Mentre va in archivio – con più di 8000 visitatori, tra operatori di settore, giornalisti e wine lover – una per tanti motivazioni memorabile edizione 34 del Merano WineFestival, quella con tematica “Vision: Wine & Food Creators”, appare evidente l’importanza ormai raggiunta dalla manifestazione ideata e condotta con piglio inimitabile da Helmut Köcher, perché se c’è un luogo fisico in cui il mondo del vino riconosce la propria affinità con quell’universo di wealthiness comune a diversi settori, dall’accoglienza turistica alla produzione di beni, dall’offerta di servizi all’intrattenimento, beh, quello è proprio Merano.

Impossibile non apprezzare la volontà di rinnovarsi di una kermesse che ha sempre avuto poca paura di rischiare, fin dai propositi, ossia onorare, fin dal 1992, gli Artefici del Gusto, che con creatività e costanza possano guidare vini e prodotti gastronomici alla gloria. Se alla Kurhaus va in scena, al solito, una celebrazione del vino, nazionale e internazionale, con numeri importanti, dato che nel ‘cuore’ del festival le presenze sono state ben 300 tra le aziende italiane, con 50 produttori da 9 diversi paesi per la sezione estero (e addirittura 250 etichette nella WineHunter Area), nella Gourmet Arena le 130 realtà presenti hanno dato un’idea vigorosa dell’eccellenza della produzione indigena, con svariate chicche, su e giù per l’Italia, davvero imperdibili.

Eccellente anche la Catwalk Champagne & More, giornata dedicata al Metodo Classico, con più di 120 firm coinvolte, e insieme a questi premiazioni, eventi (ben 40 tra masterclass e talk, con alcune, comunque lodevoli, variazioni sul tema come ‘sciabolate celebrative’ e rievocazioni cinematografiche) e show-cooking, per una manifestazione capace, non dimentichiamolo, di generare un indotto multimilionario, dimostrando la versatilità di eventi che sappiano dosare la componente enoica all’interno di un quadro più ampio.

A tale proposito, quest’anno il festival, in collaborazione con la società piemontese Most’, ha introdotto una novità vibrante: infatti tutti i vini in degustazione erano acquistabili tramite app Most’ Collect, semplicemente inquadrandone il QR code esposto dal produttore: con un click i prodotti finivano nel carrello virtuale e, una volta conclusa la giornata, erano acquistabili in un solo ordine e una sola spedizione.

Tornando al vino, tantissimi gli assaggi avvincenti, tra eventi on e off Festival. Qui provo a darne una rassegna, forzatamente non esaustiva, rimandando a successivi approfondimenti.

Rosset Terroir | Vino Bianco Sopraquota 900 2023

Il progetto valdostano condotto egregiamente da Luca D’Attoma alla scoperta di una delle incarnazioni più sfaccettate del Petite Arvine, da affinamento in acciaio, anfora e legno, si apre su note di salvia, poi nettarina bianca e sfumature mentolate e di cedro, sorsata sapida e citrica, memorie di pepe bianco ed officinali, con finale di pregevole durata.

Cantina di Calasetta | Carignano del Sulcis DOC Riserva Bricco delle Piane 2022

Espressione apicale del Carignano del Sulcis, ormai approdato ad una ‘nuova vita’ in cui è facile gridare al miracolo. Viti a piede franco, lunga sosta sulle bucce, naso di mirtillo rosso in confettura, alloro e rabarbaro, con forti sfumature di eucalipto. Bocca sapido-succosa, richiami delle note di frutti rossi, ritorno speziato e di sottobosco, chiusa balsamica.

Nals Margreid | Alto Adige DOC NaMa 2022

L’anteprima, della cuvée, ora 100% Chardonnay, apice delle visioni di Harald Schraffl, in un’annata che, complice combinazione tra clima e maturità delle piante, si dimostra di raro equilibrio. Tiglio e lime in apertura, sfumature di gariga e sbuffi iodati, alla beva in evidenza l’estratto glicerico e l’apporto officinale, con frutto bilanciato e chiusura su sensazioni citriche e di melone bianco.

Villa Bucci | Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Riserva Villa Bucci 2009

Vino ormai leggendario in un’annata di grazia, vero emblema di duttilità e profondità varietale, caleidoscopico e sfaccettato fin dall’apertura agli aromi, lavanda e pompelmo rosa, accenni di camomilla e rosa canina, al gusto una ‘lamata’ di tensione, sale e succosità, con richiamo delle note citriche, eleganza e finezza. Aftertaste extra-ordinario.

Lungarotti | Bianco di Torgiano DOC Torre di Giano Vigna il Pino 2022

Emblema del circolo virtuoso ingenerato dal ‘nuovo corso’ di casa, con il Progetto 1962 alla scoperta dell’anima varietale più leggiadra, qui in un consolidato e brillante blend di vigna da Vermentino, Grechetto e Trebbiano. Naso con tiglio e bergamotto, sfumature di mandorla tostata e pepe bianco, sorsata sapida e agrumata, con sensazioni speziate e croccantezza.

Tenute Bosco | Etna Bianco DOC Vico 2021

Splendido Carricante in purezza che conferma la consistenza di un progetto che ormai ha diverse frecce al suo arco, una su tutte l’Etna Rosso DOC Prephylloxera Vigna Vico. Dalla stessa parcella una prodezza fatta di complessità e tensione, lime e ribes bianco, lemongrass e ginger, con sfumature di biancospino. Teso al palato, citrico-floreale e molto persistente.

Tua Rita | Toscana Rosso IGT Giusto di Notri 2023

Una delle prodigiose creazioni di una leggenda vitivinicola tipicamente peninsulare, ormai arrivata ad oltrepassare i 40 anni di attività. Bordolese con spina dorsale di Cabernet Sauvignon, melagrana in jam all’apertura olfattiva, poi ginepro e liquirizia, con sfumature di maggiorana. Veemente al gusto, con tannini sapidi e magnetici, chiuso con richiamo del sottobosco.

Girlan | Alto Adige DOC Pinot Noir Riserva Trattmann 2022

Da anni punto di riferimento per chi crede fermamente alle potenzialità del Pinot Nero in Alto Adige, in una versione, se possibile, ancora più cristallina. Dalle due collocazioni della Bassa Atesina e dell’Oltradige, olfazione travolgente, con marasca sotto spirito, foglia di pepe e anice stellato, beva con tannini sapidi e ritorno, sul finale, della sfumatura balsamica.

Çobo Winery | E Bardha e Beratit Puls 2024

Puls in purezza prodotto dell’impagabile riscoperta di un varietale dalle potenzialità ampissime e di una lavorazione esemplare condotta in acciaio, note di pompelmo giallo, timo cedrino e menta selvatica, alla bocca salmastro, balsamico ed officinale, di buonissima tensione. Chiude su sensazioni agrumate e pregevole persistenza.

Azienda Agricola NiBeMA | Gin Barda

Gin-emblema di un progetto eclettico che nasce a Scarlino, in Maremma, con focus soprattutto sulla coltivazione di zafferano e fiori eduli. Botaniche di grande equilibrio tra ginepro e foglie di olivo, zafferano e rosa per un gusto magnetico e inedito, di grande persistenza. Attacco di testa vigoroso, poi aromatica balsamica sulle note di cuore, con tocchi di fieno e note di fondo floreali.