Se Jacquesson è arrivato in Italia è merito di due persone di rilievo del mondo del vino. Il primo è Pietro Pellegrini, a capo di una delle aziende di distribuzione più importanti d’Italia, il secondo è l’amico Gennaro Iorio, chef caviste della cantina centrale di uno degli hotel più sognati del mondo, l’Hotel de Paris del Principato di Monaco, che ha nei suoi sotterranei la cantina alberghiera più grande del mondo: 350mila bottiglie per 5.400 referenze, stoccate in una cantina di 1.500 mq costruita nel 1874 scavando nella roccia a 10 metri sotto terra, (a lui, non a caso, abbiamo dedicato una copertina del nostro giornale, la trovate qui).

È il 2000 e Pellegrini è a caccia di una nuova referenza di Champagne da inserire nel proprio catalogo, così chiede a Iorio di dargli una mano: Gennaro si presenta all’appuntamento con dieci Champagne diversi, li stappano insieme, e Pietro non ha dubbi, sceglie subito Jacquesson. Un colpo di fulmine a cui seguono anni di investimenti in promozione di un brand fino a quel momento sconosciuto in Italia, mentre oggi la nostra nazione rappresenta il primo mercato per Jacquesson, con il 12% della produzione assegnato all’Italia, circa 30mila bottiglie ogni anno. Anche se, come sottolinea sempre Pietro Pellegrini, «il distributore deve essere partner, non cliente», oltre che talent scout, aggiungiamo noi.

Jacquesson ha giocato un ruolo da protagonista nella storia della e dello Champagne. Nata nel 1798 a Dizy, non passa molto che la Maison si faccia notare, al punto che tra i suoi estimatori c’è anche Napoleone, che nel 1810 decide di insignirla della medaglia d’oro per “la Beauté et la Richesse de ses Caves”. Fondata da Claude e Memmie Jacquesson, il figlio Adolphe nel 1835 mise appunto la vigna a filari insieme al dottor Jules Guyot, nel 1844 inventò il muselet, ovvero la gabbietta di metallo che blocca il tappo, e successivamente, collaborando con il farmacista Jean-Baptiste François, ottenne la formula per calcolare la quantità di zucchero necessaria alla seconda fermentazione.

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«Nel Duemila – racconta Pellegrini – Jacquesson aveva sette etichette, il vino d’ingresso di chiamava Brut Perfection. Poi, nel 2002, la rivoluzione: la Maison decide di fare un unico prodotto all’anno, il migliore possibile e fortemente identitario dell’annata di riferimento. Debutta così la Cuvée 728, che curiosamente deve il suo celebre nome al corrispondente numero di registro di cantina. Vent’anni dopo arriva sul mercato la Cuvée 748, la ventunesima edizione di uno Champagne che ha rivoluzionato il sistema».

Pellegrini ricorda ancora, più di vent’anni fa, il primo incontro con Jean-Hervé Chiquet, allora proprietario della Maison Jacquesson: «Fu un momento rivelatore: prima ancora di farmi degustare la gamma di Champagne, volle accompagnarmi in un viaggio attraverso i vigneti, i pressoir e la cantina, mostrandomi ogni dettaglio del suo lavoro. Ciò che mi colpì maggiormente furono le sue parole: fu il primo a parlarmi di Grande Vino di Champagne, andando oltre la semplice definizione di Champagne. Un concetto che ancora oggi, con ogni nuova cuvée, continua a prendere vita e a raccontare la visione di Jacquesson».

Cuvée 748

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La Cuvée 748 Extra Brut nasce dall’assemblaggio dei vini provenienti dall’annata 2020, una raccolta che ha coinvolto i Comuni di Aÿ, Dizy, Hautvillers e Champillon (55%), oltre a Avize e Oiry (45%). Ogni parcella, con la sua unicità, contribuisce a creare un prodotto che si distingue ogni volta per caratteristiche che non si ripetono mai. Il 2020 è stato un anno caratterizzato da un inverno mite e molto piovoso, seguito da una primavera estremamente soleggiata e asciutta. Dopo i temporali di giugno, la siccità ha perdurato fino alla fine di settembre. La vendemmia, iniziata il 26 agosto e terminata il 10 settembre, ha beneficiato di un’ottima maturità e di un perfetto equilibrio, con una qualità eccezionale dei grappoli. La viticoltura, sempre rispettosa del suolo e delle piante, ha esaltato la diversità delle parcelle, mentre la vinificazione e l’affinamento sono avvenuti in botti di legno, senza filtrazione né chiarifica.

La Cuvée 748 è stata prodotta in 170.320 bottiglie, 8.850 magnum e 400 jéroboam, con un dosaggio di 2 gr/L che conferisce un perfetto equilibrio. Intenso, sottile e complesso al naso, con note di erbe, agrumi, mughetto, iris, glicine, e cereali. In bocca è complesso, rotondo, fresco, con una grande impronta agrumata, ricco e minerale. Con il tempo si esprimerà in tutta la sua ricchezza e compiutezza.

Ma il 2025 per Jacquesson non si ferma alla Cuvée 748.

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Cuvée 743 Dégorgement Tardif

Il programma della Maison prevede anche il ritorno di un’altra cuvée iconica: la Cuvée 743 Dégorgement Tardif, maturata per ben 89 mesi sui lieviti con tappo sughero, prodotta con le uve della vendemmia 2015, raccolte nei comuni di Aÿ, Dizy, Hautvillers, Champillon (60 %), Avize e Oiry (40 %). L’annata ha visto un inverno e gran parte della primavera miti e piovosi, è seguito un periodo di siccità e grande caldo che durano fino alla metà di agosto. L’estate è terminata con l’alternarsi tra fresco, umido e caldo siccitoso. La vendemmia si è svolta dal 10 al 30 di settembre, con una raccolta omogenea, uve perfettamente mature e sane, quantità ragionevoli, con acidità sufficiente. Insomma, una splendida vendemmia. Ma torniamo al vino: il carattere del Pinot Noir emerge nell’assemblaggio composto dal 21% di vini di riserva che vanno dalla Cuvée 742 alla 735.

Un vero e proprio omaggio al tempo, che regala una profondità aromatica senza pari, una straordinaria cremosità e una freschezza agrumata che, assieme al perlage finissimo, regala al palato sensazione di estremo appagamento. In questo caso, la produzione è limitata a 19.900 bottiglie e 1.009 magnum, con sboccatura avvenuta nel marzo 2024.

E poi…

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Per il 2025 Jacquesson presenta anche tre cuvée di singola parcella, ognuna con una storia e un carattere unico. Il Dizy Terres Rouges Récolte 2014, che nasce da uve di Pinot Nero, è stato sboccato nel marzo 2023 e si distingue per la sua struttura e complessità, con una produzione di 2.504 bottiglie e 154 magnum. L’Avize Champ Caïn Récolte 2014, prodotto con uve Chardonnay provenienti da una parcella esposta a sud, è uno Champagne di grande eleganza, con 11.328 bottiglie e 406 magnum disponibili. Infine, il Dizy Corne Bautray Récolte 2013, un’espressione rara di Chardonnay da viti impiantate nel 1960, è disponibile in 5.680 bottiglie e 300 magnum.