Dove la pietra diventa vino. Spunta tra i filari, emerge dai sentieri, disegna il profilo dolce delle colline. È una presenza costante e ostinata. Nei Monti Lessini il paesaggio non rappresenta uno sfondo per il vino ma è premessa, matrice, vocabolario enoico.
Tra Verona e Vicenza, in quella fascia del Veneto che guarda alle montagne senza esserne assorbita, la geologia diventa racconto. Qui convivono antichi fondali marini e vulcani che furono, calcari e basalti, fossili e vigneti. Ogni collina custodisce una storia, ogni versante possiede un’identità. Percorrere la Valle d’Alpone significa attraversare milioni di anni. Le rocce e le vigne raccontano ciò che quel mare ha lasciato in eredità. In questo scenario prende forma il progetto di Gianni Tessari. Azienda vitivinicola che è ebanista territoriale. La sua idea di vino nasce da una convinzione precisa: il terroir non si costruisce, si ascolta. Per questo sfugge alle definizioni tradizionali. Non è produttore, nemmeno un tecnico. È un interprete di paesaggi. Qualcuno lo descrive come uno scultore. Altri come un artigiano. L’immagine più appropriata è forse proprio quella dell’ebanista: uomo che lavora una materia viva senza alterarne l’essenza. Da oltre quarant’anni Tessari asseconda territori, ne osserva i linguaggi, esalta le sfumature. Ma è proprio nei Lessini che la sua ricerca assume una dimensione quasi identitaria. Qui il vino non nasce dalla volontà di imporre una firma stilistica. Nasce dal desiderio di dare voce a una terra. Una terra che per troppo tempo è rimasta ai margini dei grandi racconti del vino nonostante possieda tutte le caratteristiche per diventare una delle destinazioni più affascinanti dell’enoturismo contemporaneo. Perché i Lessini devono essere visitati, scoperti, abbracciati.

La rivoluzione silenziosa del Metodo Classico

Se è vero, oggi più che mai, che ogni grande territorio possiede un vitigno simbolo, per i Monti Lessini questo è la Durella. Uva antica, documentata già nel XIII secolo, capace di attraversare secoli di storia senza mai perdere la propria identità. Per lungo tempo la sua natura è stata considerata un limite. Acidità elevata, carattere spigoloso, struttura austera. Caratteristiche che la rendevano difficile da interpretare e ancora più difficile da comunicare. Molti vedevano un problema. Gianni Tessari un’opportunità. La sua intuizione è stata comprendere che la Durella non aveva bisogno di essere addomesticata. Doveva essere lasciata libera di esprimersi. Da questa consapevolezza nasce uno dei progetti più interessanti del panorama spumantistico italiano contemporaneo. Quello di trasformare un vitigno “minore” in ambasciatore di terroir. Il Metodo Classico è diventato la firma attraverso cui questa visione viene suggellata. Non una scelta tecnica ma una dichiarazione culturale. Le caratteristiche naturali della Durella (acidità, energia, tensione minerale) trovano infatti nella rifermentazione in bottiglia una straordinaria possibilità espressiva. Quello che per altri vini rappresenta un punto di partenza, diventa un’evoluzione, nel e con il tempo. Il vero ingrediente segreto. Mesi che diventano anni. Attese che racchiudono aspettative. Nascono così spumanti che possiedono una personalità inconfondibile. Profumi di agrumi, erbe spontanee, pietra focaia, fiori di montagna. Glaciali e solleticanti. Una salinità netta che richiama il sottosuolo. Una freschezza vibrante che appaga. Il Lessini che si fa vino. Negli ultimi anni questa visione ha trovato ulteriore forza nel progetto che punta a distinguere in maniera sempre più chiara il Monti Lessini Metodo Classico dal Lessini Durello Metodo Martinotti. Una scelta apparentemente tecnica che in realtà racconta molto di più. Racconta la volontà di associare definitivamente il Metodo Classico al suo territorio d’origine. Racconta l’ambizione di costruire un’identità forte e riconoscibile. Racconta il desiderio di fare dei Monti Lessini una destinazione enologica autonoma e autorevole. Un percorso che oggi vede proprio Gianni Tessari, recentemente nominato presidente del Consorzio, tra i principali protagonisti. Una rivoluzione silenziosa, bottiglia dopo bottiglia.

Un viaggio da prendere slow

A Roncà si entra così in una geografia del vino autentica, lontana dai percorsi battuti e standardizzati. mainstream. Qui l’enoturismo conserva una dimensione umana. Lo spettacolo, naturale, diventa relazione intima e personale. Da attraversare camminando lentamente. Il racconto comincia tra i vigneti. Qui le colline si rincorrono una dopo l’altra. I muretti in pietra, le vigne che si arrampicano sui versanti, le aperture improvvise verso la pianura. Poi arriva l’incontro: la famiglia, la cantina, il vino. La forza di vivere questa esperienza nella Lessinia risiede proprio nella capacità di trasformare la degustazione in un racconto territoriale. I calici diventano aperture sul paesaggio. Il vino dettagli di terroir. La mineralità del basalto. La luminosità del calcare. L’energia delle escursioni termiche. La biodiversità che caratterizza queste colline. Se questo è il vino il progetto di Tessari va però oltre. C’è infatti la voglia di coinvolgere la gastronomia montana, l’ospitalità diffusa, il patrimonio culturale e naturalistico della Lessinia. L’obiettivo è costruire un sistema territoriale capace di raccontarsi in maniera coerente e contemporanea. Una destinazione. Difficile ma autentica.  Prima ancora che una denominazione enologica, la sfida più interessante è invece quella di fare dei Monti Lessini un luogo da raggiungere non soltanto per degustare una bottiglia, ma per viverla. Perché il quid aggiunto, oggi, non è bere un grande vino ma capire da dove nasce, camminando sui terreni che lo generano, incontrando le persone che lo custodiscono magari, anche, ascoltando le storie che lo hanno reso possibile.
Quando si lascia la Valle d’Alpone, dopo una giornata trascorsa tra vigne, pendii e calici, resta una sensazione precisa. Quella di aver visitato un territorio che non imita, ma crea, e Gianni Tessari, con la pazienza dell’artigiano e la visione del custode, continua a trasformare quella culla vitivinicola di pietra antica in un racconto autentico del vino italiano.