190 anni di Mosnel nel nome di Emanuela Barzanò Barboglio
Esistono luoghi dove il tempo non scorre, ma sedimenta. A Camignone, tra le colline ondulate della Franciacorta, c’è un’antica dimora del Cinquecento che custodisce un segreto fatto di silenzio e pietra. È Mosnel, un nome che evoca l’eredità celtica di queste terre — il cumulo di sassi — ma che oggi è sinonimo di una nobiltà contadina che ha saputo farsi avanguardia.
La storia moderna di questo “giardino segreto” inizia nel 1836, quando la famiglia Barboglio entra in possesso della tenuta. Ma è nel DNA di questa stirpe che si nasconde la scintilla della rivoluzione. Bisogna attendere la metà del Novecento per incontrare la figura che ha cambiato per sempre le mappe del gusto italiano: Emanuela Barzanò Barboglio.
In un’epoca in cui il vino era ancora fatica e tradizione rurale, Emanuela vide quello che altri non osavano immaginare. Fu lei, con una determinazione mista a eleganza d’altri tempi, a intuire che quei “sassi” potevano dare vita alle bollicine più raffinate del mondo. È stata lei la “Madre della Franciacorta”, tra i pionieri che nel 1968 diedero vita alla prima DOC, trasformando Mosnel nel tempio del Metodo Classico.


EBB, la donna che scrisse la Franciacorta
50 best: ecco le imperdibili cene signature sessions
Per comprendere l’identità di Mosnel, non si può prescindere dalla figura di Emanuela Barzanò Barboglio, cacciatrice, campionessa di tiro a volo, amazzone. Una donna caleidoscopita. Definirla semplicemente una produttrice di vino sarebbe riduttivo: è stata una visionaria, una pioniera e, soprattutto, l’architetto della rivoluzione che ha portato la Franciacorta nell’olimpo della spumantistica mondiale.
La storia di Emanuela è quella di una donna che ha saputo sfidare le convenzioni del suo tempo. Rimasta orfana a soli 18 anni, nel 1954, scelse di non abbandonare le radici familiari, stabilendosi definitivamente nella residenza estiva di Camignone. Qui, seguendo l’esempio della nonna paterna, prese in mano le redini dell’azienda agricola, portando sotto la propria gestione diretta i terreni fino ad allora gestiti a mezzadria. In quegli anni di ricostruzione, Emanuela dimostrò una sensibilità che andava oltre i confini aziendali, fondando l’Asilo Infantile del paese in memoria del padre e dello zio. Sotto la sua guida, l’azienda si trasformò in un modello di innovazione agricola: dai cereali all’allevamento, premiato per la modernità delle stalle all’aperto, fino alla sua grande passione, l’attività venatoria.
L’azienda agricola aveva allora colture di cereali, frutteti, vigneti, silvicoltura e allevamento di bestiame da carne e da latte che, con l’avvento di Emanuela Barboglio, ha avuto vari riconoscimenti e premi per l’innovazione e la realizzazione di moderne stalle all’aperto. Fra le varie attività si dedica anche all’allevamento di selvaggina, conseguente alla sua grande passione per l’attività venatoria iniziata con il padre fin dalla più tenera età e coltivata per tutta la vita.
Nel 1968, volendo piantare un nuovo vigneto secondo il disciplinare della neonata Doc Franciacorta, è proprio Guido Berlucchi, amico e compagno di caccia, a suggerirle di preferire il bianco, l’allora Pinot di Franciacorta, al rosso. È così che comincia l’avventura vitivinicola che vede la progressiva conversione da colture varie a vigneti di Pinot di Franciacorta. Negli anni ’70 le antiche cascine vengono trasformate in cantina ed Emanuela decide di chiamare l’azienda (allora Barzanò Barboglio) con il nome del terreno appena fuori dalla cantina: il Mosnel.
Omina Romana Cabernet Franc Ars Magna 2015
Pioniera nella spumantistica fin dalla prima metà degli anni ’70 con la rifermentazione in autoclave e dal 1979 anche con la rifermentazione in bottiglia, è stata socia fondatrice del Consorzio Franciacorta.
«Descrivere la personalità di nostra madre non è facile; era una donna dal carattere molto forte; generosa e appassionata è sempre stata una donna fuori dagli schemi: cacciatrice e campionessa di tiro, sport in cui le donne non esistevano, agricoltrice e viticoltrice fra le poche in Italia (parliamo degli anni ’50), provetta sciatrice, protagonista di estenuanti trattative al mercato del bestiame a Rovato il lunedì mattina all’alba; quando gli affari si facevano con una stretta di mano e guai a chi sgarrava. Trattative che spesso finivano con un bicchiere di rosso e una partita a morra; ancora qualcuno della vecchia guardia se la ricorda la signorina Barboglio…».
Tutti questi aspetti sono tessere del mosaico di una personalità eccezionale che ha sempre con coerenza amato, protetto e lavorato per la sua amata Franciacorta; pensando all’agricoltura come a una forma di tutela e valorizzazione del nostro paesaggio (ci diceva sempre “un vigneto in più è un capannone in meno”), così come la caccia per lei era soprattutto amore per la natura, tanto che molti animali le risultavano difficili da considerare come prede e preferiva osservarli e lasciarli liberi di andare. «Ci ha insegnato con l’esempio questo amore e questa sensibilità e ci ha fatto capire che il “privilegio” di avere dai nostri avi delle belle case antiche e dei terreni da coltivare erano soprattutto un impegno e una responsabilità nel mantenerli sempre efficienti e produttivi e trasmetterli a nostra volta alle generazioni future».
Peccato non aver conosciuto Emanuela. Ma un po’ di lei lo ritrovate in EBB il Franciacorta che i figli le hanno voluto dedicare e quello che personalmente ritengo il fiore all’occhiello de Il Mosnel assieme al Parosé, forse il rosé Pas dosé metodo classico più buono d’Italia.
Oltrenero e l’arte di osare

La quinta sinfonia: Lucia e Giulio
Oggi, il testimone della bellezza è passato nelle mani di Lucia e Giulio Barzanò. Quinta generazione, stessa anima. Lucia, con il suo sguardo rivolto ai mercati internazionali, e Giulio, custode tecnico dei vigneti e dei segreti di cantina, portano avanti una missione che somiglia a una promessa: onorare la terra senza mai smettere di innovare. Hanno scelto la via della sostenibilità totale, convertendo gli oltre 40 ettari della proprietà al biologico. Non per moda, ma per dovere verso quel paesaggio che li ha cresciuti. Perché produrre Mosnel significa, prima di tutto, proteggere il respiro della Franciacorta.

I 190 ANNI RACCONTATI IN DUE VINI
EBB, nato con l’annata 2003, è un Franciacorta 100% Chardonnay tutto vinificato in barrique, 36 mesi sui lieviti, 1,5 g/l di zucchero, complesso ma bevibilissimo, poliedrico ma dritto, determinato. «Un vino che assomiglia molto a chi è dedicato per eleganza, complessità e levità»., raccontano i fratelli Barzanò. Bergamotto, lime e zenzero sono le note dominanti, almeno per il mio palato. Parosé (acronimo di Pas Dosé e Rosé), nato nel 2001, 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay, stupisce sin dal colore buccia di cipolla tenue, e una struttura vinosa che non ruba il posto alla finezza del metodo classico.
16 Supertuscan 2015
Oggi, in occasione dei festeggiamenti per i 190 anni, abbiamo avuto l’occasione di partecipare a una verticale molto interessante.
EBB
2019
Verticale, concentrato, pieno, salino. Al naso si avvertono note di agrumi, scorza di limone e cedro candito in particolare, e qualche tono boisé. Il sorso è lungo, cremoso, fresco, con un finale leggermente ammandorlato.
2016
Qualche anno in più si traduce in una verticalità comune, con un naso più ampio ed evoluto, con note di pesca e sambuco. Al sorso è salino, con un corpo più complesso e avvolgente, ma sempre i ottima sapidità.
2010 (degorgiato da 130 mesi, a giugno 2015)
Qualche nota di caffè, ma in generale grande freschezza che sicuramente non si riconduce a un vino di 26 anni.
In Perù per imperdibili avventure off-road
2008 (degorgiato ad aprile 2013)
Naso e bocca di torrefazione, in una complessità estremamente intrigante. Al sorso è pieno, cremosissimo, con un perlage molto fine di grande piacevolezza. Chiaramente molto gastronomico.
PAROSÉ
2019
Profumi di pompelmo rosa e melograno, al sorso il Pinot Nero conferisce ampiezza, con distintivi aromi di arancia sanguinella.
2016
Al naso si evidenziano note di chinotto e zenzero, al sorso è avvolgente, equilibrata, di grande piacevolezza.
2010
In bocca molto cremoso. Il Pinot Nero sta prendendo il sopravvento, lo Chardonnay c’è, a completamento. La vivacità è ancora intatta e si traduce in un sorso pieno e vivo.
2008
Al naso e in bocca ginger. Freschissimo, finale ammandorlato che continua a chiamare il sorso. Affascinante.
Animelle di vitello croccanti, scampi tostati, crema di piselli e dressing al limone














