredità della cascina di famiglia — attiva da sei generazioni — trasformando il vecchio capannone degli attrezzi con le sue travi seicentesche in un impianto brassicolo all’avanguardia. Siamo a Cassina de’ Pecchi, nell’hinterland milanese, all’interno della storica Cascina San Moro e dal 2017 a oggi la produzione è passata da 50mila a 600mila litri all’anno.

Accanto a una solida base agricola, il Birrificio WAR ha saputo costruire la propria identità grazie a una continua ricerca sulla tecnica e sullo stile, affidandosi a mastri birrai di grande talento e spessore internazionale. Dalle luppolate taglienti e profumate in stile americano alle interpretazioni più complesse di ispirazione europea, ogni cotta rifugge l’omologazione industriale per inseguire un profilo gustativo verticale, pulito e di forte personalità.
Cantina Andriano Tor di Lupo Lagrein Riserva 2022 Alto Adige Doc
Durante la pandemia, poi, la scelta, coraggiosa e controcorrente, di abbandonare totalmente il formato in bottiglia per convertire l’intera produzione alla lattina. Una decisione dettata da ragioni tecniche e qualitative insindacabili — la lattina protegge la birra dai raggi UV e dall’ossigeno meglio di qualsiasi altro contenitore, preservandone intatti gli aromi del luppolo — ma sposata anche con una forte attenzione estetica. Le lattine del birrificio sono infatti diventate piccoli oggetti di culto grazie alle illustrazioni originali firmate da designer e artisti, trasformando l’esperienza di consumo in un viaggio che unisce vista, gusto e design.
Oggi il catalogo del Birrificio WAR è un vibrante manifesto della birra artigianale italiana. Accanto alle etichette ormai storiche — come le celebri IPA e le referenze continuative che spaziano dalle lager di carattere alle stout — l’azienda ha intensificato la produzione di edizioni limitate e progetti one-shot mensili, spesso nati in collaborazione con altri interpreti d’eccellenza della scena craft nazionale.

Tra le birre WAR degustate, la Franco Keller Pils è sicuramente una di quelle che ho apprezzato di più. Il colore si situa sulla linea di confine tra il paglierino e il dorato chiaro ed è coronata da un’abbondante schiuma candida, compatta e fine, di buona persistenza. Profuma di malato, con ricordi di panificato chiaro e un accenno di miele, oltre che aromi erbacei di trifoglio e tarassaco. Al sorso ha una carbonazione vivace ma sottile, con una delicata dolcezza maltata colorata di crosta di pane e fiori bianchi e una spiccata mineralità che solletica i lati della lingua.
Julian Reneaud, dalla pallamano a Colline Albelle
Iconica anche Amen, dorata chiara, lievemente opalescente, profuma di pompelmo rosa e arancia vaniglia, con tocchi esotici di ananas e papaya. Al palato offre una frizzantezza vivace e un corpo agile, piacevolmente arrotondato dalla consistenza del frumento. L’apertura maltata, breve e delicata, lascia subito spazio a una scia agrumata che sfuma nel mandarino, conducendo a un finale marcatamente amaro — giocato sulle note della scorza di mandarino — caratterizzato da una persistenza discreta e pulita.












