Dove tutto era pietra, dove la natura selvaggia e brulla mai avrebbe fatto pensare alla vite, qui il sogno di Massimo Gianolli e il sapere di Lydia e Claude Bourguignon, scienziati del terroir e agronomi di fama mondiale, hanno dato vita a due vini eleganti e raffinati. Siamo a Erbin, un piccolo borgo del comune di Grezzana, in Valpantena, valle di origine alluvionale, ai piedi dei Monti Lessini nel territorio della Valpolicella. 

L’inizio quando tutto era sassi e pascolo

Le terre di Erbin erano state comprate da Armando, il padre di Massimo Gianolli, che, da Biella, aveva deciso di tornare nei luoghi dove era cresciuto. Lo stesso Massimo qui aveva trascorso la giovinezza, lavorando la campagna prima di dedicarsi alla finanza nell’impresa di famiglia. Nonostante il grande successo il richiamo della terra era forte, un richiamo misto a un sogno: piantare le vigne sui terreni acquistati dal padre. Nasce così, nel 2005, La Collina dei Ciliegi un nome che ricorda la presenza dei ciliegi sulla collina. Sessantotto ettari di proprietà in corpo unico tra i 350 e i 700 metri sul livello del mare: 3 ettari di bosco, 10 di prato e 45 vitati di cui 17 ettari DOC Valpolicella e 28 ettari IGT “Supervalpantena”.

Così iniziano le ricerche

I primi vini ad essere prodotti furono i classici rossi della Valpolicella, ma si voleva andare oltre e produrre un “super-Valpantena”. Massimo Gianolli, presidente de La Collina dei Ciliegi, uomo visionario e ambizioso, voleva fare qualcosa di diverso, che non fosse “solo” un ottimo vino. 

«Nella Primavera del 2016 – racconta Massimo – dall’ analisi congiunta con Christian Roger sui vini sino a quel momento prodotti e sui fondamentali pedoclimatici che caratterizzano Erbin, nacque la convinzione che la Collina dei Ciliegi potesse rappresentare un nuovo e innovativo progetto vitivinicolo anche spingendo la ricerca enologica al di fuori dei confini della DOC: a tal fine Christian propose di coinvolgere fin da subito Lydia e Claude Bourguignon».

Inizia così il racconto di un’avventura che ha portato alla nascita di due grandi vini: il Prea bianco e il Prea rosso. Una storia che inizia tra sorrisi e ricordi, di quei “buchi”, scavi fondi due metri, per sondare la qualità e la tipologia di terreno. «Mi hanno fatto assaggiare la terra», ricorda Massimo sorridendo.

Il racconto di Massimo Gianolli

Dalla meticolosa attività di carotaggio dei diversi appezzamenti condotte, nel 2017, da Lydia e Claude e dalle analisi della stratigrafia dei suoli, emerse che i terreni di Erbin, come più in generale l’alta collina della Valpantena, fossero di origine cretacica, mai lavorati in modo intensivo e, di conseguenza, straordinariamente ricchi di sostanze cretacica come calcare attivo e minerali, particolarmente vocati, in determinate parcelle, per la produzione di vini bianchi. I Bourguignon confermarono che i migliori “estrattori di terroir” erano proprio i vitigni autoctoni: la Garganega (bacca bianca) e la Corvina (bacca rossa) e che il sesto di impianto perfetto fosse 100x130cm con alta densità di vigne per unità di superficie (ca. 7.700/ettaro). I portainnesti sono stati scelti in base alla qualità piuttosto che alla vigoria e alla produttività, inoltre è stata prevista solo un’irrigazione di “soccorso”. Si assicurarono che i nuovi impianti non fossero preceduti da attività di movimento terra per rispettare il più possibile l’orografia originaria e la profilazione stratigrafica dei terreni, evoluti in milioni di anni, per permettere alla vite, nel tempo, di penetrare con le radici gli interstizi della roccia calcarea fissurata tipica del luogo.

A partire dal 2018 e fino al 2023 si sono succedute le piantumazioni dei vigneti ‘progettati’ con Roger e i Bourguignon: oltre 28 ettari di viti a bacca bianca e a bacca rossa tra i 550 e i 700 metri sul livello del mare, con rese programmate di 40-60 quintali per ettaro, garantendo da un lato longevità alle vigne e dall’altro la massima qualità delle uve. Una terra sassosa, un suolo ed un sottosuolo fatto di pietre, eppure quello che sembrava un limite, si è poi rivelato un punto di forza.L’obbiettivo di Massimo Gianolli è produrre vini di terroir, estrattori del valore di quella particolare collina senza seguire le richieste di mercato. Il primo vino ad uscire è stato Prea Bianco Verona IGT 2021 poiché Claude Bourguignon, afferma «È possibile fare un grande vino rosso su un terroir da vino bianco, come in Borgogna, ma non si può fare il contrario. Il terroir è sempre più forte del vitigno stesso. – conclude con un meraviglioso adagio recitato in francese – Si vous voulez vivre en equilibre avec la Nature, il faut trois choses: un œil qui sait voir la nature, un cœur qui sait sentir la nature et une volonté qui ose suivre la nature».

 Vini estrattori di un terroir

Prea Rosso Verona IGT 2021: il suo nome viene da pietra, in dialetto veronese, dal terroir da cui ha origine. Un blend di Corvina e una piccola percentuale di Teroldego, fermentazione in cemento, affinamento in barrique e tonneaux e una piccola partita affina solo in anfora di terracotta per circa 24 mesi. Segue un anno di affinamento in vasche di cemento prima dell’imbottigliamento.  Un bouquet che non ti aspetti, fresco, diretto, giocato su toni fruttati e floreali, visciola, piccoli frutti rossi selvatici, prugnolo peonia, ribes rosso, seguono poi sentori di erbe spontanee, pepe bianco, pietra e gesso che si traduce in mineralità. Il sorso è vibrante segue l’olfatto, torna la mineralità salina che notiamo in una chiusura ammandorlata data dalla presenza di magnesio nei terreni. Un vino elegante, fine, sottile e fresco con richiami alle erbe officinali come il rosmarino. I tannini solo dolci e giovanissimi, un vino che sicuramente avrà una lunghissima longevità.

Costa circa 50,00 euro

Prea Bianco Verona IGT 2022 Garganega 75% e 25 % tra Chardonnay e Pinot bianco. Niente legno, ma due anni di affinamento tra cemento e anfora di ceramica. Nel calice erbe officinali, frutti esotici, fiori bianchi, acacia, tiglio, agrume dolce, lime e pompelmo bianco. Il sorso sorprende per corpo, struttura, ed eleganza. Una bellissima freschezza che ci riporta al pompelmo e alla mineralità del terreno che si percepisce a metà bocca. Un vino elegante e di struttura, moderno e fuori dagli schemi nella sua classicità. Il perfetto fratello diverso di Prea Rosso.

Costa circa 50,00 eur