Italian January
fancy magazine raccoglie l’idea del French January e propone la versione Made in Italy della contro-narrazione del Dry January e del Veganuary per rivendicare il diritto alla misura, alla convivialità e all’arte di vivere che tutto il mondo ci invidia
Perché dovremmo iniziare l’anno con il proibizionismo? Perché promuovere l’astinenza anziché la sana moderazione, l’equilibrio, la varietà?
Mi sono sempre fatta queste domande da quando si è iniziato a parlare di Veganuary e Dry January. Veganuary, per chi non lo sapesse, è un movimento globale che invita a sperimentare un’alimentazione completamente vegetale per tutto il mese di gennaio. Il termine nasce dall’unione di vegan e january ed è stato coniato nel 2013 nel Regno Unito dalla coppia composta da Jane Land e Matthew Glover:da allora, questa iniziativa è cresciuta in modo esponenziale, coinvolgendo milioni di persone in oltre 200 Paesi. Sempre in Inghilterra e sempre nel 2013 è nato anche il Dry January, campagna annuale che invita a non bere alcolici per tutto il mese di gennaio, offrendo una pausa dopo gli eccessi delle festività per migliorare la salute fisica e mentale, aumentare la consapevolezza sul proprio rapporto con l’alcol e scoprire alternative analcoliche. È un movimento globale supportato da organizzazioni sanitarie.
Ma perché il primo mese dell’anno dovrebbe iniziare con questi fondamentalismi?
Dopo 12 anni dal lancio di queste due iniziative, finalmente qualcuno di autorevole e strutturato ha pensato bene di replicare. Sarebbe stato bello che ci avessimo pensato noi italiani per primi, invece è stata la Francia a lanciare il French January, contro-narrazione del Dry January divulgata da una campagna promossa dalla filiera vinicola nazionale per rivendicare il diritto alla misura, alla convivialità e all’“art de vivre” francese.
Il manifesto, diffuso da Vin & Société, che rappresenta 500.000 stakeholder del settore, è chiaro, riporta Wine News: «Con il French January, il mondo del vino francese difende una visione aperta e responsabile del modo di vivere alla francese, senza diktat né giudizi e nel rispetto delle scelte individuali». Senza negare, quindi, le istanze salutiste, ma opponendosi alla deriva proibizionista: «Con il French January non si rinuncia a nulla – spiega il claim – e soprattutto non si rinuncia al buon vivere insieme. Una giusta via di mezzo tra il troppo e lo zero». Tradotto: non rinunciamo al piacere, ma promuoviamo la libertà di scegliere, compresa la scelta di non bere, così come quella di bere con moderazione.
Dovendo immaginare un Italian January, ci sarebbe ancora di più da dire: un’arte di vivere italiana fatta non solo di vino e di aperitivi ma anche di una cucina diventata da poco Patrimonio dell’Umanità, in cui i vegetali sono un ingrediente fondamentale ma non l’unico, proprio nell’ottica dell’equilibrio e della varietà. Quello che piace della campagna French January è soprattutto l’inno alla libertà, oltre che alla condivisione, senza discriminazioni.
Per questo anche a noi di fancy piacerebbe poter lanciare l’idea dell’#itallianjanuary, inno al piacere di tavola e calici e in generale della bellezza che ci circonda, in primis del riunirsi attorno a una tavola con le persone care, a gustare quello che più piace a ognuno di noi con consapevolezza e moderazione, ma senza sensi di colpa e senza dogmi: pasta, pesce, verdure, carne, vino, acqua, gin&tonic…
Oppure di sperimentare e provare cose nuove, ma senza costrizioni, limiti e paletti: un cocktail analcolico come “Questo non è un Negroni” di Fabio Angiolillo per JNPR; un Kombwine, che reinterpreta il mondo del vino giocando con le tecniche della kombucha; uno Smoked Bloody Mary di Tomatto Drinks, realtà nata dalla passione per il pomodoro e che propone una visione divertente e gastronomica del bere senza alcol; una sparkling soda Sodamore, brand di soft drink 0% cofondato dall’attore Luca Argentero insieme ad alcuni amici.
Nessuna preclusione, insomma, solo piacere. Senza sensi di colpa.
L’Italian January è iniziato.















