La rivincita della scarpetta
Raccogliere il sugo con un boccone di pane, a fine pasto? Per qualcuno un imperativo per assaporare il gusto autentico fino all’ultimo boccone, per altri un misero gesto da maleducati. Poche cose sono così divisive come la cosiddetta “scarpetta”, un’abitudine tutta italiana che racconta convivialità e amore per la buona cucina, ma solo se fatta da soli, tra le quattro mura, quando nessuno ci vede. O per lo meno era così fino a qualche tempo fa, visto che sta guadagnando spazio anche nei contesti più eleganti, perché simboleggia l’apprezzamento di ciò che si sta mangiando. Ma cosa dice il Galateo? Lo chiediamo all’esperta di bon ton. Prima, però, facciamo un passo indietro.
Perché si usa l’espressione “fare la scarpetta”?

Le origini di questa espressione sono incerte e circolano diverse teorie. Una prima ipotesi suggerisce che il termine “scarpetta” possa fare riferimento alla forma del pane piegato per raccogliere il sugo, simile alla forma di una piccola scarpa. Un’altra interpretazione, considerata più probabile, paragona il pane che “pulisce” il piatto a una scarpa che raccoglie sporco dalla strada. Infine, c’è anche chi ritiene che il termine possa derivare da “scarsetta”, alludendo alla frugalità e alla necessità di chi, non avendo molto cibo, non spreca nulla.
Tutto quello che non si deve fare a tavola

Oltre alla scarpetta, tante sono le regole che oggi seguiamo, anche senza saperne il motivo. «Tenere i gomiti sul tavolo è segno di maleducazione», ricorda l’esperta di bon ton Motterle spiegando come «L’usanza sia nata nel Medioevo, quando i banchetti si tenevano su tavole mobili, poste su cavalletti. Mettere i gomiti sul tavolo avrebbe significato solo far fare un bel volo a tutte le portate del pranzo». Allo stesso modo, guai a portare il coltello alla bocca: fino al Rinascimento, le posate non erano così diffuse e si usava il pugnale, quindi un’arma, al posto del coltello. Anche tenere le mani sotto il tavolo non è educato. «Dobbiamo questa regola a Luigi XIV che impose a tutta la corte di pranzare con le mani in vista perché temeva che i commensali potessero passarsi non visti un coltello e approfittare di un banchetto per attentare alla sua nobile gola».
Cecchetto Giorgio Gelsaia 2020 Piave Malanotte DOCG
Cosa dice il Galateo sulla scarpetta

Tornando alla scarpetta, se da una parte il Galateo dice tradizionalmente di no a questo gesto nelle occasioni formali, dall’altra l’esperta di bon ton Elisa Motterle evidenzia che «Sulla tavola, proprio come accade nella Moda, si incontrano – e a volte si scontrano – regole tradizionali e tendenze contemporanee: da questa dialettica nascono nuovi modi di interpretare gesti classici e conviviali». E se come dice la mamma di Gualtiero Marchesi «Il condimento non è per il piatto», oggi fare la scarpetta è sempre un grande piacere, e quando c’è l’opportunità di farla – non ce ne vogliano i nutrizionisti – va fatta.
La scarpetta non va fatta con la forchetta

L’errore davvero grossolano è tentare di “raffinare” la scarpetta utilizzando la forchetta per portare il pane sul piatto. In questo caso si commette un “doppio errore” perché il pane nella nostra cultura è un alimento dalla forte valenza simbolica e sacra e per questa ragione non va mai tagliato o toccato con le posate. Il modo migliore per trarsi d’impaccio? Utilizzare la pasta Barilla Al Bronzo, che grazie alla sua superficie ruvida e alla texture porosa cattura il sugo fino all’ultima goccia, mettendo d’accordo gusto e galateo. Un design che permette alla pasta di avere un’eccellente tenuta della salsa, valorizzando la complessità dei sapori e rendendo ogni boccone un’esperienza ricca e appagante.
Lo chef Davide Oldani dice sì alla scarpetta
Oggi sempre più chef, dunque, celebrano il rituale della scarpetta, trasformandola, anche attraverso le proprie creazioni, in un’espressione di convivialità e piacere. Lo sa bene lo chef Davide Oldani che ha ridefinito il concetto di alta cucina con la sua filosofia di “pop cuisine”, che vuole combinare qualità e accessibilità, tradizione e innovazione. «Credo fermamente che la grandezza della cucina italiana risieda non solo nella varietà e nel sapore, ma anche nella sua capacità di essere costantemente reinterpretata valorizzando ogni ingrediente con semplicità», afferma Oldani che ha pensato a delle ricette con la Pasta Al Bronzo Barilla, perfette per la scarpetta.
Stagionale, semplice, veloce, sano, versatile: è il cavolfiore
Tre ricette perfette per la scarpetta con Pasta Al Bronzo


Cacio e pepe con rafano di Matera e limone

Pasta in bianco con guanciale croccante e salsa carbonara

Cavolfiore, con tuorlo di zucca e michetta rivisitata con bretzel

Pandoro e salsa tipo zabaione

La gamma Al Bronzo è disponibile nei 10 formati più classici e amati dagli italiani: Fusilli, Fusilloni, Linguine, Mezze Penne, Mezzi Rigatoni, Penne Rigate, Spaghetti, Spaghetti Quadrati, Spaghettoni e Tortiglioni.



Per ottenere maggiori informazioni riguardo Barilla Al Bronzo è possibile visitare il sito di Barilla.












