«Volevamo creare qualcosa che durasse e crescesse nel tempo anche nel Centro Sud Italia. Un appuntamento capace di far conoscere e approfondire l’universo vitivinicolo attraverso la diffusione della competenza e cultura del vino. Oggi, a quattordici anni di distanza da quella scintilla, qualcosa crediamo sia stato fatto in questo verso». Non ha dubbi Angelo Zarra, presidente e ideatore del Paestum Wine Fest Business, nel definire la sua creatura che quest’anno, dal 4 al 6 maggio, porterà, all’interno di una location di straordinaria storia e bellezza, la Nuova Esposizione Ex Tabacchificio (Via Cafasso, 21 – Cafasso / Borgo Nuovo Paestum SA), non solo appassionati e addetti del network del vino, ma una rinnovata capacità culturale e narrativa del raccontarlo.

Angelo Zarra, presidente e ideatore del Paestum Wine Fest

Ormai il Paestum Wine Fest si avvicina alla “maggiore età” un risultato non così banale e scontato.

«Non lo è perché tutto è nato nel giardino di casa ormai tre lustri fa e da allora abbiamo sempre cercato di far crescere l’idea che anche il Centro e Sud Italia avesse e abbia qualcosa di dire, in modo importante, sul vino. Non un evento fine a se stesso. Non una sola vetrina per le tante eccellenze che puntellano il vigneto Italia e non solo, ma soprattutto un momento in cui si facesse e si possa continuare a fare cultura del vino attraverso la competenza dei suoi protagonisti. Oggi da una suggestione portiamo risultati concreti fatti anche da numeri: 3.500 visitatori al giorno, 1.200 etichette e circa 250 aziende presenti».

L’appuntamento di inizio maggio cosa rappresenta, quindi, per chi il mondo del vino lo vive e lo attraversa?

«Crediamo che sia diventato un piccolo grande punto di riferimento. Non solo wine lover ma soprattutto tutto il mondo che ruota attorno al vino, dai sommelier ai distributori, dai ristoratori al mondo dell’Horeca in senso più ampio trovano in questa tre giorni un appuntamento in cui entrare in contatto diretto con un network che deve saper fare un salto in avanti, anche al sud, al mondo di raccontare, presentare, far diffondere il grande patrimonio culturale del vino. In estrema sintesi vogliamo sempre di più diventare hub internazionale con base nel centro-sud italiano».

Come cercate e volete riuscire a farlo?

«Attraverso un format che non riprende i tradizionali canoni della fiera enologica, anche se da quest’anno lo siamo a tutti gli effetti, ma attraverso la relazione diretta, l’approfondimento e la capacità di fare networking tra chi il vino lo ama, lo apprezza e lo conosce. Ecco, quindi, oltre centinaia di cantine, decine e decine di professionisti, tra i migliori sommelier al mondo, tra i più professionali giornalisti del settore e i più importanti distributori e commerciali, nazionali e internazionali, esistenti e operanti sul mercato, qualificheranno un ricco programma di convegni, masterclass, incontri, discussioni e momenti di formazione e diffusione culturale. Questo è e sarà sempre di più Paestum Wine Fest Business».

Un salto in alto non indifferente.

«Grazie al parterre eterogeneo ma convergente verso un punto comune, quello cioè che il vino è un valore che deve essere coltivato quotidianamente, sia a livello locale che oltre confine, la scommessa è quella di diventare un unicum a livello nazionale, anche e soprattutto se realizzato al Sud. Una sfida che non possiamo non cogliere al volo».

Qualcosa rispetto al passato è però cambiato?

«Si, la scelta delle giornate si sposta dal weekend all’arco di tempo che va dalla domenica al martedì. In questo modo non perdiamo la possibilità ai wine lover di potersi immergere nel modo di Pwf, la domenica, ma con un focus di due giorni, il lunedì e martedì, rivolto soprattutto agli operatori del settore vino e dell’Ho.Re.Ca».

Chi sarà della squadra di Paestum Win Fest 2025?

«Sono tantissimi i professionisti che hanno accettato questa nostra sfida. Per questo non possiamo che esserne grati e soddisfatti. A Paestum Wine Fest 2025 saranno presenti una ventina di buyer provenienti dall’Europa ma anche dal Sud Africa. A questi si aggiungono tra i più autorevoli professionisti e comunicatori del mondo del vino come Charlie Arturaola, Chiara Giannotti, Eros Teboni, Andrea Gori, Leila Salimbeni, il presidente dell’Ais nazionale Sandro Camilli, Roberto Parodi, Francesca Negri, Bruno Petronilli, Malinda Sassu e molti molti altri ancora».

Pwf 2025 quindi non solo vetrina ma anche immersione e relazione a trecentosessanta gradi?

«Assolutamente e necessariamente deve essere così. Per esempio abbiamo il Wine Club. Un esclusivo, ma non certo escludente, collettivo di operatori altamente specializzati nel settore della sommellerie. Figure di riferimento nell’alta ristorazione che sanno promuovere e divulgare il mondo del vino. Il Wine Club PWF ha l’obiettivo di valorizzare a più livelli di lettura la figura del sommelier quale ambasciatore e comunicatore qualificato per la consapevole diffusione della cultura del vino, per la diffusione della storia e della cultura del territorio e delle produzioni viticole in ogni ambito del settore Ho.Re.Ca creando consapevoli connessioni tra cantine e consumer.

Poi avete puntato anche sui giovani.

«Crediamo in modo fermo e inequivocabile che il futuro del vino passi attraverso la competenza delle nuove generazioni. Per questo abbiamo lanciato, per primi a livello nazionale, un’importante borsa di studio. Uno degli aspetti che forse continuiamo a far finta di non vedere è che il mondo del vino lo si conosce attraverso il lavoro della sala. Servono preparazione, dedizione, studio e competenza. In una parola sola: cultura. Oggi si parla tanto e sempre di più di chef, di grandi cuochi, di stelle della cucina, ma non si rimarca abbastanza il fatto che il vino si consuma, vende e conosce soprattutto a tavola, non in cucina. Dobbiamo accendere quel faro e noi lo stiamo e vogliamo fare, partendo dai giovani».

In che modo cercate di valorizzare il futuro attraverso l’attenzione al presente?

«L’esempio emblematico è quello di Intrecci. Un’opportunità a lungo termine per le giovani generazioni che intendono avviarsi alla carriera professionale nel settore dell’alta ristorazione, dell’accoglienza e dell’enogastronomia. Anche grazie alla partnership con la Guida Michelin, vogliamo rivoluzionare il concetto di sala, rendendolo ancora più contemporaneo e accogliente, formando dei professionisti guidati da classe, calore e carattere. Lo facciamo, come detto, con la borsa di studio “Intrecci – Famiglia Pagano 1968” per giovani studenti e studentesse degli alberghieri del Sud nel corso specializzante di “Sala e vendita”. Il premio consiste in un percorso teorico – formativo in presenza nella struttura di Castiglione in Teverina coadiuvata da un iter di esperienze pratiche e uno stage performante in una delle migliori strutture ricettive e di ristorazione a livello mondiale».

PROGRAMMA PAESTUM WINE FEST 2025