Vecchia Romagna, nelle cantine storiche invecchiano le Riserve top level
Vecchia Romagna racconta un pezzetto di storia italiana. L’abbiamo scoperto visitando le antiche cantine di San Lazzaro di Savena, a pochi chilometri da Bologna.
Qui, nello stabilimento produttivo del Gruppo Montenegro (la città del brandy, come veniva chiamato una volta), il distillato invecchia lentamente, eppure allo stesso tempo si rinnova. Non più “brandy che crea un’atmosfera”, oggi è “maestro di emozioni”. Non più solo “Etichetta nera”, ora si propone in versioni più invecchiate e preziose, come Riserva Tre Botti e Riserva 18; e con le due nuove Riserve anche l’iconica bottiglia triangolare cambia e diventa più slanciata.
E ancora. Al bicchierino tradizionale da fine pasto o meditazione Vecchia Romagna affianca oggi un percorso esperienziale nuovo, un po’ inaspettato: il “Progetto Ristoranti” che prevede degustazioni guidate dal Master Blender Antonio Zattoni e abbinate a creazioni gastronomiche d’autore, in 30 ristoranti selezionati dal Nord al Sud Italia.
«È un’idea per abbracciare un segmento di mercato in questo momento vincente, quello della ristorazione» spiega Daniele De Angelis, Head of Marketing Core Brands di Gruppo Montenegro, di cui Vecchia Romagna fa parte dal 1999. Un gruppo 100% italiano, con 13 brand di bevande alcoliche e 6 nel settore alimentare, un fatturato di 320 milioni di euro l’anno (dati 2023) e secondo player in Italia nell’industria degli spirits. Alcuni brand (Amaro Montenegro, Vecchia Romagna, Rosso Antico, Maraschino Buton, Coca Buton, Sambuca Buton, Grappa Libarna, Rabarbaro Bergia; e poi olio Cuore, Bonomelli, Cannamela, Polenta Valsugana, Pizza Catarì) sono “Marchi Storici di Interesse Nazionale”, un riconoscimento del Ministero dello Sviluppo Economico per quei marchi storicamente collegati all’Italia e presenti nel nostro Paese da almeno 50 anni.
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«Attraverso il Progetto Ristoranti vogliamo anche ribadire le origini e l’identità di Vecchia Romagna, il brandy nato in Italia più venduto al mondo» precisa De Angelis. «Con una produzione di 4 milioni di bottiglie all’anno, copre da solo la metà del mercato del brandy nel nostro Paese. Ora vogliamo uscire dai bar e dalle case per proporre l’abbinamento di un distillato di eccellenza – le due etichette Riserva – con l’alta cucina».
L’intero processo produttivo di Vecchia Romagna, compreso l’invecchiamento nelle cantine storiche, avviene nello stabilimento Montenegro di San Lazzaro di Savena (BO) che si estende su 18 ettari e dove si svolge anche l’imbottigliamento di tutti i liquori del Gruppo. È il Master Blender Antonio Zattoni a guidarci nelle cantine e a darci un anticipo di quella che può essere l’esperienza di degustazione del Progetto Ristoranti.
Vecchia Romagna nasce proprio a Bologna due secoli fa. Nel 1820 Jean Buton, mastro distillatore della casa imperiale di Napoleone I, lascia la Francia per stabilirsi in Italia; e qui fonda la prima distilleria a vapore italiana.
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Ma perché sceglie proprio Bologna? «Perché sulle colline romagnole abbiamo la materia prima fondamentale per un brandy di qualità, le uve Trebbiano» spiega Zattoni. «È lo stesso vitigno che viene utilizzato in Francia per la produzione di Cognac. Cognac e brandy sono di fatto lo stesso tipo di distillato, realizzato però in luoghi diversi: per chiamarsi Cognac un brandy deve essere prodotto nella regione di Cognac in Francia. La zona dei colli romagnoli è un terroir con caratteristiche simili a quello di Cognac. Quindi Buton trova qui un territorio perfetto per creare una buona acquavite di vino».
«Il brandy quindi è un distillato di vino da uve Trebbiano» chiarisce Zattoni. «La particolarità di Vecchia Romagna è che si tratta di un blend, una miscela, tra distillati di vino ottenuti con due metodi differenti. Il metodo “continuo”, o a colonna, da cui si ottiene un prodotto più alcolico e neutro. E il metodo “discontinuo” (o charentais), in due fasi, da cui alla fine si ricava un distillato meno alcolico, rotondo e ricco di aromi. Durante la distillazione, si scartano le “teste” perché contengono metanolo (una sostanza tossica) e le “code” perché hanno un odore sgradevole. Si tiene solo il “cuore”. Il mio lavoro da Master Blender comincia qui, nel miscelare il distillato continuo con il distillato discontinuo, in proporzioni variabili in base a quello che vogliamo ottenere.



«Poi c’è l’invecchiamento» continua Zattoni «Le cantine di San Lazzaro di Savena custodiscono più di 4000 botti di capienza differente. L’invecchiamento comincia in piccole botti di rovere francese da 400 litri, simili a barrique, dove il distillato riposa per almeno un anno a stretto contatto con il legno, che gli trasmette un aroma intenso di frutta secca e vaniglia. Si tratta di botti personalizzate: vengono “tostate”, cioè affumicate, ad un livello “medio” secondo nostri specifici parametri, in modo da trasmettere un aroma intenso, ma non eccessivo.
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Dopo questa fase il brandy passa nelle grandi botti (4000-5000 litri) in rovere di Slavonia, alcune delle quali hanno addirittura un centinaio di anni. Sono botti che “respirano”, consentono cioè uno scambio di aria tra interno ed esterno, creando così una microssidazione del distillato che lo rende morbido ed elegante.
Il passaggio finale è il “mariage”, il matrimonio. I distillati che hanno raggiunto il giusto grado di invecchiamento vengono posti in grandi tini e combinati tra loro, miscelando le varie partite, e poi ancora lasciati riposare, filtrati e assaggiati prima dell’imbottigliamento.
Vecchia Romagna è presente sul mercato con 4 referenze che coprono tutte le fasce di prezzo. “Classica” (in vendita a 11 euro circa la bottiglia), “Etichetta Nera” (13 euro) e i due brandy top level creati tra il 2019 e il 2021: “Riserva tre botti” (30 euro) e “Riserva 18” (150 euro la bottiglia). Riserva Tre botti è un blend di distillati invecchiati fino a 15 anni in 3 botti differenti. Riserva 18 è un blend di distillati invecchiati 18 anni nelle “barrique” di rovere francese e poi affinati in botti che hanno ospitato Amarone della Valpolicella. Processi lunghi e legni speciali, che donano grande complessità aromatica.
«Il mercato italiano assorbe il 70 per cento della produzione di Vecchia Romagna, mentre il 30 per cento viene esportato principalmente in Romania, Germania e Svizzera. Con le due nuove Riserve puntiamo ad ampliare la nostra presenza nel mondo, per esempio nei Paesi Arabi, a Dubai e nei paesi asiatici, con un posizionamento di fascia alta» spiega il brand manager Chiara Casati. «Il Progetto Ristoranti, riservato per ora all’Italia e dedicato alle Riserve, ha l’obiettivo di rinnovare la classica esperienza di degustazione e di innalzare la percezione del marchio Vecchia Romagna, ponendolo tra i brown spirits di qualità più alta».
Granbaita Gourmet, Selva di Val Gardena (BZ)
Dopo le tappe inaugurali presso Casa Azzoguidi a Bologna e presso il ristorante di Identità Golose a Milano, i ristoranti coinvolti fino ad ora sono:
Antico Mulino (Pernumia, PD); Restaurant Laurin (Bolzano, BZ); Vent8 (Bari, BA); Casa Vidaschi (Roma, RM); Varnelli Pizzeria Bistrot Ristorante (Pompei, NA); Clorofilla Cucina & Distillati (Roma, RM); CRUdoRE (Napoli, NA); Lo Chalet dei Gourmet (San Giovanni Rotondo, FG); La Zanzara (Roma).
«Durante le degustazioni mi piace anche sfatare qualche vecchio mito» spiega ancora il Master Blender Zattoni. «Per esempio il bicchiere adatto non è il grande “balloon”, che invece di trattenere i profumi li fa subito volare via. È molto meglio un classico calice a tulipano. O ancora, non bisogna scaldare il distillato, ponendo le mani sul bicchiere o perfino, come era in voga negli Anni 80, con una candela. La temperatura di servizio ideale è 17-18 gradi. Riscaldandolo si enfatizzano le note di etanolo, pungenti al naso e aggressive in bocca. Infine, bisogna concedersi del tempo, perché si parla di “distillati da meditazione” non a caso. Man mano che lo si affronta, il brandy cambia e rilascia note sempre diverse. Ecco che al legno si aggiungono pepe e cannella, l’uva passa acquista sfumature di ciliegia e poi arriva delicatamente un sentore di liquirizia… Vi invito ad un esperimento insolito» conclude Zattoni. «Al termine della degustazione, aspettate qualche minuto e poi sentite il profumo del vostro bicchiere vuoto. Il brandy, distribuito in uno strato sottile sul vetro e dopo aver respirato a lungo a temperatura ambiente, libera alla fine tutti gli aromi. La sua vera anima».












