Consorzio Italia del Gusto l’importanza di fare squadra
L’Italia che fa squadra è un’Italia vincente: lo dimostrano i numeri del Consorzio Italia del Gusto, il primo consorzio privato che riunisce alcune tra le più importanti aziende del settore alimentare e vinicolo italiano. Con trenta aziende e trentotto marchi – di cui trentasei nell’agroalimentare e due leader nel mondo del vino – il Consorzio seleziona le imprese in base alla qualità dei prodotti e al valore del brand.
Nato nel 2006, il suo obiettivo è rafforzare la competitività internazionale delle aziende consorziate, promuovendo il Made in Italy attraverso sinergie strategiche. Ad oggi, il fatturato aggregato supera i 25 miliardi di euro, confermando la forza di questo modello di collaborazione. Nel 2024, l’export agroalimentare italiano ha raggiunto i 67 miliardi di euro, di cui 57 di prodotti food&beverage, segnando una crescita dell’8%.
«Questo momento è la dimostrazione di quanto il Made in Italy sappia fare squadra – ha dichiarato Giacomo Ponti, Presidente del Consorzio Italia del Gusto –. Le aziende del Consorzio rappresentano il meglio del nostro agroalimentare e insieme continuiamo a portare nel mondo i valori di qualità, tradizione e innovazione che ci contraddistinguono. È con questo spirito che abbiamo raggiunto risultati straordinari nel 2024 e con questo stesso spirito guardiamo al futuro, consapevoli delle sfide che ci attendono».
«L’export italiano ha ottenuto la crescita più alta tra i top player del settore, con un +8% che supera Spagna (+6%), Germania e Cina (+4%) – ha sottolineato Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma –. Tuttavia, il nostro principale mercato di riferimento – gli Stati Uniti – potrebbe diventare uno scenario complicato se i dazi di Trump venissero applicati, come già avvenuto in passato con effetti negativi sulle vendite».
Cantina di Riva Brezza Riva Riserva 2019 Pas Dosé

Ci salveranno i nuovi mercati
I prodotti italiani sono molto amati negli Stati Uniti perché considerati buoni, salubri e soprattutto espressione della dieta mediterranea. La grande diffusione di ristoranti italiani, inoltre, ha aiutato la conoscenza sia dei nostri prodotti sia delle ricette, che sono facilmente replicabili anche a casa, l’importante è avere materie prime di qualità e non “imitazioni”. Ma quale sono i prodotti più richiesti? Ecco qualche numero: acque minerali 41%, olio d’oliva 32%, aceti 30%, liquori 26% e 25% per i vini fermi e frizzanti imbottigliati. Meno esposta è l’intera categoria dei formaggi (9%), anche se, al proprio interno, figurano denominazioni come il Pecorino Romano DOP che invece sfiora il 57% dell’intero valore delle esportazioni per gli Stati Uniti.
Attualmente, i primi cinque mercati esteri assorbono il 51% dell’export italiano nel settore F&B. Anche per Francia, Germania e Spagna l’indice di concentrazione è simile – oscillando dal 45% della Germania al 50% della Spagna – ma, a differenza dell’Italia, nessuno di questi paesi registra un livello di esposizione verso gli Stati Uniti così alto. Abbiamo, infatti, il 3% per la Germania, il 6% per la Spagna e il 9% per la Francia. Prendendo coscienza di questi dati si vede come sia importante, per non dire fondamentale, il cercare una maggior diversificazione dei mercati di sbocco.
Assodato che i paesi storici per l’export sono gli Stati Uniti, ci sono anche nuovi paesi che, negli ultimi dieci anni, hanno scelto i prodotti italiani per almeno 150 milioni di euro. Troviamo, all’interno dell’Unione Europea, gli Stati dell’est – come la Romania (+298%), la Polonia (+277%) e la Bulgaria (+250%) – mentre, al di fuori del mercato comune, emergono le Filippine (+259%), la Corea del Sud (+233%) e il Messico (+208%).
Tortino di patate e Prosciutto Toscano DOP con scalogno caramellato

I dazi colpiscono i momenti conviviali…cosa faranno gli americani?
Questo trend positivo è un risultato che premia la qualità e l’innovazione delle imprese italiane, sempre più protagoniste a livello globale. Tuttavia, questa crescita rischia di essere frenata dall’annuncio di Trump, che ha previsto nuovi dazi USA a partire da aprile. Se confermati, questi dazi potrebbero rappresentare un duro colpo per il settore agrolimentare, colpendo sia i prodotti simbolo del Made in Italy, ma anche gli stessi americani che utilizzano questi prodotti durante i momenti lieti e di convivialità. Le aziende italiane si trovano quindi di fronte a una sfida cruciale: difendere la propria presenza sui mercati internazionali e continuare a valorizzare l’eccellenza del nostro Paese. Questo rappresenta una problematica rilevante, soprattutto considerando che gli Stati Uniti costituiscono il nostro principale mercato di esportazione – insieme alla Germania – per i prodotti alimentari e delle bevande italiane, entrambi con una quota di valore pari al 14%.
«I dazi USA – ha sottolineato Giacomo Ponti – se confermati, potrebbero avere conseguenze pesanti: perdere quote di mercato significa compromettere anni di lavoro e investimenti. Ma il nostro obiettivo resta quello di rafforzare la presenza del Made in Italy nel mondo, esplorando nuove opportunità e consolidando quelle esistenti.»
Anni e anni in cui l’Italia ha speso per promuovere il Mady in Italy negli Stati Uniti, per fidelizzare i consumatori, tutto questo verrebbe annullato e si dovrebbe ricominciare da capo.
Inverno in Carinzia
La conseguenza dei dazi è presto detta, basta tornare con la memoria al 2019 quando vennero imposti con una percentuale del 20% e la conseguenza è stata una perdita del 40%, se questi verranno confermati al 25% la perdita sarà del 50%. La corsa alle scorte, soprattutto per prodotti non deteriorabili, ci porterà a vedere gli effetti non tanto nel 2025 ma verso gli inizi del 2026. Lo sforzo, quindi, dovrà essere indirizzato nella scoperta e nella fidelizzazione dei nuovi mercati.












