C’è molto meno hype attorno ai vitigni PIWI, almeno da quando abbiamo imparato a pronunciare Pilzwiderstandsfähig e abbiamo capito che significa  vitigni resistenti a funghi e muffe… Ma non si può dire che in questi anni chi li ha sperimentati non sia andato fino in fondo e che non siano nati vini sinceramente sorprendenti per qualità e finezza. Se guardiamo in genere poi l’approccio vitivinicolo dell’azienda Gianni Tessari di Roncà (Verona) vediamo che è sempre stato orientato alla sperimentazione e alla lungimiranza e non poteva farsi trovare impreparato in materia.

Nel 2013 la provincia di Verona incluse il vitigno resistente Solaris tra le varietà consentite e fu allora che senza perdere tempo Gianni realizzò un impianto a 550 metri di altitudine a San Giovanni Ilarione, in Val d’Alpone, una risposta personale e concreta ai cambiamenti climatici.

Nacque così Rebellis Veneto Bianco IGT PIWI da uve Solaris, imbottigliato per la prima volta con l’annata 2017 che nel nome appunto contiene la radice di ribellione. Nel corso degli anni Gianni Tessari ha testato diverse tipologie di affinamento, fino a decidere l’utilizzo esclusivo delle anfore di terracotta a partire dal 2019. Questo materiale, infatti, permette una corretta ossigenazione del vino senza modificare il profilo aromatico originale, valorizzando i profumi, i tratti distintivi e l’espressività dell’uva Solaris. La degustazione verticale è stata l’occasione per comprendere l’evoluzione di Rebellis nel tempo: dalle origini in acciaio alle prime annate in anfora, fino alle versioni più recenti, oggi certificate biologiche e premiate nei principali concorsi nazionali dedicati ai vini PIWI.

Rebellis Gianni Tessari Veneto Bianco 2018

Orange intenso, ambrato con riflessi ramati che raccontano immediatamente la macerazione sulle bucce. Ma è il naso a sorprendere: il frutto ha un’intensità giovanissima e croccante che smentisce i sei anni di età. Visciole mature, albicocche disidratate, pesca sotto spirito si alternano a timo fresco, erbe aromatiche di montagna, foglie di alloro. Le spezie emergono prepotenti: anice stellato, canfora, corteccia di china che si intrecciano nel finale insieme ad achillea, altea, fiori di sambuco e un tocco esotico di curry e cardamomo. In bocca la struttura è sorprendente: un vino che ha corpo e profondità, ma mantiene una freschezza quasi agrumata che lo rende vivacissimo. Il tannino da macerazione è presente ma perfettamente integrato, setoso, mai aggressivo. La chiusura è lunga, sapida, con un ritorno di note erbacee e minerali che invitano al sorso successivo.

Rebellis 2020 e 2021 (affinamento in anfora)

Le annate centrali mostrano l’evoluzione del progetto anfora: maggiore rotondità, note più mielose di frutta matura – albicocca sciroppata, pesca gialla, mela cotogna – ma sempre sostenute da quella spina dorsale acida che è cifra stilistica del Solaris in quota. Emergono note di resina di pino, erbe officinali, zafferano e un lieve tocco ossidativo che ricorda la frutta secca, le mandorle tostate, il marzapane. Vini già pronti, ma con una prospettiva evolutiva ancora lunga davanti.

Rebellis 2023 in anteprima

Tarassaco e ginestra al naso, fiori gialli di campo, camomilla selvatica. Pesca bianca e nettarine mature, susine gialle, mandarino tardivo quasi clementina, pompelmo rosa. Zenzero fresco grattugiato, galanga, malva e un tocco di pepe bianco. Erbe aromatiche fresche: melissa, verbena, basilico thailandese. Non lasciatevi ingannare dal colore ambrato: è un vino che sprizza gioventù, immediatezza e originalità da ogni poro. La bocca è un tripudio di freschezza quasi elettrica, con un’acidità vibrante che lo rende incredibilmente beverino nonostante la struttura importante. C’è sapidità, c’è tensione, c’è quella sensazione di “morso” che ti fa tornare al bicchiere continuamente. Il finale è pulito, agrumato, con un retrogusto leggermente amaricante di scorza di pompelmo e radice di genziana che completa perfettamente il quadro.

Forse il Solaris e i vitigni PIWI non saranno il futuro del vino italiano – lo dirà il tempo, il mercato, le scelte dei consumatori che si sono dimostrati freddini. Ma una cosa è certa: hanno un presente decisamente elettrizzante che vale assolutamente la pena di essere provato, vissuto, compreso e non sempre è possibile annoverarli tra le stranezze quando invece bisogna parlare appunto di gusti alternativi e nuovi che mescolano il meglio del passato e alcuni squarci di futuro con strizzate d’occhio solo leggere al mondo del vino naturale. Rebellis dimostra che i vitigni resistenti, se coltivati con attenzione, rispetto del territorio e visione chiara, possono dare vini di straordinaria personalità, cosa che oggi il mondo del vino cerca tantissimo. Vini che non cercano di imitare i classici, ma che tracciano una strada nuova, autonoma, coraggiosa. In un’epoca di cambiamenti climatici sempre più evidenti, di necessità di ridurre i trattamenti in vigna, di ricerca di sostenibilità vera e non solo di facciata, progetti come quello di Gianni Tessari rappresentano non solo un’alternativa, ma una dimostrazione concreta che innovazione e qualità possono camminare insieme.