Dall’alto di dolci colline che guardano il Mar Tirreno “sorge”, ed è proprio il caso di dirlo, Tenuta Argentiera, che rappresenta una delle espressioni più raffinate del terroir bolgherese. Incastonata in un paesaggio di straordinaria bellezza, questa azienda vitivinicola unisce tradizione, innovazione, ma soprattutto rispetto per il territorio. Ne sono portavoce i vini, eleganti e strutturati, capaci di raccontare una parte di maremma dalla lunga storia vitivinicola, ogni bottiglia racchiude il profumo del mare, il calore del sole e la sapienza dell’uomo.

Tenuta Argentiera, la più a sud della denominazione di Bolgheri, nasce nel 1999 per volontà della famiglia Fratini, imprenditori fiorentini. In passato la Tenuta era appartenuta alla nobile famiglia fiorentina dei Serristori, che ne entrò in possesso nel 1512 e vi costruì la propria dimora nel 1660, contribuendo a lungo allo sviluppo agricolo ed economico del territorio.  Ancora oggi si può ammirare la costruzione conosciuta come “Villa Donoratico” a cui è stato dedicato un vino.

Il nome “Argentiera” ha origine da un toponimo già esistente nei mappali del catasto granducale, per la presenza in epoca etrusca di una minera per l’estrazione dell’argento.

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Il progetto enologico è un proseguimento del pensiero di Federico Zileri Dal Verme, importante figura agronomica nel bolgherese, ma è con Stanislaus Turnauer, dal 2016 alla guida di Argentiera, che l’azienda trova la sua forma definitiva. Origini austriche e innamorato di questa parte di Toscana, Stanislaus Turnauer vuole dare la sua interpretazione a questi vini dall’accenno francese. «Per realizzare un grande vino l’obiettivo primario è quello di esaltare, integrandole e racchiudendole in una bottiglia, tutte le straordinarie caratteristiche della zona: dalla diversità dei terreni al microclima, dalla forza vibrante della macchia mediterranea al soffiare fresco e gentile del mare». Queste parole di Stanislaus Turnauer esprimono al meglio la promessa di Argentiera, che si rinnova in ogni bottiglia che porta la firma del suo terroir, ovvero quella di raccontare al meglio lo stile vinicolo bolgherese.

Accanto a Stanislaus troviamo Nicolò Carrara, enologo e da dieci anni a guida della cantina, Stephane Derenoncourt, considerato l’interprete dello stile bordolese a Bolgheri e nel 2019 alla squadra si aggiunge Leonardo Raspini, nel ruolo di direttore generale, agronomo e grande conoscitore del territorio, per dare quel quid in più.

Circa 85 ettari di proprietà nel comune di Castagneto Carducci all’interno della denominazione del Bolgheri DOC. Le principali varietà allevate sono Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Merlot, Syrah, Petit Verdot e Vermentino. Nonostante le pratiche adottate in vigna e la filosofia produttiva siano sempre le stesse, la differente composizione del sottosuolo nelle singole zone, dà origine a vini in grado di differenziarsi da vigneto a vigneto.     

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Unicum è “Ventaglio” vigneto cru dell’azienda e primo single vineyard, poco lontano dalle colline di Donoratico. Una vigna di 1,6 ha coltivata a Cabernet Franc, un vitigno rappresentativo per la DOC Bolgheri, che abbraccia e segue l’intera superficie apicale del colle, a girapoggio, assumendo l’iconica forma a raggiera da cui deriva il nome del vino: Ventaglio. 

«Dalla sommità della collina, questo vigneto-scrigno, produce un vino di complessità e struttura superiore, bilanciate da una innegabile eleganza.  Un vino che è il frutto di un ingegno naturale collettivo a tutto tondo, dove ogni sfaccettatura del terroir trova la sua giusta ed equilibrata espressione. La forma della perfezione, la quintessenza del Cabernet Franc piantato nel terroir di Bolgheri.» questo è il pensiero che ha guidato Stanislaus Turnauer.

Tenuta Argentiera Ventaglio 2020 Toscana IGT: Cabernet Franc in purezza, prodotto solo nelle annate eccezionali in un numero limitato, circa 3.000 bottiglie. Un vino che rappresenta un mix perfetto tra classicità e spinta verso il futuro.L’altitudine va dai 92 ai120 metri s.l.m., il terreno è argilloso roccioso con un’abbondante presenza di ciottoli calcarei, l’esposizione come un ventaglio va da nord / nord-ovest, ovest / sud-ovest e sud.  La “forma del vigneto” si riflette nel calice portando con sé le “uve del mattino”, “di mezzogiorno” e “della sera”, portate a maturazione secondo microclimi distinti in base all’esposizione, tutte vinificate separatamente. Affina per 14 mesi in grandi botti di rovere francese e austriaco e tonneaux. Nel calice si svela piano piano…a ventaglio. Si parte dalle classiche note più austere e mentolate dei vigneti a nord, passando per un sottobosco e uno speziato dolce, liquirizia, cardamomo, vaniglia, per poi arrivare al frutto apportato dai vigneti a sud, ecco allora i piccoli frutti di rovo, cassis e prugnolo. Un vino elegantemente complesso, con una freschezza vibrante, varietale e identitario del luogo d’origine. 

Il sorso è estremamente elegante, raffinato e moderno, accompagnato da una piacevolezza di beva che solo un grande vino sa offrire. Una bottiglia che, dall’alto della sua collina dove è presente un’altana, guarda lontano per un futuro tutto da scrivere e assaporare.

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