Se fosse una nave, sarebbe al timone. Se fosse una band, il frontman. Con Gregor Wenter, l’anima irrequieta e visionaria del Bad Schörgau, è più semplice affidarsi alle metafore che incasellarlo in un ruolo definito. Precursore della gastroscienza, cultore dei rituali detox, Gregor vive e ospita con una filosofia che punta dritta all’essenziale: dormire bene, mangiare meglio, respirare natura e tornare a casa trasformati. «Voglio lasciare un’impronta che sia utile, a me e agli altri», dice. Egocentrico? Altruista? Forse entrambe le cose. Di certo, mosso da un’intenzione autentica.

Qui la tradizione si intreccia con design e sostenibilità

Lo abbiamo incontrato al Bad Schörgau, non il solito resort e un altro luogo che fugge dalle definizioni classiche. Non isolato, ma quasi nascosto in un bosco, anche se si impiegano solo 20 minuti da Bolzano per raggiungere questo rifugio dell’anima, incastonato nella quiete senza tempo della Val Sarentino, dove è la natura a dettare il ritmo. Niente palestra, non siamo mica in città, qui gli ospiti sono invitati a fare attività fisica negli spazi aperti e a bere l’acqua della fonte, la stessa che negli anni ha reso questo ex bagno contadino una destinazione d’elezione per chi cerca una completa rigenerazione. Un ritiro alpino contemporaneo, dove tradizione, design e sostenibilità si fondono in un equilibrio perfetto tra passato e futuro.

Un lusso sussurrato con ottime playlist

Appena si varca la porta ciò che colpisce è la musica di sottofondo che si sente negli spazi comuni: ricercata, al pari del design, che ha un che di lusso sussurrato, pensato in ogni dettaglio. Ogni scelta – dai materiali naturali al legno locale – riflette un profondo rispetto per il territorio, in un continuo equilibrio tra essenzialità e raffinatezza. Opere d’arte moderne si intrecciano a vecchi giochi (tipo trottole) in legno, con un gusto sobrio e autentico, che non mette mai a disagio. L’ospitalità è genuina. Ogni ospite viene accolto come a casa, avvolto da un calore umano sincero che si percepisce in ogni gesto.

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Dove dormire bene è una forma d’arte

Al Bad Schörgau, il sonno non è solo riposo: è parte del processo rigenerativo. Le 22 camere e suite, distribuite tra la parte storica e l’edificio in legno, sono veri e propri nidi di quiete. I materiali sono locali e naturali – porfido, larice, pietra e seta – e ogni dettaglio è calibrato per favorire un rilassamento profondo. Quando si torna in camera la sera si trova un biglietto con scritto il nome di ha sistemato il letto in seta ecologica, e le tende chiuse con le luci soffuse. Un piccolo gesto che aiuta la buonanotte e ad addormentarsi tra materassi naturali, adatti anche agli ospiti allergici, e tanti cuscini di diverse dimensioni per far contenti tutti, morbidi e da abbracciare.

Le forme degli arredi evocano l’acqua, elemento sacro in questa terra. La luce naturale entra con gentilezza dalle enormi vetrate, accompagnando i risvegli in maniera naturale. E al mattino, una colazione preparata in casa con ingredienti regionali – confetture, pani appena sfornati, burro locale, anche di pecora – dà il via a giornate in equilibrio tra gusto e natura. Subito fuori dal resort partono diversi sentieri: si può scegliere quello più ripido e impegnativo che regala panorami unici, o magari la camminata lungo fiume che porta a Sarentino per dirigersi verso il castello e tornare a casa in tempo per la cena.

Cucina: un racconto autentico del territorio

La cucina è il cuore pulsante di Bad Schörgau. Lo chef Matthias Kirchler, giovane talento della Valle Aurina, interpreta la montagna con rispetto, creatività e leggerezza. Lavora a stretto contatto con piccoli produttori della zona, assecondando i tempi della natura e scegliendo solo ingredienti genuini.

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Tra sperimentazioni e cotture lente, Kirchler crea piatti che nutrono e sorprendono. Dal menu detox – pensato per accompagnare i percorsi benessere – alla proposta gastronomica del ristorante Alpes, ogni piatto è un incontro tra cultura locale e tecniche contemporanee. Qui la fermentazione è non semplicemente un metodo antico di conservazione: è un artigianato, un’arte e una filosofia di vita, ma anche strumenti di gusto e digestione più facile. Durante il nostro soggiorno abbiamo potuto fare due degustazioni al ristornate Alpes che più – come si legge nel menu – un viaggio di stagione per capire meglio la filosofia dietro questa proposta di cucina audace, sperimentale e radicata nel territorio.

Il benvenuto dello chef è una tartina con prosciutto d’oca, un boccone elegante che apre l’appetito, stimola la saliva e introduce al tema “territorio più trasformazione”. È un assaggio che stimola la saliva e invita al viaggio, giocando sul contrasto tra la cremosità della base e la sapidità del prosciutto, quasi fosse una dichiarazione d’intenti: semplicità e raffinatezza possono convivere.

Segue l’orzotto al latticello con koji, patate e ribes, piatto manifesto della filosofia del luogo. L’orzo, cereale rustico e montano, si trasforma in una preparazione di sorprendente complessità grazie al lavoro del koji – microrganismo usato nella fermentazione giapponese – che conferisce al piatto profondità e un elegante umami. Il latticello porta freschezza e acidità, le patate aggiungono comfort e consistenza, mentre il ribes, con la sua nota acidula e il colore vivace, crea un contrappunto visivo e gustativo. Ne risulta un piatto che danza tra morbidezze e contrasti, tra il dolce, il sapido e l’acido, tra tradizione alpina e fermentazione contemporanea.

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Arriva poi il sorprendente Speck e pane: ravioli di pane con brodo di pane e pancetta. Qui la tradizione del pane – simbolo di semplicità e quotidianità – viene decostruita e reinterpretata fino a diventare protagonista. Il pane si fa raviolo e si trasforma in brodo, mentre lo speck e la pancetta, emblemi del territorio altoatesino, ne amplificano l’identità. Il risultato è un piatto “meta-gastronomico”, un gioco intellettuale e sensoriale che restituisce emozione pura: un ingrediente povero che, grazie alla tecnica, diventa esperienza di alta cucina.

Il viaggio prosegue con il salmerino confit con burro e fieno, accompagnato da un bun bao, dove il pesce di montagna incontra la delicatezza della cottura confit e l’aroma erbaceo del fieno, evocazione olfattiva dei pascoli d’altura. Il bun bao, piccolo panino al vapore di ispirazione asiatica, introduce una nota di leggerezza e contemporaneità, fondendo due mondi – alpino e orientale – in un equilibrio perfetto. È un piatto che racconta la globalizzazione del gusto senza perdere radici, capace di far convivere l’acqua fredda delle valli con il vapore delle cucine d’Oriente.

Nel duetto di vitello, il territorio torna in primo piano con un gesto di reinterpretazione. Il tafelspitz ai ferri, piatto simbolo della tradizione austriaca, viene alleggerito e reso moderno, mentre lo spiedino con cavolo riccio, semi di impatiens, carciofo e mirtilli neri aggiunge verticalità, colore e complessità. Qui il contrasto tra il sapore nobile del vitello e le note vegetali e selvatiche dei contorni costruisce un racconto di armonie e tensioni. I semi di impatiens, rari e quasi poetici, insieme ai mirtilli neri, chiudono il cerchio tra bosco, orto e pascolo, tra dolcezza e amaro, tra montagna e ricerca botanica.

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Poi arriva forse il momento più teatrale del percorso: il finocchio in crosta di sale, che viene aperto davanti al commensale come un piccolo rito. All’interno della crosta, il vegetale si è cotto lentamente, conservando umidità e profumo. Una volta liberato, viene lucido di una lacca di semi di finocchio, che ne intensifica l’aroma e la brillantezza. Ad accompagnarlo, una hollandaise al pernod, salsa sontuosa in cui la grassezza del burro incontra la fragranza anice-liquorosa del pernod, richiamando il carattere del finocchio e amplificandone la complessità. La baguette fatta in casa serve a raccogliere ogni goccia di questa combinazione perfetta di consistenze e profumi. È un piatto che trasforma un ortaggio comune in protagonista assoluto, dimostrando che anche un vegetale può essere spettacolo, emozione, e persino lusso.

La chiusura del percorso è un ritorno alla leggerezza e al conforto: il soufflé di ricotta e fava tonka con gelato alla fava tonka. Qui la delicatezza lattiginosa della ricotta incontra le note calde, mandorlate e vanigliate della fava tonka, in un gioco di profumi esotici e consistenze eteree. È un dolce che profuma di casa ma parla lingue lontane, conclusione perfetta di un’esperienza che unisce memoria e curiosità. Infine, per chi sceglie di proseguire, la selezione di formaggi – un “viaggio con graukäse” – chiude il cerchio con il territorio: il formaggio grigio tipico del Tirolo, ruvido e acidulo, rappresenta l’essenza della fermentazione, simbolo della filosofia che pervade tutta la cucina del Bad Schörgau.

In questa degustazione tutto è connessione: tra natura e tecnica, tra passato e futuro, tra sapore e consapevolezza. L’esperienza del ristorante Alpes non è solo un pranzo o una cena, ma un racconto multisensoriale che nasce dal territorio e ne restituisce un’interpretazione colta, poetica e profondamente umana. È un viaggio che insegna che la vera modernità, in cucina come nella vita, non sta nell’invenzione fine a sé stessa, ma nella capacità di ascoltare ciò che la terra e il tempo hanno ancora da dire.

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La cantina, infine, è un altro gioiello. Accanto alle grandi etichette europee, spicca la selezione di giovani vignaioli altoatesini under 35, scelti personalmente da Gregor, che è anche produttore di vini naturali, e dalla sua brigata. Una scelta che parla di futuro, autenticità e passione.

Spoiler alert: arriverà a breve un’esperienza più raccolta, che si potrà vivere nella ex Stube tra rivisitazioni raffinate della tradizione altoatesina in un’atmosfera intima e calda.

Una Spa che rigenera in profondità

Nel cuore del Bad Schörgau, la filosofia del benessere assume una forma concreta nel concetto «Health & Vital», un approccio olistico che considera ogni ospite nella sua interezza, stimolando il corpo e la mente a rigenerarsi in modo naturale. «Offriamo stimoli individuali per una vita sana e vitale aiutando ciascuno a riscoprire la propria energia originaria», spiega Milo, esperto formatosi anche accanto a Henry Chenot i cui metodi sono famosi per esser stati provati in precendenza da vip come Berlusconi e Maradona.

Grazie a trattamenti mirati e a una consulenza personalizzata, l’obiettivo è quello di risvegliare l’autoregolazione dell’organismo e le sue innate capacità di autoguarigione. Le tensioni psico-fisiche si sciolgono, lasciando spazio a una vitalità duratura e a una leggerezza che rimane anche dopo il soggiorno.

Ogni percorso inizia con un colloquio di armonizzazione individuale, in cui il team di terapeuti valuta lo stato psico-fisico, eventuali disturbi e obiettivi personali, per costruire un programma su misura. L’approccio è sempre empatico e rispettoso, con appuntamenti organizzati in base ai desideri dell’ospite e un accompagnamento costante durante l’intero processo.

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Detox, Revitalization e Regeneration: tre vie per rinascere

Tra i programmi più richiesti, spicca il percorso Detox, della durata da 1 a 7 giorni: un’intensa depurazione psico-fisica che libera il corpo da scorie e tossine attraverso trattamenti sinergici e una dieta funzionale. Il percorso utilizza anche macchinari di ultima generazione, capaci di indurre un processo di eliminazione delle tossine paragonabile a un’attività fisica di lunga durata (corsa da 10 km), ma in tempi brevi. Ce ne sono di rari che permettono in solo mezz’ora di rinforzare la massa muscolare ed eliminare le tossine che si espellerebbero con una corsa di 10 km, o il foot detox che consente di eliminare acido lattico e acidi urici senza il minimo sforzo. A completare l’esperienza, vasche di galleggiamento con getti d’acqua e cromoterapia che favoriscono un profondo rilassamento sensoriale.

Le applicazioni idroterapiche vengono eseguite con apparecchiature clinicamente testate, capaci di trattare il corpo intero o aree specifiche. Massaggi acquatici mirati, docce terapeutiche, trattamenti Vacuum e terapie a infrarossi lavorano in profondità, stimolando la circolazione linfatica, il metabolismo e la naturale capacità depurativa dell’organismo.

Il programma Revitalization (1, 3, 5 o 7 giorni) è pensato per chi cerca un incremento della vitalità e un miglioramento del tono generale. I trattamenti stimolano i processi metabolici, favorendo un sonno più profondo e riducendo stress, tensione e stanchezza cronica.

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Infine, il percorso Regeneration (1, 3, 5 o 7 giorni) mira al rinvigorimento cellulare e al rafforzamento del sistema immunitario. Grazie a trattamenti che depurano e stimolano il flusso linfatico, il corpo ritrova equilibrio e vigore, attivando un’energia interiore che persiste nel tempo.

Ogni trattamento dialoga con l’alimentazione e il riposo. Le pietanze facilmente digeribili e a base di ingredienti fermentati, insieme agli speciali menù detox, amplificano l’efficacia delle cure. Anche la qualità del sonno nelle camere, la purezza dell’aria alpina e l’atmosfera empatica del luogo contribuiscono a un processo di rigenerazione integrale.

Il bagno contadino, sauna panoramica e idromassaggi vista bosco

Cuore storico del Bad Schörgau è il suo antico bagno contadino, dove la cultura termale altoatesina incontra il sapere erboristico e l’energia dell’acqua sorgiva. In una tinozza in legno di oltre settant’anni, riempita con acqua calda e oli essenziali di ginepro, pino mugo o legno di cirmolo della Val Sarentino, si ritrova il contatto autentico con la natura. Il calore dell’acqua stimola il metabolismo e favorisce l’eliminazione delle tossine, mentre i profumi delle essenze rilassano e rivitalizzano.

Dopo il bagno, il corpo viene avvolto in un letto di fieno, lasciando che gli stimoli lavorino dall’interno verso l’esterno in una totale armonia sensoriale. È un rituale antico che rigenera nel profondo, riportando equilibrio tra corpo e spirito.

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Per completare il percorso, la sauna panoramica immersa nel verde e le vasche idromassaggio affacciate sul bosco offrono momenti di puro abbandono. Qui il silenzio della natura, interrotto solo dal suono dell’acqua, accompagna una sensazione di benessere totale: un invito a riconnettersi con sé stessi, ascoltando il ritmo lento e naturale della montagna.

Il fienile che parla di futuro

Accanto alla Spa, un antico fienile restaurato con rispetto e sensibilità — il Seppl-Stodl — racconta la vocazione culturale del luogo. Un tempo spazio rurale, oggi è un contenitore vivo di eventi, concerti, matrimoni e incontri dedicati all’arte e alla comunità. È anche la casa di Casa Trehs, progetto che valorizza le erbe officinali della valle trasformandole in cosmetici naturali d’eccellenza, frutto di una conoscenza antica e di una ricerca moderna.

Tutto a Bad Schörgau parla la lingua della coerenza e della consapevolezza: dall’architettura integrata nel paesaggio alla mobilità elettrica, dalla scelta degli ingredienti in cucina al rispetto dei ritmi naturali del benessere. Qui la sostenibilità non è un’etichetta, ma un modo di vivere quotidiano. «Onoriamo le nostre radici — dice Gregor — e guardiamo avanti con coraggio. Perché la vera ospitalità nasce dal rispetto: per le persone, per la natura, per il tempo».

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