Tenuta di Arceno, la contemporaneità del Chianti Classico
In quell’abbraccio compreso tra i fiumi Ambra e Ombrone, Tenuta di Arceno racconta un territorio e una storia attraverso sorsi autentici. Un terroir blasonato, quello del Gallo Nero, in cui il Sangiovese come uno scampolo si fa tassello di un abito enoico capace di raccontare un’identità che punta su capisaldi quali: rappresentatività, artigianalità e qualità.
Siamo a San Gusmè, a Castelnuovo Berardenga, dove la storia e la biografia del Chianti Classico si declinano in silhouette contemporanee con una mise che vira all’internazionalità. Origini antiche per approcci odierni in cui il monovarietale, il terroir e l’annata diventano fondamentali lemmi per la narrazione di un’espressività identitaria che si fa sorso.
Circa 300-400mila bottiglie annue, ricavate da suoli che dal galestro arrivano alle argille e addirittura al basalto e che spaziano, in altitudine, dai 300 fino oltre i 600 metri. Una produzione, distribuita a livello nazionale da Pellegrini, che si attesta sul 50% delle bottiglie realizzate con la Docg storica toscana e il restante 50% con l’Igp. Differenze e diversità che permettono ai sarti della vigna e della cantina di realizzare prodotti che ne raccontano l’essenza. Lo fanno cucendo, anno dopo anno, non senza difficoltà crescenti imposte da un cambiamento climatico sempre più evidente e invadente, la veste migliore per portare nel mondo la Toscana chiantigiana.

Una visione che è al contempo ambiziosa e inclusiva. Lo conferma Pepe Schib Graciani, brand ambassador della tenuta da diversi anni. «Il nostro essere vignaioli del Chianti, grazie soprattutto alla strategia e alla visione della proprietà della famiglia Jackson, non si limita a cavalcare un’idea e un modus operandi conosciuto. La sfida, che soprattutto negli ultimi vent’anni è stata resa vera e propria filosofia, è quella di rivolgersi sia ai neofiti del vino che agli estimatori, nazionali e internazionali, affinché compiano un viaggio attraverso i vini Sangiovese e i nostri Supertuscan». Questa strategia, made in Usa ma concretizzata in loco grazie al lavoro quotidiano della squadra di Tenuta di Arceno composta da Michele Pezzicoli (agronomo), dagli enologi Lawrence Cronin e Pierre Seillan e guidata dalla direttrice generale Sandra Gonzi, fuoriesce da un paesaggio idilliaco puntellato di vigneti, oliveti e cipressi, a pochi passi da Siena, facendosi concretezza che ha saputo reinventarsi e adattarsi alle esigenze di un mercato del vino in costante mutamento.
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Sempre per l’ambassador aziendale «siamo in tanti, nel mondo, a fare vino. Emergere da protagonisti in questo mare magnum è stata la vera sfida. Per questo abbiamo voluto dare vita a un portfolio diversificato, ma accumunato dalla qualità ineccepibile, suddividendolo in due principali categorie». Nella gamma del Chianti Classico Docg, la tenuta produce quattro vini focalizzati sull’uva autoctona Sangiovese. «In questo caso – illustra il Brand Ambassador – con un’attenzione alla stilistica che parta dal territorio e annata ma arrivi a valorizzare il singolo micro appezzamento. Oltre alla Docg d’annata e alla Riserva, infatti, sul mercato immettiamo due referenze che parlano il linguaggio del Gran Selezione Campolupi e il Gran Selezione Strada al Sasso».

Accanto ci sono tre vini con la denominazione Toscana Igt, i meglio conosciuti Supertuscan, rivisitati in chiave più autentica e leggiadra. In questo caso inizialmente pensati sullo stile bordolese classico poi invece declinati sull’esaltazione di alcune delle principali varietà internazionali coltivate nella tenuta, Merlot e Cabernet Franc su tutte, offrendo un’espressione diversa, moderna e sofisticata della viticoltura toscana. Qui parliamo del “tradizionale” Il fauno di Arcanum (Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot), il Valadorna (100% Merlot) e la “maniacale” punta di diamante della produzione Arcanum (100% Cabernet Franc). «L’espressività che portiamo in bottiglia – sottolinea Pepe Schib – in queste referenze si traduce in sorsi in cui la libertà del winemaker accompagna l’anima del binomio vitigno-terreno. Una fotografia più intima e rispettosa in cui l’autenticità diventa caposaldo assoluto della sua grammatica».

Questa strategia sta riscuotendo, anno dopo anno, successo e apprezzamento dalla critica e dal mercato. Basti pensare che nel 2023 il Riserva 2020 si è posizionato al 24° posto nella Wine Spectator Top 100 Award.
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Al di là delle parole spese fino a ora parlano, confermano e attestano il tutto i sorsi.
Se l’interpretazione Classica del Gallo nero nella veste del Gran Selezione Strada al Sasso del 2021 si presenta nella sua veste di eleganza, finezza e snellezza, il Riserva (2020), ovviamente, assume toni più vellutati, caldi e avvolgenti. Avvolgenza che diventa abbraccio e carezza suadente e più calda con la versione internazional-toscana di Valadorna.
Nella declinazione della Gran Selezione, prodotta da un singolo vigneto di Sangiovese piantato nel 1998, al di là del vestito “invernale”, i gradi sono 15, il respiro è vibrazione floreale e di piccoli frutti di sottobosco con sferzata di balsamicità e mediterraneo. Una tensione che al sorso si ammortizza grazie alle note avvolgenti del terziario, mai invadente e stancante, con tannini integrati, ma che si esalta sul finale sprigionando i classici riverberi di arancia sanguinella.

Con il Riserva 2020 l’avvolgenza, la complessità, la rotondità, sempre longilinea, diventano le peculiarità principali. Un vino che è materia liquida da accompagnamento a una tavola tradizionale e opulenta. Un racconto di storia e territorio che si fa sorso attraverso una chiave interpretativa rispettosa, e fortunata, vista l’ottima annata, della matrice dal quale proviene.
Infine si fa un salto nella morbidezza elegante dell’essenza in black. Il Merlot in purezza (Valadorna), annata 2018, si esprime, infatti, su una scala che dal frutto scuro sale verso terziarietà morbide, tendenti alla piacevole freschezza e piccantezza speziata. Straordinaria la mineralità che gioca sopra un frutto e un fiore dal rosso intenso, quasi black, e quelle note terziarie che virano dal dolce al balsamico. Un elegante estratto che mette in sorso il racconto tra i vigneti Valadorna e Capraia.
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