Che sia Protagonista o Non protagonista. Che abbia la Miglior sceneggiatura, originale o meno. Che punti al Documentario o alla categoria Straniero non importa, il vino, volenti o nolenti, a un Oscar concorre sempre. Il rapporto tra il nettare di Bacco e la magia della celluloide potremmo definirlo simbiotico. Dalla nascita di questa settima arte ai giorni nostri non c’è pellicola che in qualche modo non abbia visto inquadrature, dialoghi, sceneggiature o invocazioni legate a quella che Soldati definiva la “poesia della terra”. Che sia stato muto, in bianco e nero o negli ultimissimi formati in Imax, non mancano inquadrature e dialoghi in cui personaggi, protagonisti, comparse e zoomate non abbiano riferimento con questo grande prodotto. Dal 1922 con “Giorno di paga” di Charlie Chaplin a oggi sono decine, per non dire centinaia, le pellicole che hanno direttamente, indirettamente o anche solo con una fugace inquadratura parlato di vino. Di seguito, visto che non possiamo permetterci di realizzare una pubblicazione da allegare a un esame del corso di laurea del Dams, ricordiamo, citiamo, elenchiamo solo alcuni e tra i più conosciuti e riconosciuti testimonial della storia del cinema.

L’apologeta Bond

L’apologeta rimane senza ombra di dubbio James Bond. Il più famoso, longevo e redivivo agente segreto della storia della letteratura e cinematografia non manca mai di esaltare il gusto per il buon bere. Al di là dell’indissolubile «One Martini, shaken, not stirred» («Un Martini, agitato non mescolato), una predilezione che forse non sarà amica epatica, ma sicuramente ha permesso al vino di entrare nell’immaginario collettivo intergenerazionale e interclassista… Non c’è pellicola (in totale della saga ne sono state realizzate ben venticinque) in cui James Bond e i suoi sfidanti non vivano in profonda simbiosi e reverenza enoica. Tra le tipologie preferite dall’agente a doppio zero c’è sicuramente lo Champagne. Che sia Dom Pérignon (Goldfingher, Dr. No, Al Servizio segreto di sua Maestà e La spia che mi amava), Taittinger (Dalla Russia con amore) o Bollinger (Vivi e lascia morire, Una cascata di diamanti, Moonraker- Operazione spazio, Golden Eye).

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Più recente invece la sterzata verso grandi Chardonnay, sempre francesi come in Casino Royale (quello con Daniel Craig) in cui con Vesper ordina uno Château Angelus (Bordeaux di St. Emillon). Anche se difficile poter dire di aver potuto assaggiare qualche sorso bondiano, a meno che non si sia Rockefeller, qualche aiutino per il marketing enoico l’agente più famoso, anche se doveva essere segreto, della storia del cinema lo ha dato. Ah il Dom viene utilizzato anche da Kevin Costner, Judd Nelson e Sam Robards in “Fandango”. Chi anche non ha badato a spese, visto che se lo poteva permettere, è il miliardario Tony Stark che in “Iron Man” apre una bottiglia di Louis Jadot Macon Village (Chardonnay). Altro Champagne molto conosciuto, il Moet, è protagonista di brindisi in Jurassic Park.

Sorsi italiani

E l’Italia. Beh, anche il cinema nazionalpopolare italico non ha mancato, e crediamo non mancherà, di mettere al centro della sua narrazione per immagini uno dei patrimoni culturale e colturale invidiati in tutto il mondo. Vino, cibo e celluloide è un rapporto che parte dagli albori del bianco e nero. Uno delle pellicole cult è quella in terra emiliana. Parliamo de “Il Compagno Don Camillo” del 1965. Qui Luigi Comencini fa presentare il Lambrusco dal sindaco Peppone in questo modo: «Questo è un vino tipico della nostra regione, spumante, si, digestivo e diuretico…anche lui è Rosso!». Ancora prima c’è “Miseria e Nobiltà” di Mario Mattoli in cui Totò declama le odi del suo vino preferito: «… e ti fai dare due litri di Gragnano, frizzante! Assicurati che sia Gragnano; tu lo assaggi, fffhhh, se è frizzante, lo pigli, sennò, desisti…». Molto più recente è invece la pellicola del 2017 “Finché c’è Prosecco c’è speranza” di Antonio Padovan.

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Altri sorsi italiani, in alcuni casi anche con errori, appaiono in diverse pellicole holliwodiane e non solo. Sicuramente tra i più citati ci sono i vini della valpolicella (Soprattutto l’Amarone) e quelli Toscani (il Chianti). Nel “Silenzio degli innocenti” Anthony Hopkins cita un’icona italica in abbinamento, non certo canonizzato dalla sommellerie, tra il “fegato (umano) con contorno di fave abbinato a un Chianti”… vino che però nel libro era un Amarone. Non è toscano, invece, l’abbinamento che nel film “Hannibal Lecter” (2001), il protagonista mette assieme al cervello aperto dell’ospite Paul Krendler trattandosi di un Trimbach Riesling Clos Sainte Hune dell’Alsazia. Ancora Chianti appare al sorso di Kirk Douglas ne “Due settimane in un’altra città”, “Un attimo una vita” con Al Pacino e “In cerca di Mr. Goodbar” con Diane Keaton e Richard Gere. Altro lungometraggio che dedica un approfondimento al vino italiano tra i più famosi al mondo è “Gente di Roma” del 2003 di Ettore Scola, in cui Arnoldo Foà in trattoria ordina Amatriciana con Amarone. Stesso vino che strega i protagonisti di “Letters to Juliet” di Gary Winick del 2010. Ancora il testimonial dell’appassimento delle uve appare, questa volta, in un film canadese del 2006 “Away from Her – Lontano da lei” di Sarah Polley, in cui la protagonista prende in mano una bottiglia di Masi Campofiorin.

L’Allen francofono e non solo

Chi ama i vini d’Oltralpe, e non si risparmia nel citarli, è il regista e attore Woody Allen. In numerose pellicole l’ideatore della narrazione della psicosi in celluloide ne declama le lodi e gli apprezzamenti. Tra questi c’è “Misterioso omicidio a Manhattan dove troneggia uno Château Margaux; in “Midnight in Paris” il protagonista Owen Wilson assaggia un “tranquillo” Haut Brion per arrivare a “Match point” in cui spariscono tra calici due bottiglie di Puligny-Montrachet, (Chardonnay di Borgogna). Anche nel mondo dei cartoni animati non mancano riferimenti alla tradizione enoica francese. Nel bellissimo Ratatouille della Disney entrano nel calice uno Chateau Latour ’61 e un Cheval Blanc ‘47. Nel 1995 anche un vino californiano entra preponderante nella narrazione romantica sul grande schermo. Parliamo di “French Kiss” in cui protagonista e lo Zinfandel, vitigno della Napa Valley americana.

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Il vino protagonista

Non potevano poi mancare pellicole esclusivamente legate in modo intrinseco al tema del vino, della passione e della viticoltura in generale. Per citare i più recenti e famosi beh come non ricordare “Un’ottima annata – A Good Year” in cui Ridley Scott mette sullo schermo la fortunata eredità che il cinico trader londinese Max Skinner (Russel Crowe) riceve da un zio in Provenza. E che dire de “Il profumo del mosto selvatico”, commedia romantica del 1995 diretta da Alfonso Arau che ha come protagonisti una famiglia di viticoltori?

Altro capolavoro è senza ombra di dubbio “Sideways” di Alexander Payne, che percorre un’esperienza on the road, o meglio on the “wine tasting” d’addio al celibato di amici verso Santa Ynez Vallery in California. Qui protagonisti sono soprattutto i Pinot Noir, francesi, la Borgogna e il Bordeaux. Altro grande classico è “Ritorno in Borgogna” del 2017 di Cédric Klapish in cui ancora la Francia, e per la precisione la Borgogna, è al centro della narrazione in cinescope.

Va menzionato anche il docu-film “Barolo Boys” del 2014 di Paolo Casali e Tiziano Gaia e il recente, da vedere, “Madame Clicquot”, il biopic sulla missione (im)possibile di Barbe-Nicole Ponsardin Clicquot, passata alla storia come una delle pioniere dell’imprenditoria al femminile, nell’ambito del beverage e in particolare dello champagne.

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Il vino non mancherà nemmeno alla prossima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, conil Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG bollicina ufficiale dell’evento.