In Valle d’Aosta tra mercatini, vini e archeologia
Dove la corona alpina, potente e sorniona, si riposa sull’ombra sabauda nasce la Valle d’Aosta. Uno spazio geografico senza tempo. Uno scrigno protetto ma capace di raccontare la storia e la contemporaneità. Qui, dove la tradizione si custodisce gelosamente tra verticali barriere, emerge la volontà di non rimanere imbrigliati in un pietrificato isolamento. Una Valle, quella d’Aosta, in cui le possenti carezze moreniche e glaciali diventano culla dalla quale crescono messaggi che parlano di scoperta ed emozione allo stato puro. Un luogo, la Valle d’Aosta, dove la riservatezza diventa essenza autentica ed eroica dell’essere. Se poi, oggi, la si vive respirando le atmosfere e i paesaggi urbano-naturalistici del Natale, questa intimistica magnificenza la si respira in modo ancora più intimo e profondo. Da non perdere, per esempio, è il Marché Vert Noël, quest’anno arrivato alla sua XVIma edizione, allestito in pazza Chanoux fino al 6 gennaio 2025 (Visitabile dalle 10 alle 20). Il tradizionale Mercatino natalizio che come ogni anno vede la presenza di numerose casette in legno con oltre una quarantina di vetrine che permetteranno di fare un vero e proprio viaggio tra oggettistica, accessori, decorazioni e soprattutto i tanti sapori della tradizione di questa regione. Se si è quindi alla ricerca di un’idea regalo o più semplicemente per ammirare le produzioni artigianali, il Marché Vert Noël diventa tappa imprescindibile. Intanto che si è intenti nel passeggio non si manchi di alzare lo sguardo ammirando le suggestive e coreografiche luminarie nelle vie della città, la proiezione video mapping nella piazzetta della Porta Prætoria, l’albero parlante in piazza Arco d’Augusto, la stella cometa in piazza Giovanni XXIII oppure il “Parco delle luci incantate” nei giardini Lussu.
Rimanendo nel cuore di Aosta, tra i banchi presenti all’interno del Mercato di Natale, consigliamo una visita a quello dell’Agricola Praz d’arc di Saint Rhemy en Bosses. Vetrina del locale pittoresco appollaiato sulla strada del Colle del Gran San Bernardo a 2.000 metri, che offre piatti tipici della tradizione come i salumi e formaggi o le imperdibili interpretazioni della polenta. Ma non solo. Acquisti gustosi possono essere fatti in quello di Douce Valèe. Azienda di Chatillon specializzata nella trasformazione della frutta in succhi, confetture, gelatine e aceti. Per gli amanti del formaggio di alpeggio allora un acquisto deve essere fatto nello spazio dell’azienda La Borrettazz, realtà collocata nella frazione omonima a Gressan. La loro Fontina Dop, solo per darvi un motivo, ha vinto il primo premio per la miglior forma di alpeggio della Valle d’Aosta dell’estate 2023. Infine suggeriamo La Cascina d’Orléans (azienda agricola e agriturismo). Qui si possono trovare sciroppi, confetture, sali aromatizzati e gelee artigianali e buonissime.
Inoltre la Valle d’Aosta, con il capoluogo in primis, è il paese della cuccagna per chi abbia voglia, anche e soprattutto in inverno, di fare sport. A pochi chilometri dalla regina delle Alpi ci si può infatti sbizzarrire in evoluzioni, discese e paesaggi mozzafiato lungo gli oltre 70 chilometri di piste perfettamente innevate e servite da impianti all’avanguardia. Uno dei comprensori più accessibili, senza scomodare quelli all’ombra del Bianco, sono a Pila. Area sciistica raggiungibile in qualche decina di minuti dal capoluogo, tramite funivia. Snowborder o sciatori, ma anche semplici trekker e gustonauti della tradizione culinaria alpina, troveranno, qui, estrema e completa soddisfazione.
New Orleans
Per chi invece preferisce un bagno di cultura allora è un delitto non fare una visita all’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans. Struttura dallo stile architettonico contemporaneo che ricopre un’area, riportata alla luce nel 1969, che rappresenta uno dei più interessanti siti archeologici della preistoria in Europa. Si possono, infatti, ammirare le testimonianze di quasi cinque millenni di storia, dai momenti finali del Neolitico ai giorni nostri. Un viaggio nella preistoria e poi nella storia lungo un tragitto che non mancherà di lasciare a bocca aperta e a mente piena il visitatore. Proprio qui, grazie a un’iniziativa organizzata da Comune con la collaborazione della Regione Valle d’Aosta e con il supporto di Liber Experience di Trento ed Euregio Media Group, abbiamo avuto la fortuna di partecipare a un’iniziativa che ha sposato approfondimento cultural-archeologico e vitivinicolo. Per l’occasione e sotto la guida moderatrice e incalzante di Helmuth Köcher, fondatore del Merano WineFestival, si è aperta una parentesi su alcune delle rappresentazioni più autentiche e qualitative della viticoltura eroica italiana. Ospiti di questo evento che fotografa un efficace esempio di valorizzazione culturale, storica, territoriale ed enogastronomica, sono stati il presidente della cooperativa Cave Mont Blanc, Nicolas Bovard e uno dei quattro fondatori della cantina trentina di Corvèe, Moreno Nardin. Un racconto a tre voci, due delle quali tra l’altro anagraficamente molto giovani (non ce ne voglia Köcher) che ha disegnato storia, prospettive e caratteristiche di cosa significhi oggi fare vitivincoltura sulla roccia. A darne riprova tre testimonianze, per ciascuna cantina, di interpretazioni al calice che parlano di tenacia, di passione e soprattutto di sopravvivenza coltural-culturale. Parliamo delle lingue enoiche valdostane declinate nei sorsi di Cuvée des Guides Metodo Classico pas dosé 2021 (L’intera spumantizzazione avviene sotto la stazione di arrivo della Sky Way del Monte Bianco a 2.200 metri sul livello del mare), Blanc de Morgex et de La Salle 2023 e Blanc de Morgex et La Salle affinato in miniera 2022 e di TrentoDoc Nature, TrentoDoc Brut e Viach Müller Thurgau 2023 per quanto concerne la semantica della Val di Cembra (Trentino). Se nel caso della cooperativa di Aostæ Prætoria la grammatica è declinata sulle eleganti e taglienti variazioni in tema di un vitigno locale, il Prié Blanc, interpretato con tecniche e affinamenti straordinariamente rispettosi del territorio, per quanto concerne gli assaggi trentini emerge un’internazionalità calata intelligentemente su un territorio, non facile, ma capace di esaltarne silhouette, fragranze e tensioni d’alta quota straordinarie.
Ma la Valle ha anche diverse altre realtà vitivinicole che sarebbe bene assaggiare. In primis perché praticamente condivisa è l’esigenza di puntare sul concetto di autoctono. Che siano in bianco, effervescenti o fermi, o in rosso, i vestiti enoici indossati da questa tradizione in verticale delle vigne portano le firme del Petit Rouge, Prëmetta e il Fumin, oppure quelle del Prié Blanc, Mayolet, Roussin, Vuillermin e Neyret.
Le possibilità di alloggiare e rinfocillarsi nei dintorni del capoluogo non mancano di certo. Sono infatti circa 130 le strutture adibite al pernottamento e oltre 350 quelle dedicate alla ristorazione e intrattenimento, come bar, pub, enoteche. Per chi passeggia in centro, per entrare in sintonia con Bacco allora una tappa da fare e presso Decanter (via della Croce, 35) nel centro cittadino. Tapas artigianali, territoriali, gustose accompagnano gli avventori tra sorsi che parlano di terroir e non solo. Buona la presenza di Champagne in carta e soprattutto di grandi firme dell’enologia italiana ed estera. Per la notte abbiamo avuto la possibilità di soggiornare a La Moraine Enchantee (Chambres d’Hotes & Spa). Un autentico e vero B&B valdostano, collocato nella frazione di Clapey, a conduzione famigliare, intimo, comodo e rilassante, in affaccio dal versante destro delle montagne scavate dalla Dora Baltea. Spettacolare la colazione, dolce e salata alla carta, offerta con prodotti di altissima qualità del territorio accompagnata dalla simpatia dei proprietari della struttura che non disdegnano di fare quattro chiacchere amichevoli con gli ospiti.












