Stessa anima, nuovo percorso: No.3 London Dry Gin diventa biologico
Ginepro, agrumi ben definiti e una componente speziata che lavora in sottrazione, senza mai prendere il sopravvento. È così che si presenta No.3 London Dry Gin, uno dei prodotti più premiati al mondo.
Al giorno d’oggi, dove la parola “sostenibilità” rischia spesso di restare una dichiarazione di intenti, questo gin segna un passaggio importante con la recente certificazione biologica, non tanto perché cambia il prodotto, quanto perché ne ridefinisce il perimetro produttivo senza intaccarne l’identità.
La differenza sta nel percorso che porta al bicchiere. Oggi le botaniche utilizzate sono tutte biologiche e certificate, così come tracciati sono i processi di distillazione e imbottigliamento.
Il lavoro sulla sostenibilità coinvolge anche gli elementi meno visibili: le nuove etichette sono realizzate in carta certificata FSC e riportano il marchio biologico europeo; le bottiglie contengono una quota significativa di vetro riciclato, destinata ad aumentare nel tempo; i tappi combinano sughero naturale e legno da filiere sostenibili. Persino la chiave in rilievo, dettaglio iconico della bottiglia, è pensata per essere riciclata all’infinito.
La scelta di No.3 gin si inserisce in un trend in rapida crescita: secondo le analisi di mercato, il segmento degli alcolici biologici, stimato in 9,51 miliardi di dollari nel 2024, è destinato ad aumentare con un CAGR (Compounded Average Growth Rate) previsto di circa il 7,1% dal 2025 al 2034.
UNA MOKA PER 2
Dal punto di vista produttivo, No.3 continua a nascere tra Londra e l’Olanda. Il progetto prende forma al numero 3 di St James’s Street, storica sede di Berry Bros. & Rudd, mentre la distillazione avviene presso la Royal de Kuyper Distillers. L’infusione delle botaniche supera le sedici ore, un tempo lungo che contribuisce a definire un equilibrio preciso, mai urlato. Anche il design resta fedele a sé stesso: la bottiglia verde smeraldo, esagonale, è ormai parte integrante del racconto.
Nel bicchiere, la certificazione biologica non porta variazioni sensoriali evidenti, ed è forse questo il punto più interessante. No.3 dimostra che sostenibilità e continuità stilistica possono convivere, senza compromessi sul gusto. È un gin che parla a un pubblico attento, consapevole, che non rinuncia all’eleganza e cerca prodotti capaci di raccontare una visione, non solo una tendenza.












