Gli 88 birrifici di Roma Beer Festival
Per capire dove sta andando la birra artigianale bisogna guardare dentro un bicchiere. O meglio: dentro tantissimi bicchieri. Quelli degli 88 birrifici che arrivano da nove Paesi stranieri e da quasi tutta l’Italia, e che si ritroveranno a Roma dal 9 all’11 ottobre per raccontare cosa si beve oggi e cosa si berrà domani.
È questa la fotografia che propone “EurHop – Roma Beer Festival”, il Salone internazionale della birra artigianale, che torna per la dodicesima edizione al Salone delle Fontane dell’Eur. Ma dietro i numeri c’è una caratteristica che distingue l’appuntamento romano dai “classici” festival della birra: i birrifici presenti non arrivano attraverso una semplice adesione, perché la selezione viene curata scrupolosamente da Manuele Colonna, uno tra i maggiori conoscitori europei del settore, che individua e invita le realtà considerate più interessanti della scena craft del momento. Una sorta di resoconto annuale della birra artigianale, dunque, tra cui si trovano conferme, produzioni che hanno segnato gli ultimi mesi, i nuovi nomi che si stanno facendo strada e anche le anteprime con cui i birrai anticipano la stagione successiva.
Quest’anno saranno 74 i birrifici italiani, provenienti da quasi tutte le regioni – Molise compreso – ai quali si aggiungono 14 produttori stranieri provenienti da Ungheria, Bulgaria, Grecia, Danimarca, Finlandia, Svezia, Belgio, Germania e Inghilterra. Una geografia che racconta anche quanto sia cambiata la mappa europea della birra: accanto ai Paesi dalla tradizione brassicola secolare sono cresciute nuove scene produttive, con l’Italia che ha progressivamente costruito una propria identità. Non più solo reinterpretazioni di modelli nati altrove ma ricette, tecniche e produzioni capaci di confrontarsi con quelle internazionali.
IEurHop arriva peraltro in una fase particolare per il settore brassicolo artigianale: dopo anni di crescita e proliferazione di nuovi produttori, il mondo craft sta attraversando una stagione di maggiore selezione. Negli Stati Uniti, mercato simbolo della rivoluzione artigianale, nel 2025 la produzione craft è diminuita del 4%, mentre le nuove aperture sono scese da 518 a 300 e il saldo tra aperture e chiusure è stato negativo. Anche il mercato italiano della birra artigianale ha registrato una contrazione, mentre il comparto ha mostrato una maggiore stabilità. È il segnale di un movimento che sembra essere entrato in una fase diversa: meno corsa alla novità a tutti i costi e maggiore attenzione alla qualità, alla riconoscibilità e alla sostenibilità delle imprese. In questo scenario, dunque, una selezione annuale assume un significato ulteriore: non basta più stupire con l’ingrediente insolito o inseguire lo stile del momento, conta invece costruire birre capaci di rimanere, trovare un pubblico e raccontare un’identità. E nei tre giorni romani sarà possibile osservare questa evoluzione praticamente in tempo reale, passando dalle basse fermentazioni alle IPA, dalle fermentazioni spontanee alle produzioni più sperimentali, fino alle anteprime.
Primosic Think Yellow 2024 Ribolla Gialla IGT
Il resto lo farà il bancone: durante EurHop saranno disponibili a rotazione oltre 800 birre, servite direttamente dai loro produttori attraverso circa 400 spine. Ed è anche questo uno degli elementi che negli anni ha trasformato l’appuntamento romano in un punto d’incontro tra pubblico, appassionati e addetti ai lavori: dietro alla birra c’è chi quella birra l’ha pensata e prodotta. E per tre giorni il Salone delle Fontane diventerà un osservatorio del gusto in formato liquido, in cui assaggiare il presente della birra artigianale e provare a capire, con qualche mese di anticipo, quale sarà il suo futuro.












