Caro Salvini ti scrivo…
“Anche quando siete al volante la Birra è la bevanda più sicura”… recitava così una pubblicità presente sui quotidiani e riviste dell’Italia del Boom. Erano gli anni ’60 del secolo scorso. Lasciatisi alle spalle entusiasmo e frenesia positiva del progresso, oggi questa frase appare sarcastica, per usare un eufemismo. Leggendola, soprattutto alla luce degli inasprimenti recenti al Codice della Strada introdotti sul finire del 2024, per certi versi fa sorridere. Sorrisi amari però, che ricordano involontariamente il sapore luppoloso di quella “bevanda sicura in macchina”.
Al di là delle battute la questione della guida e alcol è questione tanto attuale quanto seria. Seria per le implicazione che un uso non corretto dell’alcol porta nella capacità di controllo e attenzione, ma anche dal punto di vista economico. Già a poche settimane dall’introduzione delle nuove sanzioni, non limiti perché questi, lo ricordiamo ancora una volta, non sono cambiati, abbiamo cercato di capire gli effetti sulla ristorazione, vedendo ancora tiepide rimostranze e preoccupazioni emergere dagli addetti del settore. Oggi, a distanza di un trimestre il grido di allarme si fa molto più forte.
Un esempio di questa preoccupazione arriva dalla Romagna. Precisamente da Rimini. Attraverso un sondaggio condotto su 20.000 ristoratori da Pienissimo, è emerso che il 59% degli interpellati ha constatato un forte calo nella vendita di alcolici. Ergo, abbassamento importante del fatturato.
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L’azienda di marketing che supporta i ristoratori nel loro percorso aziendale, guidata da Giuliano Lanzetti, imprenditore romagnolo proprietario del popolarissimo ristopub Bounty, ha attestato una situazione non certo tranquilla del comparto. Se poi la fotografia dai tanti toni in chiaroscuro, soprattutto rivolta al futuro, arriva dalla capitale italiana del divertimento estivo, la preoccupazione diventa un vero e proprio macigno. Che gli aggiustamenti normativi del Governo al CdS abbiano e stiano influendo in modo negativo sull’uso e sul consumo di alcol fuori casa è cosa per ora abbastanza nota e ormai appurata.
Basti pensare che nei primi due mesi del 2025 sono cresciute a livello esponenziale le vendite, soprattutto on line, degli alcol test a uso privato. Ma non c’è solo questo, per onestà d’interpretazione. Una recente ricerca (Osservatorio Nestlé, L’Età senza Età), infatti, ha analizzato i comportamenti degli italiani sul consumo di liquidi durante l’ultimo anno. Da questa emerge come il calo più drastico riguarda i superalcolici, -43,7% degli intervistati. Non se la passano però bene nemmeno vino e birra. Entrambe le categorie, infatti, subiscono una contrazione, rispettivamente del 34% e del 29%. Per quanto concerne il genere, il sondaggio evidenzia una riduzione più marcata degli alcolici da parte delle donne.
Anche Signorvino, la catena di enoteche con cucina che conta una quarantina di punti vendita in Italia e due all’estero, conferma, nelle parole del suo general manager Luca Pizzighella come «il vino viene sempre più stigmatizzato». Non a caso la nota catena nei primi mesi di quest’anno ha registrato «a causa dell’introduzione del nuovo Codice della strada» sulle vendite di vino «un rilevante calo dovuto a cambiamento nelle abitudini di consumo, con una riduzione della domanda sia per la vendita al calice sia per l’asporto».
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Non solo. Interessante sarà capire come stiano cambiano gli stili e gli approcci all’uso di alcol dal 2025 in Italia.
L’European Health Interview Survey in una serie di indagini evidenzia come l’8,4% della popolazione dell’UE di età pari o superiore a 15 anni dichiari di consumare una bevanda alcolica ogni giorno, rispetto al 28,8% di consumatori settimanali e al 22,8% di consumatori mensili di alcol. In Italia, poi, si ha la percentuale di soggetti con un consumo giornaliero superiore al 12% della popolazione di riferimento, preceduta in Europa solo dal Portogallo.
Sarà ancora così dopo il “Decreto Salvini”? È sicuramente ancora presto per una risposta definitiva però c’è chi, per cercare di tamponare una emorragia economica, che sta diventando sempre più preoccupate, si è mosso.
Parliamo proprio di Lanzetti. L’imprenditore romagnolo, infatti, a seguito dei risultati del sondaggio di Pienissimo ha deciso di prendere “carta e penna” e scrivere al titolate di Piazzale Porta Pia (il ministro Matteo Salvini). In questa missiva Lanzetti ha realizzato una bozza di proposta di legge che sottoporrà al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministero dello Sviluppo Economico che ha lo scopo di garantire la sicurezza stradale senza arrecare danno economico al settore della ristorazione e dell’intrattenimento, incentivando soluzioni di trasporto sicure e accessibili per i clienti.
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Per l’imprenditore romagnolo «navette gratuite, liberalizzazione di Uber e incentivi per la sostenibilità» sono i tre punti cardine della proposta. In questa cornice arrivano suggerimenti, che partono dalla Romagna per interessare e attraversare l’intero Stivale, con richieste concrete. «Uno dei punti principali riguarda la possibilità per ristoratori e gestori di locali pubblici di organizzare un servizio di navetta gratuito per i propri clienti senza la necessità di una licenza NCC. Una mobilità privata – spiega Lanzetti – che sarebbe attiva solamente nelle ore notturne in cui potrebbe essere più difficile trovare un taxi, non andando a inficiare la normale mobilità diurna». Ancora più in concreto «l’utilizzo della navetta dovrebbe essere prenotato al momento dell’ingresso nel locale o richiesto anticipatamente da casa – spiega l’imprenditore – consentendo ai clienti di raggiungere l’esercizio e, successivamente, di essere riaccompagnati al proprio domicilio. Un aspetto cruciale per la sicurezza è che il conducente della navetta debba avere un tasso alcolemico pari a zero e che sia tenuto ad autocontrollarsi prima di mettersi alla guida». Inoltre «sarebbe utile prevedere incentivi specifici per l’acquisto o il noleggio di veicoli elettrici o a basso impatto ambientale – si aggiunge nella nota lanciando anche una pennellata dalla sensibilità green – con la possibilità di detrarre fiscalmente il costo di tali mezzi fino a un massimo del 50%». Ma non solo. «Sarebbe fondamentale prevedere un sostegno economico da parte dello Stato in collaborazione con le Regioni e con il supporto europeo, per istituire un fondo per incentivare il servizio di navetta gratuito, con contributi destinati ai ristoratori che ne faranno richiesta».
Il testo messo a punto da Giuliano Lanzetti sottolinea altresì «l’importanza di riaprire l’offerta all’operatività su tutto il territorio nazionale dei servizi di trasporto a chiamata tramite applicazioni digitali, come Uber, così da garantire un’ampia offerta di trasporto privato e agevolare la mobilità sicura, soprattutto nelle ore serali e notturne. Per rendere il servizio più accessibile – e qui probabilmente Lanzetti stuzzicherà un nervo scoperto tutto italiano – si potrebbe abolire l’obbligo della patente da tassista/Ncc per i conducenti privati che offrono trasporto tramite tali piattaforme. In sostituzione, si potrebbe introdurre una semplice abilitazione professionale con specifici requisiti di sicurezza e controllo. La regolamentazione del settore – prosegue – dovrebbe prevedere che le tariffe del servizio siano pubbliche e stabilite dalle amministrazioni locali per assicurare equità, trasparenza ed evitare fenomeni speculativi, garantendo così un servizio accessibile a tutti». Infine «queste proposte che facciamo – chiude l’imprenditore – rappresenterebbero un passo importante verso una riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico e privato, con un’attenzione particolare alla sicurezza, alla sostenibilità e alla facilità di accesso ai servizi per i cittadini e i clienti degli esercizi pubblici». Il tutto con un occhio di riguardo a chi oggi si trova a essere penalizzato per una «psicosi da etilometro continua», i ristoratori, appunto. Al di là dell’efficacia che questa proposta romagnola potrà forse sortire, quello che è certo è che il mondo imprenditoriale sembra non si lamenti solo, ma inizi anche a portare sul tavolo proposte. Perché oltre che limitare, vietare, stigmatizzare sarebbe anche opportuno cominciare a informare meglio, sensibilizzare di più e ascoltare per non dire aiutare chi viene pesantemente colpito.












