Orizzonti di lentezza: riscoprire il lusso rurale
Provare a lasciare spazio allo sguardo, parola al silenzio, gusto all’esperienza. Il tutto alla ricerca di luoghi che sappiano dare significato al viaggio, territori in cui la freccia del tempo rallenta e il paesaggio si fa amico. L’invito, rivolto a chi cerca un’autenticità lontana dai cliché, è quello di volgere lo sguardo oltre. Scegliere mete altre significa abbracciare un nuovo concetto di esperienza, inteso come immersione ed evoluzione del proprio personale lifestyle. Un viaggio che, per esempio, e in questo caso, spinge alla ricerca di terroir meno blasonati, ma capaci di imprimere un timbro emozionale ed evocativo talmente potente da rendersi incancellabile nella memoria. Un esempio? Tra Toscana e Umbria questo è ancora, e per fortuna, possibile.
In questi angoli del Centro Italia, la parola terroir si spoglia del tecnicismo enologico per abbracciare un significato ampio e profondamente umanistico. Include i suoli argillosi e calcarei, certo, ma accoglie soprattutto la memoria agricola delle comunità, il lavoro di generazioni che hanno modellato le colline e la coesistenza armoniosa di coltivazioni, natura e uomo.


Seguendo questo filo si incontrano due realtà geograficamente e concettualmente distinte, capaci di proporre due modi speculari ma differenti di intendere l’ospitalità e il contatto con la terra. Da una parte Pucciarella, affacciata sul lago Trasimeno, interprete di una Umbria elegante, lacustre e intima. Dall’altra Trequanda, nel cuore del Senese, crocevia tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana, dove la Toscana si mostra nella sua veste più fiera, monumentale e contadina. Due aziende agricole che sfuggono alle logiche dell’enoturismo convenzionale: nessuna attrazione costruita artificialmente per stupire, ma due percorsi d’autore in cui il vino recupera il suo ruolo originario di narratore del luogo.
Pucciarella: eleganza lacustre e naturalità
L’esperienza di Pucciarella è indissolubilmente legata al respiro del Trasimeno. Qui l’acqua del lago si fa presenza discreta, latente, diremmo intima. Attorno a questo specchio d’acqua si sviluppano i trecento ettari della tenuta, tra Magione e Corciano, in un territorio che conserva una forte identità ambientale.



Pucciarella propone un’immersione che unisce il calice alla natura circostante, utilizzando il vino come pura chiave di lettura dell’ecosistema. L’esperienza si fa interiore, legata alla biodiversità e alla comprensione dei ritmi biologici della campagna. Il lusso contemporaneo a Pucciarella si traduce in attività uniche come il beewatching, un’iniziativa pionieristica realizzata in collaborazione con l’Apicoltura Galli. Gli ospiti sono invitati a osservare in totale sicurezza il mondo delle api all’interno delle arnie, comprendendo il ruolo fondamentale che questi insetti svolgono per l’impollinazione e la sopravvivenza dei paesaggi rurali. Questo percorso di conoscenza si conclude con un gesto semplice: una merenda all’aria aperta a base di pane e miele. Oppure per chi cerca una rigenerazione profonda, la tenuta offre una bellissima passeggiata di due chilometri e mezzo lungo il proprio perimetro aziendale. È un cammino studiato per perdersi nel verde e camminare a passo lento tra i filari ordinati e le piante d’olivo, fino a lambire un bosco di antico retaggio signorile. Qui il silenzio è interrotto solo dal vento e lo sguardo si perde verso lo specchio lacustre che amplifica la sensazione di quiete. Questa estetica del silenzio trova il suo coronamento architettonico nel Castello Pucciarella, un elegante edificio rurale in stile medievale edificato nel 1717. Recentemente restaurato e trasformato in una raffinata struttura ricettiva, il castello accoglie i viaggiatori nei suoi undici appartamenti affacciati su un giardino padronale con grande piscina. Qui il soggiorno assume il ritmo pacifico della campagna.




Le giornate scorrono tra meditazione visiva, relax e la scoperta delle etichette aziendali, sulle quali compaiono le pucciarelle, affascinanti figure femminili della mitologia locale. Il legame con la storia si fa poi liquido. Esempio è nel Plèstina Trasimeno Doc Gamay di Pucciarella, un vino che evoca l’antico nome del lago riportato dallo storico Appiano. Le uve Grenache, lavorate in acciaio a bassa temperatura, regalano un nettare netto ma di sussurro di frutti rossi, fragole, lamponi e garofano, mentre al palato solletica, morbido, fresco ed elegante.

Trequanda: la Toscana di sostanza e il rito della sosta
Se Pucciarella è intimità e riflessione lacustre, Trequanda è l’espressione di una Toscana monumentale, viva e produttiva. Qui le colline si rincorrono fino all’orizzonte e i campi cambiano colore seguendo il ritmo delle stagioni, mentre il profilo bianco dei bovini di razza Chianina al pascolo restituisce al paesaggio la forza di un’agricoltura vera, che rifiuta la logica della scenografia per turisti. La tenuta si estende su un mosaico immenso di milleduecento ettari, dove la viticoltura occupa sessanta ettari e gli oliveti venticinque, lasciando il resto a boschi, seminativi e pascoli. Il borgo medievale che domina la proprietà profuma di storia ed è stato insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano per la sua qualità ambientale e l’accoglienza calorosa.



A Trequanda il viaggio diventa una scoperta della sostanza della terra e della sua geologia antica, legata a un fondale oceanico di milioni di anni fa ricco di limo e arenarie che dona ai vini un carattere fiero e strutturato. L’esperienza di vita qui celebra la convivialità e la riscoperta della sosta attraverso rituali unici come il Picnic alla Quercia. Ogni mercoledì sera, a partire da giugno, gli ospiti ritirano una box gastronomica ricca dei sapori decisi della tradizione senese, scelgono una bottiglia dalla selezione aziendale e si avviano lungo una breve passeggiata panoramica. La meta è una grande quercia solitaria che domina un campo terrazza sulle valle circostanti. Senza alcuna costruzione invasiva, l’esperienza si compie sedendo su semplici bancali e tovaglie stese sul prato, guardando la luce del tramonto che infuoca le colline e trasforma la campagna in un’emozione visiva indimenticabile. È la celebrazione della “semplicità” del lusso dell’essenziale, dove cibo, natura e tempo si ritrovano in perfetto equilibrio. Il timbro di questa terra toscana si mostra con fierezza nelle sue etichette, che portano l’identità visiva dell’antico borgo medievale.




Accanto ai rossi di grande tradizione, come i Chianti Docg e gli Orcia Doc, Trequanda stupisce con bianchi contemporanei capaci di interpretare il territorio con un linguaggio moderno. Ne è un esempio calzante il Sauvignon Toscana Igt, un vino che dimostra perfettamente come il territorio sappia imprimere la sua forte personalità. Prodotto che si concretizza attraverso un sorso trascinante che conquista con note di uva spina, sambuco e frutta esotica, portando nel bicchiere tutta la vibrante freschezza delle serate senesi.

La nuova frontiera del lifestyle rurale
Per anni l’enoturismo si è limitato a raccontare in modo ripetitivo il contenuto di un bicchiere, di una cantina o di un’azienda. I viaggiatori contemporanei più attenti cercano però qualcosa di profondamente diverso. Cercano il contesto, l’autenticità delle relazioni umane e le storie nascoste dietro un’etichetta.
Pucciarella e Trequanda interpretano questa evoluzione culturale con disarmante naturalezza, offrendo due modelli di esperienza opposti e complementari. Da una parte il Trasimeno, con la sua eleganza sussurrata, la biodiversità delle api e i cammini rigeneranti a bordo lago. Dall’altra il Senese, con la forza iconica delle sue colline, i pascoli di Chianina e la poesia di un tramonto vissuto sotto una quercia secolare. In entrambe le realtà il vino rinuncia a occupare l’intera scena in modo autoreferenziale, per farsi filo conduttore e guida discreta di un racconto più ampio che abbraccia la sostenibilità, la storia e la cultura locale.
La nuova frontiera del piacere rurale e del benessere personale risiede intimamente nella capacità di togliere il superfluo. L’invito finale è quello di lasciarsi conquistare da questi ritmi meno incalzanti, permettendo al disegno della terra, al lavoro dell’uomo e al silenzio degli orizzonti di imprimere nella memoria un ricordo evocativo, potente e assolutamente incancellabile. Il tutto con dei buoni calici di vino.












