«Ca’ del Bosco significa innanzitutto ascoltare la natura e dare alle sue variabili forme la possibilità di esprimersi attraverso l’aiuto dell’uomo che si fa custode di un territorio straordinario coltivandolo, ma non consumandolo. Irene Coppola ha saputo interpretare i valori di Ca’ del Bosco, fornendo una visione molto moderna e inedita del tralcio di vite. Il supporto di Venetian Heritage e, in particolare, del suo direttore Toto Bergamo Rossi nell’individuazione di una giuria di qualità che, a sua volta, sapesse interpretare il sogno di Ca’ del Bosco ha favorito la perfett riuscita del progetto. Il motto di Venetian Heritage è “Restoring the past, building the future”, un concetto che non è molto diverso dall’equilibrio fra la tradizione e l’innovazione che, da sempre, guida la rinascita della nostra cultura del vino e che Irene Coppola ha voluto e saputo far suo». Così il presidente di Ca’ del Bosco, Maurizio Zanella, ha commentato l’opera dell’artista palermitana che si è aggiudicata la prima edizione del Premio Scultura Ca’ del Bosco, riservato a grandi sculture da esterni per artisti under 40.

Il riconoscimento è nato con un doppio intento. Il primo è rafforzare e rendere indelebile il forte legame che esiste fra l’Arte e Ca’ del Bosco, una delle realtà enologiche eccellenti in Franciacorta e protagonista del rinascimento enologico italiano. Il secondo deriva dalla volontà di rendere istituzionale il forte rapporto già esistente con un’azione di mecenatismo in grado di rafforzarlo con le infinite capacità e possibilità immaginative della nuova generazione artistica.

Il legame fra Ca’ del Bosco e l’Arte nasce fin dagli anni Settanta quando Maurizio Zanella percepisce il profondo legame fra il vino e l’immaginazione artistica, entrambi un risultato di un’unione magica fra la Natura, il pensiero, l’anima e i sensi. Ecco perché a Ca’ del Bosco si accede dal Cancello Solare, l’opera commissionata ad Arnaldo Pomodoro nel 1985 e posizionata in situ nel 1993, una struttura circolare di 5 metri di diametro che si apre in due semicerchi di 25 quintali di bronzo ciascuno. Ma questa è soltanto la porta di accesso in un mondo che, da quando furono piantati i primi vigneti nel 1968, è stato costruito come un avamposto del rinascimento enologico italiano in cui trova posto una delle più moderne e tecnologiche cantine italiane, oltre a una Galleria d’Arte diffusa che dialoga, all’interno e all’esterno, con opere di assoluta importanza. Come, tra le altre, Eroi di luce di Igor Mitoraj, Codice Genetico di Rabarama, Il peso del tempo sospeso di Stefano Bombardieri, Blue Guardians di Cracking Art, Water in dripping di Zheng Lu, Il Testimone di Mimmo Paladino e Sound of Marble di Tsuyoshi Tane.

Bruschetta con polpo, pomodorini, puntarelle e olive con maionese
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Per esaltare le sfumature di sapore che rendono unica la trilogia Prelibato Malpighi, il primo condimento bianco a uscire sul mercato e ottenuto dalla pigiatura di uve bianche Trebbiano Modenese…

L’opera di Irene Coppola è una traccia poetica in neon soffiato installata lungo il corridoio del porticato che conduce all’area di produzione della cantina, destinata alla lavorazione delle uve. Le spirali, da cui emergono le parole hand and land, si rifanno alla struttura del viticcio tipico delle piante rampicanti come la vite, ovvero l’estensione tattile che le permette di sostenersi e crescere più in là del fusto.
La lunga prospettiva invita il fruitore a incedere per scoprire il contenuto di quello che sembra essere un testo. Il linguaggio viene decostruito in un disegno luminoso di forme che omaggiano il lavoro nelle vigne e la conoscenza tattile di quel profondo legame tra corpo e natura. La parola inglese and congiunge e al contempo si moltiplica nelle parole hand (mano) / land (terra) diventando una sorta di mantra dove il segno si fa e si disfa di continuo, in un gioco di corrispondenze, potenzialmente infinito, tra significante e significati.
La traccia calligrafica galleggia in maniera dinamica e irregolare sulla geometria dell’architettura industriale circostante, ponendosi in un delicato dialogo con il lento processo di produzione del vino che parte dalla cura della terra sino all’imbottigliamento in vetro dell’eccellenza locale, il franciacorta. Da qui la scelta di utilizzare il vetro trasparente in pasta di murano verde, materiale prezioso, frutto del sapiente lavoro artigiano di maestranze italiane, con un approccio scultoreo ed esteticamente affine alla natura delle vigne, poiché da spenta l’opera si mimetizza con il paesaggio ricordando dei frammenti vegetali rampicanti, mentre d’accesa si illumina dei colori caldi della terra.

La seconda edizione del Premio Scultura Ca’ del Bosco sarà nel biennio 2025-2026.