È uno dei vini rossi italiani più famosi e prestigiosi, riconosciuti a livello internazionale: stiamo parlando del Brunello di Montalcino, che può essere prodotto esclusivamente da uve Sangiovese allevate nel territorio del Comune di Montalcino, in provincia di Siena.

A oggi gli ettari vitati dedicati alla produzione Brunello di Montalcino sono circa 2100, mentre i produttori imbottigliatori sono 250. Le vigne qui valgono 1 milione a ettaro, per un business di 300 milioni solo di valore del Brunello franco cantina.

Il disciplinare del Brunello di Montalcino prevede che debba affinare almeno due anni in contenitori di rovere (di qualsiasi dimensione) e che venga messo in commercio non prima del primo gennaio del quinto anno successivo alla vendemmia.

LE ANNATE MIGLIORI
Ogni grande vino ha un sistema di valutazione, che spesso è rappresentato da un numero di stelle, dove 5 è il massimo. Anche per il Brunello era così, fino a ieri, perché a partire dall’annata 2020, l’ultima appena presentata in anteprima durante il consueto evento Benvenuto Brunello, il Consorzio ha deciso di varare un progetto esclusivo dal nome “Brunello forma”. L’obiettivo è quello di interpretare l’annata in maniera diversa, definendone più il carattere attraverso lo stile e le caratteristiche organolettiche perché è giusto far capire come per giudicare un territorio bisogna considerare molti fattori come l’esposizione dei vigneti, l’altitudine alla quale sono piantati e la natura dei suoli, che in terra il cinese risultano piuttosto eterogenei.

Montalcino Brunello Fancy
Montalcino (SI), città vecchia

Per organizzare lo studio sono stati coinvolti membri del Consorzio, un team di esperti climatologi e professionisti dell’high tech farming della società Copernico oltre a un panel di degustazione internazionale composto da 8 Master of Wine (MW): Gabriele Gorelli e Andrea Lonardi per l’Italia, Madeleine Stenwreth (Svezia), Justin Knock (UK), Michelle Cherutti-Kowal (UK), Tracey Dobbin (Francia), Frank Roeder (Germania) e Philip Goodband (Usa). Dai tasting alla cieca condotti su 57 campioni – come ha spiegato al teatro di Montalcino Andrea Lonardi che ha presentato la nuova modalità di analisi, sono emerse 456 note di degustazione più le 8 note finali di sintesi dell’annata elaborate singolarmente da ciascun Master of Wine. E dopo le varie analisi, questa è stata la definizione emersa: «L’annata 2020 del Brunello di Montalcino si caratterizza per profilo accattivante e solare di frutta matura, solido equilibrio strutturale e grande piacevolezza di beva grazie ai tannini succulenti».

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Da sx, i Master of Wine Andrea Lonardi e Gabriele Gorelli

I giudizi descrittivi sono sempre molto più emozionali e poetici, non c’è dubbio, anche i punteggi – come sappiamo bene – servono per dare delle indicazioni facili e veloci.

VALUTAZIONI UFFICIALI ANNATE BRUNELLO MONTALCINO
1970✭✭✭✭✭
1971✭✭✭
1972✭
1973✭✭✭
1974✭✭
1975✭✭✭✭✭ (+)
1976✭
1977✭✭✭✭
1978✭✭✭✭
1979✭✭✭✭
1980✭✭✭✭
1981✭✭✭
1982✭✭✭✭
1983✭✭✭✭
1984✭
1985✭✭✭✭✭(+)
1986✭✭✭
1987✭✭✭
1988✭✭✭✭✭(+)
1989✭✭
1990✭✭✭✭✭
1991✭✭✭✭
1992✭✭
1993✭✭✭✭
1994✭✭✭✭
1995✭✭✭✭✭
1996✭✭✭
1997✭✭✭✭✭(+)
1998✭✭✭✭
1999✭✭✭✭✭(+)
2000✭✭✭
2001✭✭✭✭✭
2002✭✭
2003✭✭✭
2004✭✭✭✭✭
2005✭✭✭✭
2006✭✭✭✭✭ (+)
2007✭✭✭✭1/2
2008✭✭✭✭
2009✭✭✭✭
2010✭✭✭✭✭ (+)
2011✭✭✭✭
2012✭✭✭✭
2014✭✭✭
2015✭✭✭✭✭
2016✭✭✭✭✭(+)
2017✭✭✭✭
2018✭✭✭✭
2019✭✭✭✭✭ (+)
2020✭✭✭✭✭ (nostra ipotesi in base al giudizio descrittivo espresso)

UN PO’ DI STORIA
Nel Medioevo, Montalcino era una tappa cruciale per i commerci lungo la Via Francigena, l’antica strada che collegava Roma al nord dell’Inghilterra.
Nel XIX secolo, Clemente Santi, un farmacista e viticoltore locale, diede inizio a un’importante rivoluzione enologica. Attraverso una selezione massale del Sangiovese, creò un vino varietale al 100%, pensato per affrontare lunghi invecchiamenti, che nel 1869 ottenne il primo riconoscimento ufficiale. Qualche decennio dopo, nel 1888, suo nipote Ferruccio Biondi-Santi perfezionò l’idea, introducendo la “versione moderna” del Brunello di Montalcino, invecchiato oltre 10 anni in grandi botti di legno.
A lui ha fatto seguito Tancredi Biondi-Santi, che post filossera ha ricostruito il patrimonio viticolo ripiantando il Sangiovese e adattando la cantina per produrre vini di altissima qualità. Nel 1926, creò la Cantina Sociale Biondi-Santi e C., che contribuì a espandere la fama del Brunello anche all’estero, fino agli Stati Uniti. Nel 1933, la Rassegna dei vini di Montalcino vide la partecipazione di 10 produttori, segnando un momento significativo per la denominazione.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Brunello acquisì la reputazione di uno dei vini più rari d’Italia, con la famiglia Biondi-Santi come unico produttore ufficiale. Tuttavia, negli anni ‘60, Montalcino affrontò un periodo difficile: l’apertura dell’Autostrada del Sole causò un drammatico spopolamento e il declino di molte aziende vinicole. Nonostante ciò, nel 1968 il Brunello ottenne la denominazione DOC, mentre il numero di produttori iniziò a crescere da 11 a 25 nei successivi dieci anni. Nel 1980, Montalcino diventa la prima DOCG d’Italia.
Gli anni ’80 e ’90 segnano un’epoca di rinascita e successo, grazie al lavoro di promozione internazionale di aziende come Banfi della famiglia Mariani: il Brunello guada così una notorietà senza precedenti, attirando investitori locali e stranieri. Negli anni 2000, il numero di produttori raggiunge quasi quota 200, con un predominio di piccole aziende a conduzione familiare. La consacrazione definitiva arriva nel 2006 e nel 2013, quando un Brunello viene premiato da Wine Spectator come miglior vino al mondo, confermando il ruolo di Montalcino come una delle capitali mondiali dell’enologia.

ANNATA 2020: ACCATTIVANTE, BRILLANTE, SUCCULENTA
L’analisi ufficiale del Consorzio sull’ultima annata è disponibile a questo link https://www.consorziobrunellodimontalcino.it/it/2087/annata-2020-accattivante-brillante-succulenta-brunello-2020-versatile-e-vocato-all-invecchiamento . Qui di seguito una piccola sintesi.

Andamento climatico
Il 2020, anno che difficilmente dimenticheremo, ha avuto un inizio caratterizzato da temperature superiori alla media e scarse precipitazioni invernali, fattori che hanno portato a un germogliamento anticipato. La primavera è stata regolare, con piogge ben distribuite e temperature nella media, favorendo uno sviluppo vegetativo uniforme.
L’estate, calda e ben soleggiata, in parte siccitosa ma senza eccessi di calore prolungati. A fine agosto, temporali sporadici e moderate piogge hanno contribuito ad abbassare le temperature, rilanciando la vitalità delle viti e supportando l’accumulo di sostanze aromatiche essenziali. Settembre, con escursioni termiche notevoli tra giorno e notte, ha ulteriormente migliorato la maturazione fenolica, permettendo di ottenere uve equilibrate sotto il profilo tecnologico e fenolico.
La vendemmia è iniziata in anticipo, intorno alla metà di settembre, e si è conclusa senza piogge entro la prima metà di ottobre.

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I vini
I vini ottenuti si distinguono per un profilo caldo, una buona concentrazione alcolica, tannini marcati e acidità bilanciata, con livelli fenolici e acidità mediamente inferiori rispetto all’annata 2019, caratterizzata da una maturazione più tardiva rispetto al 2020. Complessivamente, i vini di questa annata si presentano rotondi, equilibrati e pronti da apprezzare sin dal momento della messa in commercio.

I BRUNELLO DA BERE ALMENO UNA VOLTA NELLA VITA
Dell’annata 2020, quando uscirà, o di qualsiasi altra annata, ci sono dei Brunello di Montalcino che sono dei must have da assaporare almeno una volta della vita e che abbiamo scelto perché, anno dopo anno, ci hanno sempre impressionato.

Biondi Santi ha fatto la storia e va assaggiato a prescindere, così come Soldera, perché con lui definirete appieno le potenzialità del Brunello. Quando ho assaggiato Salvioni per la prima volta, è successo un mese dopo aver avuto la fortuna di stappare una bottiglia di Soldera e ne ho trovato moltissime similitudini. Probabilmente è il mio Brunello preferito, sicuramente è uno di quelli da assaggiare prima possibile e magari da fare scorta in cantina perché i prezzi di Salvioni stanno lievitando giorno dopo giorno.
Una pianta di salvia sorretta da due leoni rampanti è lo stemma che contraddistingue da secoli i Salvioni, farmacisti e proprietari terrieri di origini bergamasche. Un ramo della famiglia, nel Trecento, arrivò in Toscana e poi a Montalcino, dove Salvioni oggi è un’azienda di Brunello che ha conservato gli elementi dello stemma, salvia e leoni (da lì “Salvioni”), e che produce vino da tre generazioni, anche se Umberto Salvioni, dottore in agraria, lo faceva per la famiglia e gli amici, per il piacere di stare insieme e condividere un buon bicchiere. Fu suo figlio Giulio, con la moglie Mirella, a creare una realtà capace di produrre una quantità limitata di bottiglie di eccellenza: «Il primo Brunello è del 1985, furono ricavate 2.500 bottiglie da un piccolo appezzamento di 1,5 ettari – ricorda Alessia Salvioni, figlia di Giulio, entrata in azienda nel 2010 -. Mi sono diplomata in oreficeria e ho poi gestito un negozio di stoffe a Montalcino, il mio ingresso nel mondo del vino è stato tardivo”. Prima di lei, a metà anni Novanta, era entrato il fratello David.

Giullio Salvioni

Dall’ettaro e mezzo degli anni Ottanta l’azienda Salvioni si è allargata ai 4 ettari di oggi, tutti iscritti a Brunello, a 440 metri sul livello del mare, tre chilometri a sud-est di Montalcino. Oliveto, bosco e seminativo completano i 22 ettari totali del podere La Cerbaiola. Ogni anno vengono prodotte fino a 20.000 bottiglie, delle quali il Brunello non supera mai le 15.000 bottiglie (la restante parte è occupata dal Rosso di Montalcino). In rare occasioni, come per la nascita dei nipoti, gli anniversari o annate eccezionali, viene prodotta anche una magnum di Brunello.

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La reputazione prima del guadagno,“Ante Lucrum Nomen”, è il motto che dal 1906 indica la rotta di una delle aziende più storiche d’Italia. Siamo in Piemonte, nel 1871. A quell’epoca Torino…

Mi sorprende sempre anche Lupi e Sirene di Podere Le Ripi, profondo e complesso, robusto e setoso, pieno, ricco e morbido, è un vino massiccio, con un finale sapido e fresco e una trama tannica vellutata che appaga il palato. Podere Le Ripi nasce a Montalcino nel 1984 da un primo innamoramento di Francesco Illy che acquista il podere da un pastore sardo nei pressi di Castelnuovo dell’Abate, versante est di Montalcino. Fu l’amore che solo un fotografo naturalista può avere nei confronti di un paesaggio così intenso.

Nel 1999 inizia la sua avventura nella viticoltura con i primi impianti e dal 2011 si avvia verso una conversione all’agricoltura biodinamica. Oggi la tenuta conta circa 31 ettari vitati suddivisi fra i due versanti Montalcinesi, uno ad ovest con terreni alluvionali sabbiosi ricchi di scheletro e l’altro ad est su marne calcaree prive di scheletro; è così che si originano i diversi cinque vini aziendali, ognuno proveniente da singoli appezzamenti, diversi per terroir e per densità. Si parte da impianti da 6.000 viti/ha, fino agli alberelli di Lupi e Sirene da 11.100 viti/ha e al vigneto Bonsai da 62.500 viti/ha (il vigneto più denso al mondo).

Brunello e Rosso di Montalcino di Argiano altrettanto sono sempre una garanzia. In particolare il Brunello, realizzato con una fermentazione in tini d’acciaio a temperatura controllata, matura per il primo anno in barrique e tonneau di rovere francese e per il secondo anno in grandi botti di rovere di Slavonia. Terminato l’invecchiamento in legno, il vino riposa in vasche di cemento fino al momento dell’imbottigliamento. Il risultato è un vino che profuma di ciliegia, piccoli frutti a bacca rossa, sfumature speziate e cenni lievemente tostati. Il sorso è intenso e complesso, con un allungo profondo, che dal frutto vira verso note d’evoluzione terziaria. I tannini sono fitti e setosi, il finale fresco e molto persistente. Fondata nel 1980, oggi produce circa 330mila bottiglie in 55 ettari di vigneti: la tenuta è una delle più belle della Toscana e offre anche ospitalità in affascinanti dimore.

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Chef Paolo Bertolussi Ingredienti Per 4 persone: 320 g di riso Carnaroli 1 bicchiere di Prosecco brodo vegetale 250 g di robiola 50 grdi burro sale e pepe nero fiori…

Tenuta di Argiano

Da una realtà storica di dimensioni non esattamente piccole, al Paradiso di Manfredi, piccola azienda familiare situata sul lato esposto a nord/nord-est della collina di Montalcino. L’azienda è costituita da 3,5 ettari di terreno, dove, oltre al vigneto, disposto su sette terrazzamenti a una media di 350 metri di altitudine, trovano posto un’abitazione, ulivi, alberi da frutto, un orto e una piccola coltivazione di zafferano. Il tutto inserito in un clima secco e mite, ben arieggiato, dove i vigneti sono protetti dai venti freddi. L’azienda, oggi guidata da Florio e dalle figlie Silvia e Gioia, è stata acquistata a metà degli anni Cinquanta dai genitori di Rossella, Martini Manfredi e dalla moglie Fortunata.
Il vigneto, che copre circa 2,5 ettari, poggia su un suolo ricco di minerali di derivazione marina (periodo del Pliocene) intervallato da stratificazioni di roccia formatasi circa 30 milioni di anni fa. Per questo viene escluso l’uso di qualsiasi tipo fertilizzante, preferendo un sovescio di erbe spontanee e trattamenti a base di sali di rame e zolfo in quantità minime.


Il vino nasce da fermentazioni spontanee in tini di cemento vetrificato grazie all’energia e alle complessità possedute dai lieviti autoctoni e varia di denominazione solo in base al tempo di permanenza in botte. Dai 13/14 mesi per il Rosso di Montalcino, ai 36 per il Brunello, fino ai 48 per il Riserva. Il Brunello del Paradiso di Manfredi è un vino rosso di grande complessità, un concentrato di finezza, struttura e profondità, avvolgente, pieno e morbido in bocca, i tannini accarezza dolcemente il palato.

Cupano, boutique winery fuoriclasse assoluta. In alcune annate il suo Rosso di Montalcino è in assoluto il più buono della denominazione, assieme a quello del già citato Salvioni. A fondare Cupano sono stsati Ornella Tondini e Lionel Cousin, che si sono trasferiti a Montalcino da Parigi con la figlia Orsa negli anni ’90. Ornella è stata giornalista presso L’Autre Journal, mentre Lionel ha lavorato come regista e direttore della fotografia. Avevano già un forte legame con Montalcino, avendo trascorso la maggior parte delle loro vacanze estive al Giardinello di Frescobaldi ospitando molti artisti contemporanei, attori, musicisti e scrittori.

Nel 1997 nasce Cupano, azienda biologica e biodinamica, composta da 35 ettari di terreni coltivati per 6,4 ettari a vigneto, 2 ettari a olivi, 18 ettari a bosco, 8 ettari a seminativo. «Speriamo di riuscire a infondere nel nostro vino un ricordo, il paesaggio, una stagione, il racconto del nostro incanto», raccontano dall’azienda. Il loro Brunello riesce a proporre eleganza e potenza al contempo, con tannini finissimi e una vena di freschezza che dà piacevolezza al sorso. Molto identitario il bouquet, con pronunciati aromi di ciliegia, mora e spezie che emergono dal bicchiere con intensità. Un vino straordinario che tiene testa ai grandi nomi di Montalcino.

Diletta e Gianna Neri, Col di Lamo

Col di Lamo è una di quelle realtà da tenere d’occhio: anno dopo anno, cresce e migliora in qualità. L’anima e il cuore di questo progetto è la dirompente Giovanna Neri, laureata in Giurisprudenza, che ha ereditato dal padre la grande passione per il vino. Mossa dal desiderio di produrre vini autentici ed esclusivi, segue e determina personalmente ogni fase della lavorazione, donando ai suoi vini un memorabile tocco femminile. Di recente, all’inconfondibile impronta di Giovanna, si è aggiunta quella di sua figlia Diletta: assieme, fanno di Col di Lamo una delle realtà più dinamiche e ricercate del panorama ilcinese. Il Brunello di Gianna e Diletta si presenta sempre nel calice con un naso ampio e ricco, in cui le note di prugna e marasca matura sono arricchite da tocchi speziati e suggestioni balsamiche. Al sorso è intenso e nobile, il tannino è maturo, fitto e completo, il finale lungo e sapido.

In ultimo, ma non certo per ultimo, Banfi, probabilmente il luogo più affascinante di Montalcino con il maestoso castello medievale Poggio alle Mura (foto i copertina). La famiglia italo-americana Mariani è proprietaria dell’azienda Banfi dal 1983 ed è stata tra i protagonisti assoluti del successo del Brunello di Montalcino negli Usa e non solo. Cristina Mariani-May è una forza della natura e la terza generazione e oggi gestisce un complesso – il direttore è Rodolfo Maralli – che vanta l’hotel, due ristoranti, lo stellato la Sala dei Grappoli, regno del talento dello chef pugliese Domenico Francone, la taverna, l’enoteca, la Balsameria e il Museo del Vetro. Il tutto inserito in un borgo magico che affonda le radici nel Quattrocento quando nel castello vivevano i Conti Placidi, di origini senesi.


La cucina di Francone unisce puglia e toscana in un connubio di sapori che stupiscono e creano un insieme raffinato e autentico, dove la bellezza sposa la creatività. Il resto lo fanno i vini, dove lo stile si misura nella freschezza che mai abbandona la struttura e l’eleganza. Su tutti, il Brunello di Montalcino Riserva Poggio all’Oro: profuma di sentori dolci di liquirizia, caffè, confettura di prugne, tabacco e una leggera nota di viola, mentre al sorso la struttura è elegantissima, di grande dimensione, con tannini molto morbidi e perfettamente in equilibrio con un acidità viva, capace di sostenerne a lungo la persistenza. Da grande invecchiamento, abbiamo assaggiato un 2006 di grandissima soddisfazione. Anche il Toscana Rosso IGT SummuS è uno dei migliori esempi della capacità di Banfi di unire la spinta innovativa con la tradizione: circa due anni di maturazione in barrique portano a un sorso lungo e trascinante, morbido e avvolgente, capace di stupire anche dopo un lungo invecchiamento (noi abbiamo assaggiato sempre l’annata 2006).