Tenuta Liliana e i suoi vini
Puglia, Gallipoli, il “cala sole “e il rumore dello Ionio che, quasi silenzioso, lambisce la riva in una tiepida giornata di ottobre alle spalle del punto più alto della regione a circa 200 mt slm. Ecco sull’altura intravedersi la sede di Tenuta Liliana e il giglio stilizzato che ne è l’emblema. Lì, dalle ceneri di una cava di carparo, ha preso vita la cantina di Antonio e Liliana Intiglietta, imprenditori del “nord”, richiamati dal canto della terra che ha dato loro i natali.
Gli Intiglietta, in cerca di una tenuta estiva che potesse ospitare una bella e numerosa famiglia, trovano il loro sogno a Parabita e acquistano, a detta di Antonio, un rudere. Ispirati a est dai monti dell’Albania e a ovest dalla Calabria con il Pollino. I coniugi hanno un’intuizione e acquisiscono sin da subito 4 ettari di pietraia, divisi in due lotti. La potenzialità vitivinicola del territorio è evidente e gli ettari salgono a 25 , di cui oggi 14 sono vitati. Cinque sono le zone di produzione in un’area di circa 10 kilometri quadrati, diverse per terroir.
I terreni, se pur molto vicini tra di loro, hanno caratteri propri ma con un elemento comune: la matrice calcarea. Roccia e argilla e materiale ferroso a Specchia, per arrivare a terreni più limacciosi vicini al mare.
Il portabottiglie Virgo by Alubox Space



Antonio è un sognatore e vorrebbe che presto alla sua vigna si aggiungessero anche quelle terre vicine, ora desertiche e in stato di abbandono.
Nei primi anni la famiglia, con l’aiuto dell’enologo e tecnico Andrea Fattizzo, si occupa della bonifica degli spazi per dare agio alla vigna e comincia con i primi esperimenti. Successivamente vengono impiantate le prime barbatelle (2018), scelte con Pier Marie Guillaume, grande esperto di portainnesti e cloni. E qui la storia prende la svolta perché l’audacia della squadra porta a una scelta coraggiosa e controcorrente: impiantare il Sauvignon Blanc (2 ettari) e il Cabernet Sauvignon (12 ettari) alla ricerca dell’espressione di vitigni internazionali nella stupenda e calda penisola che guarda i due mari.
Quella di prendere le distanze dalla tradizione tipica pugliese è una decisione che ha suscitato non pochi commenti in una comunità che vive con passione la salvaguardia del proprio passato, ma l’entusiasmo è lo stesso motore che ha animato l’innovazione degli Intiglietta. Affidandosi al loro architetto di fiducia iniziano la costruzione, all’interno di una cava abbandonata, della loro moderna e fascinosa cantina.
All’esterno la roccia testimonia, però, con forza il passato: fossili marini, incastonati nella pietra, raccontano di un lontano tempo in cui la cava era sommersa dalle acque. Un’eredità che si ritroverà poi nei vini.
Peperoni ripieni di riso nero integrale alla messicana
Il progetto di sviluppo è affidato ad Andrea che, pur essendo italianissimo e “local”, sembra svizzero nell’approccio alle metodiche e alle procedure in cantina. Raramente ho visto cantine con vasche d’acciaio splendenti come specchi. Le attrezzature sono premium e nulla viene lasciato al caso.



In mezzo agli acciai si intravedono vasche in cemento (vetrificato e non), destinate a parte dell’affinamento insieme a piramidi di barriques. Anche in questo caso Antonio, Liliana e Andrea puntano al meglio: i nomi Allier, Tronçais e Fontainebleau spiccano su tutti. Più nascoste ci sono barriques americane che Andrea e “il suo secondo” Diletta, usano con parsimonia nella vinificazione del rosso emblema della cantina, il Tenuta Liliana.
L’attenzione alla cantina non toglie spazio, però, al mantra dell’azienda: “il vino si fa in vigna” . E le vigne sono altrettanto belle, filari ordinati che sorgono dalla terra rossa, dove il cordone speronato viene lasciato leggermente più alto a protezione del vigneto. I sestri sono orientati a sud seguendo la direzione dei venti predominanti, che mitigano le estati calde tanto amate dai turisti ma che si fanno spesso prepotenti su queste alture non protette da barrire naturali.
L’irrigazione è presente, ma solo in emergenza. Non si vuole in alcun modo che la vigna si impigrisca smettendo di scavare le sue vie di approvvigionamento nel terreno. La terra è talmente fertile che l’inesperienza iniziale portò i primi impianti di giugno a rivelarsi quasi troppo rigogliosi alla fine dell’estate. Da lì la vigna iniziò ad essere domata e gestita.
Branca Milano
Parte delle le piante sono allevate ad alberello, che al sud ha sempre il suo fascino.
A un occhio attento non sfuggono, in mezzo ai filari dei due vitigni principali, tracce di Cabernet Franc e Petit Verdot che contribuiscono nel risultato finale a dare sentori verdi, il primo, e struttura il secondo.
La tendenza dell’ultimo decennio a un clima invernale tiepido rischia di non permettere alla pianta di addormentarsi nella stagione fredda ed è aneddoto di come in Puglia si aspetti pazientemente il sonno della vigna per le potature invernali.
L’agricoltura è rigorosamente certificata biologica e il marchio è presente in etichetta.
Tecnica e attenzione di tutto lo staff fanno sì che, quando le uve arrivano in cantina ad agosto (per il bianco) e settembre/ottobre (per il rosso) siano perfette ma è solo zelo di Andrea, che nella perfezione scegli i grappoli migliori. La raccolta viene fatta rigorosamente a mano.
Sommelier do it better
Sia i bianchi sia i rossi svolgono la loro fermentazione alcolica in vasche di acciaio, con contenitori aperti per questi ultimi così da garantire una migliore gestione del cappello e della follatura.
Il bianco aromatico per ovvie ragioni non subisce la trasformazione malo lattica ma passa del tempo sulle fecce fini che danno struttura e complessità. Il battonage è prassi, il legno assente.
Il rosso, invece, dopo l’acciaio, trova spazio sia nelle barriques, sia nei contenitori di cemento prima degli assemblaggi. Il futuro lascia spazio all’idea di utilizzare anfore georgiane.
L’azienda, per quanto giovane ha già consolidato prodotti iconici e guarda già a innovative sperimentazioni in vinificazione.
A oggi la cantina apre le sue porte agli operatori del settore, ma anche ai privati su prenotazione. Wine lovers: L’augurio è che possiate vivere questi spazi, riempiendovi gli occhi di bellezza e i calici di buon vino!
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SAUVIGNON BLANC “VENERI”: il calore del sud

Il 2024 è la prima annata di questo bianco aromatico che, se pur immaturo per età, è già un bicchiere estremerete divertente. Trovo particolarmente interessante vedere il risultato di un vitigno capace di dare il suo meglio anche in climi freddi, in terreni che affacciano il Mediterraneo.
Ho avuto la fortuna di assaggiarlo ad una temperatura più alta di quella consigliata per il servizio e ho ritrovato al naso dei sentori prorompenti di frutta esotica, matura. Il naso è perfetto pulito… “caldo”.
In bocca una grande coerenza e una discreta lunghezza. Certo manca la parte parietale verde tipica dei climi più freddi, ma a mio giudizio è un vino da scoprire. Addirittura, azzarderei che dopo averlo assaggiato freddo si potrebbe perdere quella parte intrigante e di espressione.
Il terreno che caratterizza il vigneto è di matrice calcarea e la pietra conferisce mineralità alla beva.
Ca’ Lojera Riserva del Lupo 2020 Lugana DOC
CABERNET SAUVIGNON “TENUTA LILIANA”: una nuova icona nel panorama vitivinicolo italiano

Ho assaggiato la prima annata ’21, la 22’ e l’annata in vendita ’23. Lo stile è mantenuto, ma trovo bellissimo vedere l’evoluzione nelle tre edizioni perché è la stessa vigna a evolvere insieme all’esperienza dei tecnici in relazione a questo singolo terroir e la scelta dei cloni.
La vigna oggi compie 7 anni, ma già da quando aveva 3 anni è stata in grado di dar vita ad uva capace di offrirci un vino già pronto, maturo e complesso.
Annata ’23: Il meteo a Parabita ha regalato emozioni (e non solo) con precipitazioni a luglio e agosto che hanno favorito umidità e infezioni che hanno influito notevolmente sulle rese.
A settembre le escursioni termiche hanno portato ad una vendemmia che si è protratta sino ad ottobre.
Villa delle Rose: gran finale di stagione
Al naso questo bicchiere di CS esprime pienezza, potenza, risulta quasi inebriante. I frutti rossi e neri la fanno da padrone con una nota balsamica immediata e più importante rispetto alle altre annate.
La bocca si rifà al naso e si può percepire l’esuberanza che rompe un po’ gli equilibri. Ma sono sicuro che con un tempo piuttosto breve questa bottiglia potrà esprimere il meglio di sé stessa.
Annata ’22: Le temperature sono state più alte rispetto alle altre due annate.
Questa, a mio giudizio, è la bottiglia più emblematica della batteria: All’inizio un naso molto timido e se pur grande coerenza con il naso, la bocca appare molto armonica, ma dimessa.
Quando però questo vino respira un po’, si risveglia potente, intrigante, complesso e sempre molto equilibrato sia al naso che in bocca. Davvero notevole.
Eugenio Collavini Broy Bianco Collio
Annata ’21: il 2021 è stato un anno piuttosto regolare nel suo meteo e nelle sue temperature. Si è deciso di vendemmiare verso il 20 Settembre.
Il naso è potente, persistente, possiamo apprezzare pulizia, frutti rossi maturi, ma anche mora e ribes nero con un finale balsamico.
In bocca una assoluta coerenza, equilibrio e un finale lungo.
Tenuta Liliana, se pur giovane, con i suoi recenti impianti ci regala già oggi dei vini pronti e maturi.
Sono convinto che il Cabernet Sauvignon possa diventare riferimento come espressione del territorio pugliese e del sud. Ritengo che valga la pena oggi mettere in cantina qualche cartone e sono certo che le annate a venire, quando la vigna sarà cresciuta e avrà ulteriormente migliorato il suo rapporto con il terroir, non potranno che darci soddisfazioni sempre maggiori.
Ad oggi la cantina produce circa 23 mila bottiglie, ma ha una potenzialità decisamente maggiore.
Il Sauvignon potete trovarlo a scaffale in enoteca a 18/20€
Ca’ Margherita, Lignano Sabbiadoro
Il Cab Sau dovrebbe avere un posizionamento di circa 60€.
È previsto per il 2026 un rosé e la prova di botte ci lascia immaginare grandissime sorprese.
Ad maiora.












