Barone Pizzini presenta “Mantulì” per dare voce ai vigneti
Il vino, come un’impalpabile sinfonia, interpreta al meglio la viticoltura biologica: ogni nota è un frammento di natura custodito con rispetto, un’eufonia capace di esprimere l’equilibrio tra terra, luce e tempo, ogni sorso un’armonia vivente senza forzature.
Così potremmo iniziare per introdurre Barone Pizzini, storica cantina di Provaglio d’Iseo, nota sia per la qualità dei suoi vini sia per la visione avanguardista con richiami alla natura e all’arte in tutte le sue forme, con una predilezione per la musica.
Infatti, il suono non è un’ospite occasionale, ne sono la prova le performance sonore che negli anni hanno trasformato la cantina in una cassa di risonanza per la musica classica e che ne hanno fatto un punto di riferimento per chi cerca un incontro tra vino e cultura.
Ne è un esempio “Divinisensi” presentata durante l’ultimo festival del Franciacorta. Una particolare degustazione in una scenografica cornice composta da fasci luminosi e colori ispirati alle etichette. Una voce narrante ha condotto gli ospiti tra calici e musica dal vivo, luci e brani di Mozart remixati in chiave moderna.
Gelateria Louis Vuitton, Forte dei Marmi (LU)
L’evoluzione di questa relazione con la musica e l’arte sonora non poteva che essere un’opera artistica che interpreta i principi fondamentali della sostenibilità e salvaguardia ambientale, valori che incarnano la filosofia produttiva dell’azienda. Ricordiamo che Barone Pizzini, fin dal 2001 è certificata biologica, prima azienda in Franciacorta, a questa, nel 2025 si è aggiunta quella di Biodiversity Friend, certificata vegan, avendo tolto, da tutte le fasi della produzione, ogni derivato animale.

La barricaia custode di Mantulì
In una fredda giornata autunnale, con i vigneti silenziosi spettatori, Barone Pizzini, ha presentato “Mantulì”, nome della leggera brezza che attraversa le valli del Lago d’Iseo. «Non volevamo un’opera che “decorasse” la cantina – spiega Silvano Brescianini (CEO) – ma una creazione che nascesse e raccontasse il nostro modo di vivere il territorio. Gli artisti hanno saputo interpretare l’identità̀ biologica e sostenibile con sensibilità: il loro lavoro non parla di natura, ma parla con la natura valorizzando e interpretando la relazione che ogni giorno ricerchiamo con l’ambiente che ci ospita. È un’opera sonora unica capace di dare voce ai vigneti».
L’obiettivo è fondere, il più possibile, l’arte con la cultura al mondo del vino, andando così incontro al nuovo mood dell’enoturismo, che vuole potersi emozionare. Un calice o un vino, non è una più una semplice degustazione, ma il ricordo del territorio che lo produce e della filosofia dell’azienda. «Nell’ultimo anno – continua Silvano Brescianini – abbiamo ospitato complessivamente oltre 9mila visitatori. Le visite in cantina non sono più un semplice percorso dei locali tecnici dove nasce il vino. Oggi i visitatori vogliono un’esperienza, il racconto di una storia, quella del luogo in cui nasce il vino».
“Mantulì -Polifonie. Estetica del suono” è stato realizzata dagli artisti torinesi Enrico Ascoli e Hilario Isola, da tempo impegnati in un lavoro di ricerca artistica sulla sostenibilità nelle pratiche agricole e sulla tutela del paesaggio.
100 anni di Disney a tavola
Mantulì, posizionata all’interno della barricaia, è composta da una doppia scultura di rame con due trombe incrociate, rivolte verso l’alto, le quali ricordano uno stemma araldico, richiamano due solforatrici e due coleotteri giganti. Ogni pezzo è costruito manualmente, su misura, e non senza poche difficoltà; infatti, il rame è un materiale estremamente tagliente. Dispositivi sonori “indossabili”, attivati con il corpo in relazione diretta con il vigneto. Ma perché il rame? Il rame è un prodotto che da sempre viene usato in vigna. Ha origini antiche, è un metallo funzionale, simbolo di vitalità, guarigione e conduttività energetica. Celebrato in tutte le civiltà per la sua capacità di canalizzare l’energia e promuovere il benessere fisico e spirituale, il rame rimane un elemento prezioso sia nel mondo dell’artigianato pratico che in quello del benessere olistico.
Indossandola, i due artisti, Ascoli e Isola hanno realizzato una performance senza pubblico tra i filari del cru Pian delle Viti, durante la quale le sculture hanno emesso una polifonia profonda e organica, registrata da un drone che ha documentato ogni gesto dall’alto. Da questa azione è nato il video che oggi accompagna l’opera. Grazie ad una leggera pressione sufficiente per far vibrare l’aria nelle canne verranno generati accordi simili a quelli di un organo e i visitatori potranno fare un’esperienza sonora come memoria viva della performance tra i vigneti.

«L’idea – hanno spiegato artisti e curatori – è quella di irrorare la vigna di musica e suono, utilizzando materiali e tecniche manuali. Il concetto è suonare il paesaggio attraverso Mantulì affinché grappoli e vigneti ne possano beneficiare», una fusione del sapere contadino con l’innovazione tecnologica.
Elena Walch Gewürztraminer Kastelaz Argentum Bonum 2015 Alto Adige DOC
Il percorso si completa con disegni, acquerelli e materiali preparatori che permettono di seguire l’evoluzione del progetto dalla ricerca sul territorio alla definizione della forma sonora e scultorea. Un modo per restituire trasparenza al dialogo tra cantina e artisti e per mostrare come l’opera sia il risultato di un ascolto reciproco e di una profonda sintonia con la visione di Barone Pizzini.
L’arte in un calice
La presentazione è stata l’occasione per assaggiare tre vini iconici dell’azienda. Tutti i vini sono “biologici”, frutto della scelta verso metodi di lavorazione, in campagna e in cantina, volti a garantire la rappresentazione massima del territorio. In vigna si usano solo sostanze di origine naturale. Inoltre, si incoraggia la Biodiversità per consentire l’equilibrio tra ogni forma di vita, vegetale e animale.
Animante L.A. Franciacorta DOCG 2015 con un affinamento eccezionale sui lieviti di 78 mesi senza dosaggio. Chardonnay 94%, Pinot nero 3% Pinot bianco 3%L’anima di Barone Pizzini e la natura viva dei suoi vigneti esaltate da una lunga attesa in cantina. Una cuvée, dosaggio zero, le cui basi provengono da annate di particolare pregio, adatte a farsi attendere per assaporarne l’essenza. Al naso esprime sentori di frutta e fiori bianchi, un tocco agrumato su fondo minerale. Al palato è fresco, aggraziato e con un sottofondo di agrumato dolce.
Bagnadore Riserva Franciacorta DOCG 2016 le sue uve provengono dal vigneto Roccolo, le cui piante, di oltre vent’anni, godono dei benefici di un vicino bosco che mitiga il clima, garantisce una buona escursione termica tra il giorno e la notte e favorisce una peculiare ricchezza di biodiversità. Prodotto solo nelle migliori vendemmie, un uvaggio di Chardonnay 60% Pinot nero 40%. La maturazione avviene prevalentemente in barrique di I e II passaggio per 8 mesi e una piccola parte in inox, a cui segue un affinamento sui lieviti di 72 mesi. Un bouquet elegantemente fruttato, con una predominanza di note agrumate e boulangerie, il sorso è vibrante, sapido e minerale, ampio e succoso. Un Pas Dosé di non comune complessità e piacevolezza.
Poggio dei Gorleri Arveglio 2021 Riviera Ligure di Ponente Pigato DOC
Bagnadore Rosè Franciacorta DOCG 2011 100% Pinot Nero frutto di selezioni da clone tedesco Spätburgundercon. Dopo pressatura soffice delle uve e macerazione a freddo degli acini interi, avviene il frazionamento del mosto e quindi la fermentazione in barrique, dove sosta per otto mesi. Dopo 128 mesi, ovvero 13 anni, di affinamento sui lieviti si mostra in tutto il suo splendore. Nel calice un rosa tenue regala note di ribes rosso, pasticceria, frutti di bosco, agrumi, chinotto e un tocco speziato e balsamico. In bocca il perlage finissimo, intenso ed elegante, regala una freschezza equilibrata, perfetta per non stancare e un invito a un nuovo assaggio.












