Agosto dovrebbe essere il mese per eccellenza del rallentare. Le giornate si allungano, gli impegni diminuiscono, le città si svuotano e finalmente ci concediamo qualche giorno lontano dalla routine. Eppure, proprio quando avremmo più tempo per fermarci, può comparire una sensazione difficile da ammettere: quella di non riuscire davvero a riposare. Perché anche in vacanza sentiamo il bisogno di riempire le giornate, organizzare attività, rispondere alle mail, controllare il telefono, vedere persone, visitare luoghi? Perché stare senza fare nulla può generare quasi un senso di colpa?

In una società in cui produttività e attivazione continua sono spesso associate al valore personale, fermarsi può sembrare quasi una perdita di tempo. Siamo abituati a misurare le giornate attraverso ciò che abbiamo fatto, più che attraverso come ci siamo sentiti. E così anche il riposo rischia di diventare una prestazione: bisogna riuscire a rilassarsi, dormire bene, fare yoga, meditare, leggere, staccare dal telefono. Anche il dolce far niente finisce per avere una lista di cose da fare. Ma il riposo, quello vero, non è una ricompensa da concedersi soltanto dopo aver completato tutto il resto. È una necessità fisiologica.

Perché non riusciamo a rilassarci davvero nemmeno in vacanza

«Nella cultura contemporanea il riposo e la noia sono spesso vissuti come una colpa, quasi un tradimento della produttività che è diventata uno dei principali parametri attraverso cui valutiamo noi stessi», spiega la dottoressa Simona Anselmetti, psicologa e psicoterapeuta a Milano, specializzata in EMDR e pratiche somatiche trauma-informed. Collabora con il CRSP, Centro Ricerche e Studi in Psicotraumatologia, come terapeuta EMDR ed è co-fondatrice di BeSoul, spazio di yoga inclusivo.

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Il punto è che il nostro organismo non può rimanere indefinitamente in uno stato di attivazione. Anche quando non esiste un pericolo concreto, lo stress quotidiano può mantenere il sistema nervoso in una condizione di allerta prolungata. Il sistema nervoso simpatico, quello coinvolto nella risposta di “attacco o fuga”, prepara il corpo ad affrontare una situazione percepita come minacciosa: aumenta la frequenza cardiaca e respiratoria, tende i muscoli e favorisce il rilascio di ormoni come adrenalina e cortisolo.

Questa risposta è fondamentale quando serve a reagire a un pericolo. Il problema nasce quando l’attivazione diventa una condizione quasi permanente, alimentata da stress, sovraccarico, pressione e difficoltà a concedersi pause.

Stress e sistema nervoso: perché il riposo è importante

«Quando l’attivazione diventa cronica, il corpo fatica a recuperare davvero», continua la psicoterapeuta. «Possono comparire affaticamento cognitivo, irritabilità, difficoltà di concentrazione, alterazioni del sonno e una progressiva riduzione della motivazione».

Ecco perché il riposo non dovrebbe essere considerato un lusso da concedersi quando “abbiamo finito tutto”. Perché quel momento, in realtà, non arriva quasi mai. Ritagliarsi momenti di pausa permette invece di interrompere, almeno temporaneamente, il ritmo di continua attivazione a cui siamo sottoposti durante la giornata. Il riposo diventa così parte integrante del benessere, non un premio da conquistare.

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Come riposare davvero: dormire non è l’unica soluzione

Uno degli equivoci più comuni è pensare che per recuperare le energie sia sufficiente dormire qualche ora in più. Il sonno è certamente fondamentale, ma non sempre è quello che ci manca. Un modello interessante è quello elaborato dalla dottoressa Saundra Dalton-Smith nel libro Sacred Rest, che distingue diverse forme di riposo. L’idea di fondo è semplice: possiamo essere stanchi non soltanto fisicamente, ma anche mentalmente, emotivamente o persino sensorialmente. Il riposo, quindi, può assumere forme diverse.

Riposo fisico: non solo dormire

È quello a cui pensiamo più spontaneamente e comprende il sonno, ma anche tutte quelle attività che permettono al corpo di recuperare: stretching, yoga, respirazione, movimento dolce e momenti di pausa.

Riposo mentale: staccare dai pensieri e dalla produttività

È la possibilità di smettere, almeno per qualche momento, di risolvere problemi, prendere decisioni e organizzare continuamente ciò che verrà dopo. A volte non abbiamo bisogno di dormire, ma semplicemente di liberare la mente dalla necessità di essere sempre produttivi.

Riposo sensoriale: meno stimoli per ritrovare calma

Viviamo immersi in stimoli: notifiche, rumori, schermi, conversazioni, traffico, musica. Un ambiente silenzioso, una luce più morbida, una passeggiata nella natura o semplicemente qualche minuto lontano dal telefono possono diventare una forma di recupero.

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Riposo creativo: fare qualcosa senza pensare al risultato

Non tutto ciò che facciamo deve avere uno scopo. Disegnare, cucinare, fotografare, scrivere, ascoltare musica o dedicarci a qualcosa che ci piace senza preoccuparci del risultato permette di riattivare una dimensione creativa spesso schiacciata dalla produttività.

Riposo emotivo: ascoltare le proprie emozioni

Significa poter riconoscere e vivere le proprie emozioni senza sentirsi obbligati a essere sempre forti, disponibili o rassicuranti nei confronti degli altri. Anche avere uno spazio in cui poter parlare liberamente può essere una forma di riposo.

Riposo sociale: scegliere le relazioni che fanno stare bene

Non tutte le relazioni hanno lo stesso effetto sul nostro livello di energia. Ci sono persone con cui ci sentiamo accolti e altre con cui dobbiamo continuamente adattarci, spiegare, mediare o difenderci. Il riposo sociale passa anche dalla possibilità di scegliere relazioni che ci fanno stare bene.

Riposo spirituale: ritrovare un senso oltre la quotidianità

È la dimensione legata al senso, alla connessione e a qualcosa che va oltre la quotidianità individuale. Può passare dalla meditazione alla religione, dal contatto con la natura alla ricerca di uno scopo personale.

Perché dormire otto ore non significa sempre sentirsi riposati

È forse questo l’aspetto più interessante: non tutte le forme di stanchezza si risolvono allo stesso modo. Possiamo dormire otto ore e svegliarci ancora affaticati perché siamo mentalmente sovraccarichi. Oppure possiamo trascorrere un intero pomeriggio sul divano senza sentirci davvero rigenerati, perché quello di cui avevamo bisogno non era necessariamente il riposo fisico.

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«Il punto centrale è imparare ad ascoltare quale tipo di riposo ci manca», sottolinea Anselmetti. «A volte fermarsi significa davvero dormire o non fare nulla. Altre volte può significare uscire, camminare, muovere il corpo, stare con qualcuno con cui ci sentiamo bene o semplicemente avere uno spazio in cui non dobbiamo produrre». Una distinzione importante, soprattutto in estate, quando la vacanza rischia di trasformarsi in un altro progetto da portare a termine: dieci giorni, cinque città, tre escursioni, aperitivi, ristoranti, mostre, fotografie da pubblicare.

Vacanze senza sensi di colpa: come imparare a fare meno

Forse il vero esercizio di agosto è proprio questo: provare a non trasformare anche il riposo in una performance.mNon è necessario riempire ogni giornata. Non bisogna tornare dalle ferie con un album fotografico perfetto o con la sensazione di aver sfruttato ogni minuto. A volte una giornata apparentemente vuota è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

Come rilassarsi in vacanza e recuperare davvero le energie

«Recuperare il riposo come pratica, e non come colpa, può essere uno dei gesti di cura più concreti che possiamo concederci», conclude la psicoterapeuta. E allora, prima che settembre riporti con sé agende, appuntamenti, notifiche e nuovi obiettivi, vale la pena fare un piccolo esperimento: lasciare qualche spazio vuoto. Senza sensi di colpa (come è la filosofia di Fancy, il piacere senza sensi di colpa ndr). Senza doverlo meritare. E soprattutto senza trasformarlo nell’ennesima cosa da fare bene.

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