300 anni di Tenuta San Leonardo
Una delle cantine più iconiche d’Italia, Tenuta San Leonardo, compie 300 anni. Un anniversario da celebrare con una storia di copertina, visto che non sono molte le tenute vinicole che possono vantare così tanti anni, non solo in Italia, ma nel mondo in generale.
Più di mille anni fa San Leonardo era un monastero, da più di un secolo è la residenza dei Marchesi Guerrieri Gonzaga che ne sono appassionati custodi. Il nucleo storico della tenuta, adibito già dalla fine del X secolo a spazio produttivo, con chiesetta, ospizio e monastero millenari, è rimasto fino a metà Seicento di proprietà dei monaci dell’ordine dei Cruciferi per passare poi, nel 1784, alla nobile famiglia trentina de Gresti. È qui che nasce, un secolo dopo, la marchesa Gemma de Gresti, che durante un soggiorno a Milano incontra Tullo Guerrieri Gonzaga, marchese di Montebello, con cui convola a nozze – celebrate a San Leonardo – nel 1894. «Quando la famiglia de Gresti acquisisce la proprietà di San Leonardo – racconta Anselmo Guerrieri Gonzaga, che da qualche anno ha raccolto il testimone del padre Carlo nella guida dell’azienda – il vino comincia a prendere sempre più importanza: il mio trisnonno, infatti, era appassionatissimo di enologia e inizia a piantare vitigni recuperati da molte parti d’Europa. È stato però mio padre Carlo a costruire quello che è oggi San Leonardo».


Non abbiamo mai seguito le mode, siamo sempre stati fedeli al nostro stile, che è riconoscibilissimo.
Marchese Carlo Guerrieri Gonzaga
Nel 2019 il marchese Carlo Guerrieri Gonzaga ha celebrato la sua sessantesima vendemmia, anche se il vino bandiera della cantina, il San Leonardo, vede la luce solo nel 1982: «Avevo assaggiato i migliori vini al mondo e provato emozione e meraviglia di fronte alle loro incredibili qualità. Sognavo di creare un vino che potesse esprimere un’eleganza di quel livello». Ci vollero anni di sperimentazione e la consulenza di grandi agronomi ed enologi come Giacomo Tachis e, più di recente, Carlo Ferrini, per arrivare alla realizzazione di un assemblaggio di Cabernet Sauvignon, Merlot e Carmenère che avrebbe dato vita a quel sogno. Nasce così il San Leonardo, un vino profondamente innovativo per quel tempo e che da allora si è posizionato ai vertici delle classifiche del vino italiano e internazionale, un vino dalla nobiltà innata, che, come dice il marchese Carlo, «non ha mai seguito le mode, perché noi siamo sempre stati fedeli al nostro stile, che è riconoscibilissimo». Un successo dato anche dai numeri: se la prima annata è stata prodotta in appena 5mila bottiglie, oggi la produzione oscilla tra le 55.000 e le 65.000 unità con punte in passato anche di 100mila, «non più raggiungibili in questo momento per via di alcuni vigneti che sono stati espiantati e quelli impiantati di recente sono troppo giovani». Complice invisibile ma indispensabile di questo successo, la passione del figlio Anselmo e del direttore Luigino Tinelli, nonché di tutte le persone impegnate a San Leonardo, famiglie intere alcune delle quali vivono da generazioni negli spazi di quello che fu il monastero.
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Anno dopo anno, sempre in crescita
Definito “il più bordolese dei vini italiani“, il San Leonardo è sicuramente uno dei vini rossi più cult per i wine lover e in costante ascesa, da decenni. «Nel 2023 – prosegue il Marchese Anselmo – la crescita di Tenuta San Leonardo è stata del 18,4% rispetto al 2022, un aumento importante riconducibile sia all’accrescimento del prezzo medio sia a una maggior produzione di San Leonardo con l’annata 2018, che è stata commercializzata lo scorso anno, mentre la 2017 era stata più scarsa in termini quantitativi». La tenuta oggi conta su 300 ettari, di cui 30 di vigneti a bacca rossa a conduzione biologica. Le viti dedicate ai vini bianchi crescono invece su 15 ettari situati nella parte più a nord del Trentino tra la Val di Cembra e le colline Avisiane.
Un’azienda antichissima che certo non vive nel passato. Oggi San Leonardo è un giardino di viti e roseti, incastonato tra le imponenti montagne del Trentino che lo proteggono dai freddi venti settentrionali, e un fondovalle lambito dal mite calore del Lago di Garda.



Nel 2018 Tenuta San Leonardo ha ottenuto la certificazione biologica e quella della BWA (Biodiverstiy World Association), che attesta l’attenzione alla biodiversità. Il 2024 segna altri importanti traguardi per l’azienda: l’arrivo della certificazione “Equalitas” (che garantisce la sostenibilità ambientale, economica e sociale), il rinnovamento delle cantine di vinificazione, l’acquisto di 2 ettari confinanti con la tenuta, la bonifica di 3 ettari esistenti e la consegna del Premio Aquila di San Venceslao, massima onorificenza del Consiglio della Provincia di Trento, conferito in via eccezionale a una famiglia intera. «A questi risultati – prosegue Anselmo Guerrieri Gonzaga – si è aggiunto l’invito da parte dell’associazione Grandi Marchi a far parte di questo importante gruppo di aziende che, dalla sua creazione, 20 anni fa, è ambasciatore del vino italiano nel mondo».
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Tenuta San Leonardo oggi possiede 300 ettari di terreno, di cui 30 con vigneti a bacca rossa destinati esclusivamente alla produzione dei vini San Leonardo, Terre di San Leonardo, Villa Gresti e Carmenère. Da altri 10 ettari più a nord provengono le uve per il bianco Vette di San Leonardo e per l’elegante Riesling della tenuta. Ultimo nato il rosato fermo Gemma.
I vini della tenuta sono venduti esclusivamente su allocazione: il 50% della produzione viene destinato all’Italia ed esclusivamente al canale Horeca, mentre il restante 50% viene destinato a oltre 70 Paesi nel mondo. I quattro maggiori mercati sono Stati Uniti, Inghilterra, Svizzera e Germania, «però nessun mercato comunque riceve più del 7% sul totale della produzione». Nessun nuovo vino in programma, nemmeno un’etichetta celebrativa per i 300 anni, né c’è l’intenzione di crescere con la produzione che, a oggi, si attesta in totale attorno alle 400mila bottiglie all’anno distribuite su sei etichette. Ma non si arriva a spegnere 300 candeline senza essere sempre al passo con i tempi: tant’è che a San Leonardo è attivo uno dei 15 Bakus VitiBot presenti in Italia, robot elettrico per vigneti che sta rivoluzionando il lavoro in vigna.
L’avventura del Trentodoc
Poche altre cantine italiane sono riuscite a tutelare e a valorizzare il proprio territorio nello stile dei grandi Château francesi come è riuscita a fare la Tenuta San Leonardo. Da qualche anno, però, il savoir faire di San Leonardo si è fatto effervescente. Anselmo e il padre Carlo Guerrieri Gonzaga, infatti, hanno voluto cimentarsi anche nell’interpretazione del Metodo Classico, che, fin da subito, ha riscontrato molto successo. «Per lo spumante – spiega Anselmo Guerrieri Gonzaga – abbiamo creato una società assieme alla famiglia Togn, ben distinta da San Leonardo, che si chiama Marchesi Guerrieri Gonzaga Srl. Da poche migliaia di bottiglie siamo arrivati in poco tempo a quota 70mila all’anno, siamo molto soddisfatti sia del prodotto sia della risposta del mercato e l’idea è quella di crescere ancora e arrivare a quota 100mila bottiglie, per un fatturato che si collocherà intorno a 1,5 milioni di euro». Due gli spumanti attualmente in commercio: il Trentodoc Cuvée Pietra, un Blanc de Blanc millesimato Brut che affina per 36 mesi in bottiglia e altri sei mesi dopo la sboccatura; il Trentodoc Riserva Privata, sempre 100% Chardonnay ma che sui lieviti permane per ben sessanta mesi. Nel 2025 vedrà la luce la terza etichetta, il Trentodoc Cento, un Metodo Classico rilasciato dopo 100 mesi sui lieviti e che avrà una tiratura estremamente limitata. La cifra stilistica di tutta la produzione è quella legata al modo di interpretare il vino di San Leonardo, ossia sempre guardando all’eleganza, a vini raffinati e molto delicati e bevibili.














