Partiamo dalla dedica, perché questo vino si ispira al principe Gesualdo da Venosa, che fu tra il ‘500 e il ‘600 un grande compositore di madrigali, opere liriche e polifoniche caratteristiche del periodo barocco e rinascimentale; e artista a cui il cantautore Franco Battiato intitolò uno dei suoi testi, nel ’95, dal titolo “Gesualdo da Venosa”. Questa bottiglia fa parte di una triade di bottiglie dedicate a un piccante triangolo amoroso: oltre all’Aglianico Gesualdo, il bianco “d’Avalos”, da uve Greco Bianco, dedicato a Maria d’Avalos, moglie del principe di Venosa, e il rosato “Incòmodo” da uve Merlot, dedicato all’amante della nobildonna napoletana, il duca di Andria Fabrizio Carafa.

Passioni e flirt cinquecenteschi, insomma, per questa linea di Cantina di Venosa, fondata nel 1957 da 27 soci, che oggi è una cooperativa di 350 viticoltori (oltre il 50% giovani) e 800 ettari di vigne. Complessivamente produce 2 milioni di bottiglie – su un potenziale di 5 milioni – in 21 etichette, in maggioranza di Aglianico del Vulture Doc e Superiore Docg. A

Ma veniamo a Gesualdo. Cento per cento Aglianico, le uve sono vendemmiate a fine ottobre e, dopo la fermentazione, il vino affina in botti di rovere francesi da lt. 225 – 300 per 9 mesi circa e in parte in serbatoi di acciaio inox. Il risultato è un vino dalle sensazioni estreme, di grande equilibrio ed eleganza: profuma di frutti neri maturi e spezie, mentre al sorso è asciutto, pieno e fruttato, piacevolmente vellutato ma con un finale che rivela la natura vulcanica dei suoli.

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