“Questo… è… l’Oltrepò Pavese”. Ne siamo certi e convinti al punto che, oggi, persino Leonida, re spartano, avrebbe alzato il calice e urlato questo “grido di battaglia” dopo aver assaggiato il Blanc de Noirs italico per eccellenza. Non stiamo parlando di un vino qualsiasi, ma della prima e unica zona al mondo capace di dare vita e interpretazione al Pinot Noir spumantizzato in purezza, un unicum enologico che si intreccia con la storia e l’identità di una comunità. In quel triangolo che si distende tra la bassa Lombardia, l’Emilia e la Liguria, un’area che da sempre vibra del “ribollir dei tini”, qualcosa non solo sta cambiando ma si sta proiettando con forza nel futuro. In questo angolo di terra che prende la forma esso stesso di un grappolo d’uva, si respira un profumo di croccante eleganza. L’Oltrepò Pavese, con le sue colline che scendono dolci verso il Po e si arrampicano testarde verso l’Appennino, è il teatro naturale in cui il Pinot Noir ha trovato un rifugio autentico. Un vitigno difficile, esigente, che pretende cura maniacale in vigna e mano lieve in cantina. Oggi, ci si è rimessi in moto con la voglia di raccontarsi come mai aveva fatto prima: attraverso un vino che diventa esperienza totale, empatica ed emozionante.

Se c’è un’immagine che descrive il momento attuale, è quella di una comunità, ovviamente effervescente, che decide di rinnovarsi dall’interno. Non è solo la vite che si rigenera dopo l’inverno: è il Consorzio di Tutela Vini Oltrepò Pavese stesso che oggi vive un profondo cambiamento. Nuove figure hanno deciso di solcare il mare agitato da una storia lunga e complessa provando a superare le colonne d’Ercole del passato. La volontà è chiara: restituire uno slancio a un territorio che ha sempre avuto i numeri, il paesaggio e il vitigno giusto per essere protagonista.

La svolta, oggi, è arrivata netta. Non attraverso un tecnicismo, ma con la voglia di perseguire un atto culturale e di rispetto verso il Pinot Noir. Le quattro valli dell’Oltrepò sono l’ossatura del territorio, quasi parallele, scolpite dagli Appennini. Ognuna porta con sé una storia, un microclima, un paesaggio che ha plasmato la vite e il lavoro dell’uomo. Qui il tralcio affonda radici profonde. Radici che non sono solo agricole ma culturali. Nei solchi della mano del vignaiolo, rugosa e segnata dal tempo, si ritrova la memoria del lavoro. Il Metodo Classico, con le sue bollicine fini e persistenti, è da sempre il fiore all’occhiello dell’Oltrepò. Non a caso questi sono i simboli presenti nel nuovo logo.

L’idea, se vogliamo “spartana” (nel senso dell’incipit), è di iniziare un racconto declinato nelle quattro sottozone o Menzioni Geografiche Aggiuntive. Progetto che permetterà di raccontare le sfumature e le diversità del territorio, concretizzate nel Classese (“nuovo” termine identificativo dello spumante di questi terroir) senza perdere la forza di un’identità comune.

«Siamo di fronte a una sfida epocale – sottolinea la presidente del Consorzio, Francesca Seralvo –. Per troppo tempo l’Oltrepò ha vissuto di contraddizioni e divisioni. Oggi, finalmente, c’è una visione comune che mette al centro il Pinot noir e la qualità assoluta. Non si tratta soltanto di approvare un nuovo disciplinare o di rinnovare un marchio. È qualcosa di più profondo: è la volontà di un territorio di rialzare la testa e di riprendersi il posto che merita nel grande scenario del vino”. Il tutto poi con l’importante e non certo banale tema del cambio generazionale. Senza l’entusiasmo e la competenza tecnica questo percorso non sarebbe possibile. Sono questi giovani vignaioli che stanno insegnando a guardare avanti senza dimenticare le nostre radici».

Francesca Seralvo

Il rinnovamento non si ferma ai simboli. In questo contesto si inserisce il progetto Classese, il grande cantiere dell’Oltrepò di domani. Un nome che evoca eleganza e che racchiude l’ambizione di posizionare le migliori espressioni del territorio tra le eccellenze riconosciute e ricercate a livello mondiale. Non è semplice restyling. È una rifondazione identitaria, atto di coraggio che racconta un territorio deciso a non accontentarsi più. L’Oltrepò Pavese si rialza, si rigenera e resiste, attaccando. Il futuro dell’Oltrepò Pavese si gioca tutto qui: nella capacità di unire comunità e produttori sotto un unico vessillo, quello del Pinot Noir e del Metodo Classico, chiamato Classese.

I 10 futuri Classese da non perdere per niente al mondo

Torre degli Alberi – Op m.c. Pinot Nero brut 2021
Un perlage fine e interminabile apre la scena, quasi fosse un tappeto luminoso. Al naso si rincorrono suggestioni di mela cotogna, nespole e altri frutti d’autunno, in un intreccio che sa di eleganza e natura. La mineralità si fonde con una delicata florealità in bianco. Il sorso è sapido e levigato, di grande portamento, con un accento francofono e una nota tannica sorprendente che lo rende unico e intrigante.

Bosco Longhino – Casto Oltrepò Pavese Pinot Noir Docg 2020 Pas Dosé
Qui il perlage non si limita a brillare: è sfarzoso, teatrale. Il respiro è complesso e stratificato, con una sfumatura di pepe bianco che aggiunge eleganza e pungente vivacità. La freschezza balsamica fa da contrappunto, trovando poi piena corrispondenza in un sorso carezzevole, croccante e avvolgente. Un vino di grande gastronomia, che accompagna e impreziosisce.

Fiamberti – Caristoro Extra Brut Docg
L’eleganza del perlage si accompagna a un respiro intrigante, dalle note autunnali e sfumature dorate, sostenute da una mineralità gessosa sottile e precisa. In bocca domina un profilo austero ma affilato, che si mantiene sempre armonico ed elegante. La chiusura amaricante, di rara finezza, lo consacra come compagno ideale della tavola.

Giorgi – Giorgi 1870 Top Zero Pas Dosé
Il perlage, sottilissimo, introduce un respiro inizialmente trattenuto, quasi timido. Ma basta poco perché si apra su toni balsamici e accenni di selvatico erbaceo. In bocca esplode un sorso salato, con rimandi marini e salmastri, capace di sorprendere per eleganza e di promettere sviluppi futuri importanti.

Oltrenero – Brut Millesimato 2020 Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico
Un piccolo capolavoro. Il perlage è elegantissimo e prepara a un respiro strepitoso che evoca l’autunno, con una freschezza vegetale lunga e persistente. La mineralità si fa corpo e sostanza nel sorso, sapido e austero, ma al contempo espressivo. Una leggera trama tannica regala croccantezza, rendendolo un vino che è pura energia liquida.

Cantine Cavallotti – Oltrepò Pavese Pinot Nero Riserva del Fondatore
Il perlage gioca sull’intrigo e accompagna un respiro che vira deciso verso il vegetale. A emergere è una nota di mentuccia fresca, che danza con rimandi floreali e accenni di frutta acerba. La mineralità gessosa completa il quadro. Un vino che insegna e che educa il palato.

Bruno Verdi – O.P. m.c. Vergomberra Docg 2020
Qui siamo davanti al “francese” d’Oltrepò, espressione pura del territorio. Il perlage è fine e persistente, il respiro rimanda a un autunno di frutti antichi, quasi dimenticati. In bocca la tensione si fa sapida, diretta e senza compromessi, incarnando alla perfezione i canoni di un grande spumante.

La Pilotta – Nature O.P m.c. Dosaggio Zero
Perlage da manuale, limpido e scolpito. Il respiro è netto, essenziale, con chiari riferimenti varietali e una frutta secca, sobria e non tostata. Il sorso si distingue per un amaricato tagliente, che trova equilibrio nella croccantezza e nella carezzevole morbidezza. Un vino di complessità elegante.

La Travaglina – Pinot nero m.c. rosé Julillae Millesimato 2020
Il perlage è impeccabile, il respiro splendido e affascinante. Note agrumate e un accento fumé gli conferiscono complessità e originalità. In bocca si svela leggermente tannico, ma sempre educato ed elegante. Ottima la freschezza e la mineralità sul finale, che lo rendono memorabile.

Tenuta Mazzolino – Blanc de Noirs 2020
Dal perlage elegante prende vita un respiro accattivante, con richiami al frutto autunnale maturo, di tonalità gialle e una complessità floreale di grande raffinatezza. Il sorso, austero e tagliente, trova la sua cifra distintiva in una mineralità gessosa finissima. La nota di panificazione rimane discreta, in filigrana, a sottolinearne lo stile raffinato.