I Colli Orientali del Friuli regalano spesso grandi vini. La cifra stilistica che preferiamo per i bianchi è indiscutibilmente la mineralità, ma nel Cur Blanc di Augusta Bargilli c’è molto di più.

Assemblaggio di Friulano e Ribolla gialla, al naso troverete sentori di miele e fiori di campo, uniti a note citriche e minerali. Il sorso è armonico, di grande persistenza, con aromi di mela Golden matura, frutta secca e intriganti toni di salvia e timo. Costa circa 36 euro.

Di questa giovane produtrice ci piace, oltre al vino, anche la storia. «Ho iniziato a fare vino per tornare alla terra dove sono nata, ritrovare la mia identità, la mia storia familiare, sognando di riconquistare la fattoria andata perduta. Il mio bisnonno era un nobile proprietario toscano e a metà dell’800 aveva acquistato una proprietà nella campagna della Maremma, bonificata dal Granduca di Toscana Cosimo II, dedicandosi all’attività agricola, coltivando la vite e producendo vino, olio e allevando bestiame. Iniziando questo mio viaggio, citando Proust ‘…à la recherche du temps perdu’ ho scoperto una grande passione per la vite e per il miracoloso percorso che questa compie per diventare vino».

Augusta arriva al vino da studi umanistici e da esperienze legate al teatro, al cinema, all’Arte figurative, e ha trasferito nel fare vino la sua appassionata ricerca della Bellezza. «Nel 2018 ho conosciuto Pierpaolo Sirch, colui che ha elevato, insieme con Marco Simonit, la tecnica di potatura della vite e creato un metodo scientifico di potatura riconosciuto in tutto il mondo». Galeotti sono stati tralci e forbici: «Pierpaolo è diventato un compagno di vita e di lavoro. Mi sono trasferita nella sua terra, l’antico Forum Iulii, oggi ‘Friuli’ , nei Colli Orientali, al confine con la Slovenia. Abbiamo scelto questo territorio di inestimabile bellezza e ricchezza culturale enoica , con l’intento di valorizzare i suoi vitigni autoctoni come il Friulano, la Malvasia, la Ribolla gialla, il Picolit, il Refosco dal peduncolo rosso, che nella zona dei Colli Orientali trovano forse una delle loro espressioni più alte e apprezzabili, e su due vitigni internazionali quali lo Chardonnay e il Merlot che in questa terra sono divenuti interpreti protagonisti». 

Lotta integrata, potatura invernale, scelta dei germogli, diradamento dei grappoli d’uva, selezione accurata dei grappoli in vendemmia, rigorosamente raccolti in cassetta, sono pratiche consuete. «In cantina, il nostro proposito è di intervenire ‘in sottrazione’, come l’artista su un blocco di marmo, lo stretto necessario per accompagnare la sua metamorfosi. Vinifico le uve rosse in piccoli contenitori, follando manualmente e utilizzando quando è possibile il torchio tradizionale per separare il mosto dalle vinacce. Il nostro progetto è incentrato a esprimere l’identità e l’unicità di noi stessi e di un territorio, il Friuli, che Pierpaolo conosce bene e che io e mia figlia Aloisa abbiamo imparato ad amare, e interpretare con la sensibilità e la ricerca di bellezza che ci appartengono, la VITE, il segno più tangibile della nostra memoria storica e della nostra eredità culturale. Per me – conlude Augusta – fare vino non è solo un’attività agricola, imprenditoriale, ma è un’esperienza interiore, una riconciliazione con la Natura, la rivelazione di ciò che siamo e la vigna è il mio locus amoenus. Utilizzando un’espressione flaubertiana potrei affermare: “Le vin… c’est moi, c’est nous”».