Valeria Radici di Frecciarossa, Francesca Seralvo di Tenuta Mazzolino, Cristina Cerri Comi di Tenuta Travaglino, Caterina Cordero di Tenuta San Giorgio e Ottavia Vistarino di Conte Vistarino. È tutto (o quasi) rosa il futuro dell’Oltrepò pavese, il brutto anatroccolo della viticoltura italiana. Sì, perché dalla fine dell’Ottocento questa terra non solo è sinonimo di Pinot Nero: con più di 3mila ettari vitati è la più grande area d’Italia dedicata al vitigno principe della Borgogna. Nonostante questo, la “terra a forma di grappolo d’uva”, come l’ha definita Gianni Brera, non ha ancora trovato una sua identità e nemmeno la valorizzazione che potrebbe meritare.

Lo sa bene Ottavia Vistarino, capofila di un Oltrepò al femminile che sta lavorando – e lottando – con la tenacia che solo un sogno da realizzare sa infondere. Nel 1850 è il suo avo, il Conte Augusto Giorgi di Vistarino, a piantare per primo il Pinot Nero in Oltrepò, importando le barbatelle direttamente dalla Francia, ed è stato anche il primo nel nostro Paese a vinificare secondo il Metodo Classico nel 1865. È in quell’anno, infatti, che Carlo Gancia con il Conte Augusto decide di realizzare il primo spumante secco con il metodo che aveva studiato in Champagne, e per farlo puntò alla collaborazione con il conte per utilizzare il Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese, di Rocca de’ Giorgi. Il resto è storia.

Ecco perché nel 1987 l’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin riconosce a Rocca de’ Giorgi il titolo “Città internazionale della vite e del vino“, minuscolo borgo ai confini tra  valle Scuropasso e Piacenza, quasi interamente di proprietà di Ottavia e delle generazioni di famiglia che l’hanno preceduta, fin dal XV secolo. Un’eredità importante, che la contessa dalla scomparsa del padre porta avanti da sola, gestendo oltre 800 ettari di terra (100 vitati, di cui 65 coltivati a Pinot Nero), una riserva di caccia che nel corso dei secoli ha ospitato tutti più importanti sovrani e politici d’Europa, e Villa Fornace, costruita nel 1700 sulle fondamenta di un’antica fornace dalla quale ha preso il nome, un esempio architettonico unico sul territorio per la ricchezza dei suoi interni e il magnifico parco che la circonda, disegnato da Achille Majnoni, architetto del Re d’Italia Umberto I.

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Un passato glorioso, insomma, quello dell’enorme tenuta dei Vistarino, che però non ha mai prodotto vino a proprio nome. Finché non è arrivata Ottavia, entrata in azienda nei primi anni Duemila, e alla quale si deve – appunto – l’imbottigliamento dei vini, l’ammodernamento della cantina, la valorizzazione dei vigneti passati da 200 a 100 ettari vitati attraverso la selezione delle parcelle con l’aiuto di un consulente della Borgogna, ma anche l’accoglienza enoturistica: «Quando sono entrata in Conte Vistarino – racconta – il mio entusiasmo da si è scontrato con una realtà produttiva di stampo prettamente agricolo, ancora ferma agli anni ’70. Ci sono voluti vent’anni di lavoro, partendo dalla gavetta fino ad arrivare a prendere in mano la gestione, per trasformare l’azienda di famiglia in una cantina focalizzata sulla valorizzazione dei vigneti di proprietà. Le piccole produzioni di vini del territorio che avevo iniziato quasi per gioco, oggi sono diventate il core business aziendale. Rocca de Giorgi è un’eredità che mi inorgoglisce ma, al tempo stesso, è un’importante responsabilità generazionale. Ci piace pensare di essere i guardiani di un sistema e di uno stile di vita, con il compito di tramandarlo alle prossime generazioni. Per questo teniamo particolarmente alla biodiversità all’interno della tenuta e al mantenimento della flora e della fauna che ci circonda».

Meno che trentenne, Ottavia si ritrova alla guida di un universo caleidoscopico quale è Rocca de Giorgi, a combattere una battaglia che in primis doveva conquistare i favori di un padre, venuto a mancare nel 2021, con cui probabilmente Ottavia non aveva un legame particolarmente felice. Era più un «odi et amo», tra persone che si vogliono bene ma parlano due lingue troppo differenti tra loro.

Il vino del cuore di Ottavia è, ça va sans dire, il Pinot Nero, vinificato in rosso. Con l’etichetta Pernice Conte Vistarino ha ricevuto molti importanti riconoscimenti, non ultimo l’essere inserito tra i 131 produttori di Opera Wine 2025, la premiere del Vinitaly che porta in scena il “the best of Italy” secondo Wine Spectator.Ma oggi la sfida va giocata sul Metodo Classico. E forse anche sul Riesling, altra uva che in Oltrepò ha potenzialità enormi. Prima di tutto questo, c’è un’identità da definire in modo chiaro e a Ottavia Vistarino non manca la caparbietà per farlo. Se è vero che un territorio per emergere deve avere qualcuno che crede nel sogno che questo accada e ci prova con tutte le sue forze, a Ottavia la personalità per farlo non manca di certo. La sua nobiltà è stile e non status, ha l’ambizione di chi vuole tagliare un traguardo importante, non parla di biodiversità ma la mette in pratica, e nel DNA ha una storia, una tradizione, che pochi in Italia hanno. Nessuna più di lei, insomma, ha le potenzialità per racchiudere in sé passato presente e futuro di un territorio.

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Ingredienti 50 ml Amaro 1870 30 ml Lime 10 ml Sciroppo di zucchero di canna 1 Orange twist Procedimento Per la finitura top chinotto .Per la guarnizione ananas essiccata e…

Ce la farà? Pensavo a questo mentre passeggiavo con lei sulle colline della sua tenuta, tra le vigne addormentate di dicembre. La risposta è arrivata di lì a poco, mentre parlavamo dei nostri figli. «Il mondo del vino – ha detto – non è un lavoro ma uno stile di vita: devi sentire quell’amore che ti porta a non guardare l’orologio e a vivere questa realtà con passione anche nel tempo libero, che si tratti di scegliere una bottiglia di vino al ristorante, visitare una cantina o leggere un libro sull’argomento. È un mondo regolato da dinamiche che dall’esterno possono sembrare assurde e poco comprensibili: se vuoi farne parte devi tuffarti in una cultura molto profonda, devi sentirlo addosso come una seconda pelle». Sì, ce la può fare. Assieme alle altre donne dell’Oltrepò, con cui fare squadra, e a tutti gli altri piccoli produttori che, come loro, lavorano tutti i giorni per esprimere le straordinarie potenzialità di questa terra ancora irrisolta.

Conte Vistarino è distribuito in Italia da Meregalli.