Vietti Barolo Riserva Villero 2004, 2007, 2010, 2013, 2016
E’ un piacere cui non riusciamo a sottrarci quello di confrontarsi con il Barolo Villero di Casa Vietti, 3-4mila bottiglie di puro e selvaggio nebbiolo capace di manifestare eleganza inaspettata a distanza di molti anni. Pur non potendo partecipare al pranzo organizzato dall’azienda in quel del Borgo San Jacopo sui lungarni a Firenze siamo riusciti a mettere naso e bocca sulle annate in degustazione grazie alla grande gentilezza e spirito sommelieristico dei ragazzi di sala che ci hanno aspettato a tarda serata con le bottiglie aperte.
Villero rappresenta uno dei cru più distintivi ed esclusivi nella produzione di Barolo, espressione di un terroir particolare nel comune di Castiglione Falletto su un terreno caratterizzato da marne bianche e bluastre con una moderata componente argillosa. Viene oggi prodotto da un notevole all star team di barolisti come Giuseppe Mascarello, Sordo, Oddero, Boroli, Livia Fontana, Fenocchio, Sobrero ed Einaudi. Nello specifico del nostro tasting, il Barolo MGA Riserva Villero di Vietti è il risultato di una viticoltura di precisione su un appezzamento di circa un ettaro con vigneti di 41 anni di età media, piantati con una densità di 4000 piante per ettaro. L’approccio è artigianale e si adatta alle caratteristiche di ogni annata ma in linea di massima il processo di vinificazione inizia con una fermentazione alcolica in acciaio della durata di 20-30 giorni, seguita da una macerazione sulle bucce di 10-15 giorni. La fermentazione malolattica avviene in botti piccole, prima di un lungo affinamento in botti di rovere da 27 ettolitri che può protrarsi dai 32 ai 48 mesi, a seconda dell’annata, ma che vedremo si fa sempre più breve con l’aumentare della temperatura media. Non esce mai in pratica prima di 8-10 anni dalla vendemmia. Luca Currado, ex proprietario dell’azienda, lo ha sempre definito “un vino che richiede pazienza e comprensione, pensato per una maturazione lenta e progressiva, destinato a rivelare la sua vera essenza alle generazioni future“. E anche in mano ai Krause (la famiglia americana che ha acquistato l’azienda), non pare certo smentirsi anche se in effetti per assaggiare la prima annata prodotta senza Luca in cantina si dovrà probabilmente attendere più di un lustro (potrebbe essere la 2023?).
Barolo Riserva Villero 2004 caldo e generoso, oggi con una rugosità speciale che lo arrotonda e lo sfuma sui canditi e sottobosco, passando da mandorle e note esotiche speziate, volume impressionante, sinfonico e lirico, caldo pacato ma tenuto sempre sui binari dell’eccellenza da un tannino speciale e unico del grande nebbiolo, ancora una volta Highlander confermatissimo come più volte ripetuto da Luca. 94
Parusso 100 Mesi 2010 Extra Brut Etichetta Nera
Barolo Riserva Villero 2007 di nuovo calore e intensità e un registro in effetti simile. Il calore scatena la rabbia e la grinta di un cru oscuriale che cresce alla distanza nel bicchiere, mirtillo, prugne selvatiche, pepe verde, resine, vetiver, verbena, sandalo e mirra come i ricordi di una festa da poco finita. C’è anche della cenere ma sotto il fuoco arde ancora, stavolta con una dolcezza di tannino particolare. 93
Barolo Riserva Villero 2010 l’annata storica celebratissima si prende la scena e regala una prestazione superiore per eleganza raffinatezza e longevità imperiosa. Mandorle e nocciole impreziosiscono un tappeto fruttato denso e ricco di rosa canina, violette candite, more di rovo e cassis. Note tostate leggiadre si innestano su refoli balsamici impetuosi che risuonano nel palato gridando una giovinezza estrema. Grande passo quello di questo tannino, tambureggiante senza mai ferire, rilanciando in freschezza e note di china, menta piperita, tabacco del Brenta, fava tonka. 98
Barolo Riserva Villero 2013 la “Tigre alla menta” dell’etichetta di Alessandro Piangiamore risalta il sottofondo balsamico del vino che gode di un’annata dai forti contrasti e belle soddisfazioni (vendemmiata il 17 ottobre), comprese i graffi di un tannino non difficile da definire felino. Uscendo dalle metafore, la 2013 regala a Villero un strana immediatezza e godibilità al naso con frutto scuro nitido e cesellato di mora, carrube, ribes nero, confettura di fragole e rabarbaro più un contorno di resina di pino, pepe verde, tabacco toscano e sagrestia infiorata. Sorso deciso e impetuoso, ancora pochissimo domato dal tempo, ideale per gli amanti del Barolo che fu. 96
Barolo Riserva Villero 2016 L’opera di Richard Mosse in etichetta ricorda le opere dell’artista in Congo e richiama il rapporto drammatico che l’uomo sta vivendo con la natura utilizzando tecnologie di ricognizione militare che trasformano il verde della foresta in un inquietante rosso fuoco. Il rapporto tra uomo e natura in annate come la 2016 sembrano in effetti sembra andare un poco fuori fase (la vendemmia è stata piuttosto precoce, il 5 ottobre) ma questo vino ha una compattezza, una grazia e una lucidità notevoli siapur non proprio nel solco dei Villero Vietti storici. Al naso non è ovviamente nella sua fase più espressiva perchè la grande quantità di materia aromatica quasi pare compatta e asserragliata nel bicchiere. Ne esce un susseguirsi di fragole in confettura, mela rossa, pepe nero in grani, resine e iodio, melograno e fico d’india maturo. Parla anche di spezia e resine miste a caffè e tostature lievi il naso mentre la bocca è sottile e pulsante, un continuo e costante sferragliare e risuonare di tamburi dagli abissi. Vino di fattura notevole che si rivelerà a tempo debito, decisamente poco afferrabile in questo fase per la grandezza che a tratti rivela ma che ci racconta qualcosa del futuro del cru e dell’interpretazione che l’azienda vorrà dargli. 94+
VISION, LA ONE-NIGHT ELETTRONICA
Confrontando con assaggi risalenti, si confermano le bellissime impressioni su 2004 e 2010 e in prospettiva si aprono spaccati di grandezza futura per 2013 e 2016 anche se su binari diversi. Più sulle relative dolcezze moderne la 2016 (e forse meno Villero classico) e più sulla classicità la 2013 ma senza che nessuna intacchi il carattere della lunga distanza propria di chi ama questa bottiglia. Di sicuro, dovremo attendere l’uscita delle probabili 2019 e 2021 di Villero ci daranno quanto il clima abbia davvero modificato il carattere di questo cru oppure no.
A tavola spazio anche per il Barolo 2021 in anteprima, di bella croccantezza ma con traccia calorica non banale e per il Derthona Timorasso cui l’azienda dedica sempre più attenzioni. La 2023, ancora in affinamento, è sapida e fitta di rimandi acidi e agrumati mentre la 2020 svela già la sua bella grandeur di bianco di livello in una bella composizione di note fresche erbacee e dolcezze speziate ben composte.












